In occasione della passata edizione di Ultimaluna d’Estate, Villa Gola a Olgiate Molgora aveva ospitato la Cleopatràs di Testori: Arianna Scommegna era stata perfetta nella parte della regina d’Egitto che si struggeva per il suo bell’Antonio (o Antuniass) in un colorito e sorprendente dialetto milanese.
Ripensavo a questo spettacolo, ieri sera, mentre sul palco Marco Manchisi rendeva omaggio, accompagnato dalle musiche dell’ottimo Guido Sodo, all’immortale Totò. A guardarlo sulla cartina – e a percorrerlo in autostrada – il nostro Belpaese sembra sempre più lungo e “sfilacciato”, eppure io ho avuto la sensazione (e spero di non essere stato l’unico) che il collante dei classici funzioni ancora piuttosto bene: ci tengono insieme Dante, Garibaldi e, appunto, Totò.
E così Manchisi ha potuto “giocare in casa” anche qui in Brianza e il suo dialetto napoletano non è risultato ostico a nessuno. Il pubblico ha ammirato la sua bravura, premiandolo con alcuni applausi a scena aperta: l’attore ha toccato le corde del cuore ridando corpo e anima al burattino e alla maschera del popolo, ma anche al principe nato nella porpora (Antonio Griffo Focas Flavio Dicas Commeno Porfirogenito Gagliardi De Curtis di Bisanzio, era il suo nome completo).

In alcuni passaggi della prima metà la recitazione mi è parsa un pochino “fredda” e meccanica, quasi che l’attore stesse provando per sé e non recitando in pubblico.
Via via però, anche grazie all’accompagnamento delle note struggenti di Guido Sodo, Manchisi ha saputo trasmettere il calore della passione, che non ha per oggetto soltanto Totò, bensì il teatro comico e il suo repertorio storico, a cominciare da Plauto, mentre il tema della livella, della morte che rende pari il potente e il pezzente, risale almeno ai Dialoghi dei Morti di Luciano (tradotti in italiano dal napoletano Luigi Settembrini, scrittore e patriota che patì il carcere sotto i Borboni).
Spezzoni di film proiettati su un telone rievocavano alcune delle interpretazioni più celebri di Totò, quasi a voler smentire le parole – tra lo sconsolato e lo scaramantico – del principe della risata, secondo il quale gli attori scrivono sulla sabbia e sono destinati a cadere nel dimenticatoio. A lui non succederà.
Saul Stucchi
Il corpo di Totò
di e con Marco Manchisi
Musiche in scena: Guido Sodo
Video: Dante Manchisi
Andato in scena giovedì 2 settembre 2010 a Casa Gola, Olgiate Molgora
Foto di Michele Napione
Ultimaluna d’Estate
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