I lettori di ALIBI Online tendono a viaggiare, parecchio. O per via di immaginazione – quella dei libri e dei quadri altrui per esempio – o di low cost. A partire – suo verbo preferito, suppongo – dall’ipercinetico direttore, ubiquo ai casi direbbe Gadda – oggi a Madrid, domani a Bruges, fra tre giorni a Marsiglia o forse il contrario, temo non lo sappia nemmeno lui (che alla rivista ha dato questo stigma di curiosità – colta ma non pedante, attrezzata ma non accigliata – per luoghi fisici e mentali ‘stimolanti’ si sarebbe detto un tempo, comunque gradevoli e accattivanti).
Viene facile supporre dunque che per il nostro lettore può risultare interessante lo stringato ma molto denso volumetto La piazza europea dell’urbanista Marco Romano, che ripercorre – più che la storia – la proliferazione di significati che i modelli urbanistico-architettonici della piazza hanno portato con sé. Da Milano a Bologna (“forse la sola città che sia riuscita a concentrare nella piazza principale tutte le magistrature cittadine”), da Firenze allo square londinese, questo luogo per eccellenza della cultura europea si è incaricato di creare uno spazio del tutto peculiare all’interno di città piccole e grandi.
L’articolazione dello studio come non è meramente storica, nemmeno aspira a una panoramica geografica: entrambe le coordinate concorrono piuttosto a definire tipologie precise (benché non estranee una all’altra) della piazza stessa. La piazza del mercato, quella monumentale, del convento, della chiesa, le piazze di quartiere… ecc. Si comincia con l’agorà che secondo Pausania connotava non la Grecia ma solo vere città come Mileto e Atene, si passa per il foro di Roma (“presidiato non solo dalle magistrature locali, dalla curia, dai templi maggiori e, come in Grecia, con le botteghe degli orafi e dei mestieri più pregiati”); e si passa attraverso le contraddizioni dell’ottica cristiana. Gli ammonimenti di Clemente di Alessandria e di Giovanni Crisostomo a non frequentare “luoghi di spettacolo e le agorà con la loro abbondanza di merci” dopo mezzo millennio di clima penitenziale lasciano difatti il passo ai dovuti compromessi del potere: papa Alessandro III nella lotta fra comuni e Barbarossa s’inserisce finanziando il palazzo municipale di Anagni, “forse il primo in Italia”; “e qui”, aggiunge Romano, “nasce la piazza” – in una declinazione più prossima a quella che conosciamo. Gli esempi che seguono sono molti.
Romano, contro il positivismo riduzionista, insiste sul valore simbolico prima che pragmatico di questi luoghi. Valore simbolico che è stato riconosciuto nel tempo dai cittadini e non solo dai suoi progettisti (anche se spesso non attraverso “una concorde volontà” ma al contrario, quali esiti di “decisioni sofferte e contrastate”). E che permette all’autore di oltrepassare un intento puramente descrittivo: recuperare il significato della piazza, delle sue diverse concezioni, diventa la premessa per un suo nuovo uso consapevole.
Ovviamente una lunga teoria di immagini aiuta a esplicare il senso del discorso, ma essendo molto piccole e in bianco e nero meglio avvalersi del sito www.esteticadellacitta.it dello stesso Romano.
Michele Lupo
Ndr: La tavola della Città ideale, opera di un anonimo pittore dell’Italia centrale, sarà esposta alla mostra Leonardo da Vinci a Milano fino a metà maggio, poi rientrerà alla Galleria Nazionale delle Marche di Urbino.
Marco Romano
La piazza europea
Marsilio, collana I nodi
2015, 190 pagine, 19 €