Chi scrive queste righe ha da tempo consapevolezza che aveva ragione Esiodo: le epoche si susseguono per degenerazione e quella in cui viviamo non è lontanamente comparabile con quelle precedenti. Anche l’epoca d’oro della critica e della storia dell’arte è tramontata da un pezzo. Per lasciare il posto a cosa? A pressapochismo, a sensazionalismo e a una lotta tra bande che ricorda le tetre scene post-urbane del film I guerrieri della notte: critici d’arte, giochiamo a fare la critica?! Pur non impugnando la mazza da baseball, Tomaso Montanari nel suo libello La madre dei Caravaggio è sempre incinta (Skira) picchia duro, senza però rinunciare all’ironia e più spesso al sarcasmo (segno quest’ultimo del suo coinvolgimento emotivo nell’argomento). Non le manda certo a dire, anzi pagina dopo pagina fa nomi e cognomi: da Maurizio Bernardelli Curuz e Adriana Conconi Fedrigolli “scopritori dei 100 disegni inediti di Caravaggio” che danno lo spunto al pamphlet, a Lorenzo Ornaghi, unico ministro non tecnico in una compagine di tecnici e basta questo particolare tutt’altro che secondario a dire del poco conto in cui è tenuta tutta la cultura in Italia.
Come non condividere il de profundis di Montanari? “Quando si parla di storia dell’arte tutto è possibile: in Italia il giornalismo storico-artistico è pressoché defunto, ed è ormai talmente abituato a concepire se stesso come il megafono celebrativo dei Grandi Eventi da non essere più in grado di distinguere una notizia da una bufala”. Rievocando casi clamorosi come quello dell’ormai cosiddetto “Crocefisso Bondi”, mette in luce il perverso sistema (o piuttosto il cortocircuito) che danneggia la cultura italiana, abbassandola a fiera delle vanità e delle vacuità. All’origine del problema c’è la mancanza di una minima alfabetizzazione e i media ne sono i primi responsabili: “il primo snodo è il ruolo dei giornali: tutte queste opere sono state, per così dire, consacrate non in seno a un dibattito scientifico, ma direttamente sui media. Uno dei tratti della nostra epoca è che gli organi di stampa tendono a trasformarsi da testimoni in attori: ma se questo è vero in tutti gli ambiti, è verissimo in quello culturale, dove una simile metamorfosi non trova quasi resistenza”. La comunicazione ha soppiantato la qualità (dell’artista) e la competenza (dello storico dell’arte). Montanari ne ha per tutti, da L’Espresso, al domenicale de Il Sole 24 Ore (il “supplemento culturale più ambizioso d’Italia”), passando per Il Giornale dell’Arte.
“La storia dell’arte non sembra più, alle persone serie, una cosa seria” e la critica all’accademia (doverosa, quando fondata) serve troppo spesso per proporre qualcosa di molto peggio e di più pericoloso per il nostro patrimonio, mentre le leggi a sua tutela sono considerate lacci (nell’inevitabile binomio con “lacciuoli”) da cui affrancarsi con la spada di Alessandro a Gordio. Ma come se ne esce? Con serietà e credibilità. E tenendo sempre in mente l’articolo 9 della Costituzione: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”.
Saul Stucchi
Tomaso Montanari
La madre dei Caravaggio è sempre incinta
Skira
2012, pagine 74
9 €