Al Castello Svevo di Bari sono in corso attualmente tre mostre davvero sorprendenti. Accanto a “Vasi Mitici. Gli eroi del Museo Nazionale Jatta” con pezzi straordinari prestati dal museo di Ruvo di Puglia, chiuso per restauro, e all’esposizione “Hanjii: La Carta della Vita” (visitabile fino al 25 luglio), è allestita la mostra fotografica “Aurelio Amendola. Un’antologia. Michelangelo, Burri, Warhol e gli altri”.
Ideata da Pistoia Musei, è curata da Paola Goretti e Marco Meneguzzo. Ha aperto i battenti lo scorso 8 aprile e volge ormai alla conclusione: l’ultimo giorno utile per visitarla sarà sabato 25 giugno.

Sessant’anni di carriera
Io l’ho vista qualche giorno fa e sono rimasto affascinato dagli oltre duecento scatti realizzati dal fotografo toscano (nato a Pistoia nel 1938) in sessant’anni di carriera, a partire dal 1960. Il percorso espositivo prende avvio al piano nobile del Castello per poi proseguire al pianterreno. Si articola in diverse sezioni, ciascuna delle quali è introdotta da un pannello di sala ben fatto (in italiano e in inglese), con testi molto interessanti.
Delle fotografie colpiscono in particolare alcuni elementi che costituiscono la cifra stilistica di Amendola: l’attenzione ai dettagli, la passione per i contrasti forti, la scelta di punti di vista inediti (anche grazie a speciali permessi che gli hanno consentito di arrivare dove gli altri non possono nemmeno sognarsi di arrivare: a questo proposito sono significativi gli scatti sul Duomo di Milano).

La piccola sala con i “Ritratti italiani” è una sorta di glorioso “Who’s Who” del mondo dell’arte e della cultura e il visitatore può divertirsi a riconoscere le personalità che vi sono immortalate: da Giorgio de Chirico ad Arnaldo Pomodoro, da Mario Schifani ad Alberto Burri. Ma ci sono anche Igor Mitoraj e Antoni Tàpies, Joe Tilson e César e tanti altri.
Una delle mie foto preferite ritrae Jannis Kounellis a Sarajevo nel 2004, davanti a una sua opera, una porta riempita di libri. Il rapporto di reciproca stima tra i due è ben espresso da un aneddoto raccontato in uno dei pannelli di sala. Amendola vide un’opera di Kounellis e la fotografò. Quando a sua volta Kounellis vide la foto di Amendola, decise di firmarla accanto alla firma del fotografo.
Virtuosismo tecnico
Dei “Ritratti americani” il più riconoscibile è senza dubbio quello di Andy Warhol, ritratto al telefono nella metà di sinistra della fotografia, mentre quella di destra è occupata dal riflesso del fotografo.
Le immagini sulla cattedrale di San Sabino a Bari mi hanno consentito di vedere in modo nuovo la chiesa, mi hanno letteralmente aperto gli occhi.
La seconda parte del percorso si apre con “Architettura: le rovine”. Ecco la Scalinata di Palazzo Lanfranchi a Matera. Il gioco di luci e ombre sulle scalinate è un grande classico della fotografia, basti pensare agli scatti di Aleksandr Rodčenko.
Il virtuosismo tecnico (e poetico) di Amendola compete ed esalta quello dei geni assoluti della scultura italiana: Michelangelo (messo in dialogo con Marino Marini), Bernini (con Adolfo Wildt) e Canova.
Ecco cosa si legge nel pannello dedicato alla “Pietà” di Michelangelo:
Sulla Pietà di San Pietro (1498-99, Roma, Basilica di San Pietro) il silenzio si fa notte e ogni parola di commento evapora. Le ombre del costato di Cristo sono scorci incendiari come i solchi del grande cretto di Gibellina: inconsolabili. Ma anche la resa dopo la battaglia è inedita. Sfuma in Pax Philosophica e tutto ammanta, mentre il gesto samaritano della madre è onda di spuma, mano purissima, diamante. Lui è spirato, ma Lei è amoroso giglio sorreggente.
Non perdete l’occasione di visitare questa splendida mostra al Castello Svevo di Bari.
Saul Stucchi
Aurelio Amendola. Un’antologia
Michelangelo, Burri, Warhol e gli altri
Informazioni sulla mostra
Dove
Castello Svevopiazza Federico II di Svevia 4, Bari
Quando
Dall’8 aprile al 25 giugno 2022Orari e prezzi
Orari: tutti i giorni tranne il martedì 9.00 – 19.00ultimo ingresso 18.00
Martedì chiuso
Biglietti: intero 6 €; ridotto 2 €