Desterà scarso interesse tra i lettori di ALIBI il fatto che io abbia avuto il piacere di conoscere, anche solo per un rapido scambio di saluti e poco più, il coautore de “Il lungo viaggio di Cip e Tigre”. L’ha pubblicato qualche settimana fa Carthusia nella collana “Trovati e ritrovati”.

Si tratta di Fabrizio Tonello che ne ha scritto il brevissimo testo, articolato in didascalie alle belle illustrazioni di Aurélia Higuet. Forse un poco più di interesse, soprattutto tra i lettori più affezionati, dovrebbe suscitare il fatto che conosca, da un po’ più di tempo, Antonella, la mitica bibliotecaria a cui il libro è dedicato.
Ma sono sicuro che più di un sopracciglio si solleverà nel leggere che giusto l’altro giorno ho incontrato Cip, coprotagonista della storia. All’inizio si è mostrata (perché Cip è una signora o signorina; al primo incontro non è il caso di chiedere l’età e lo stato civile) più curiosa lei di me che viceversa (pur essendo io un amante dei gatti), ma adesso sono io che vorrei saperne di più su di lei. Di lei in carne e ossa (e tanto pelo), ma anche di lei di carta.
La rotta balcanica
Leggo nella nota biografica dei due autori pubblicata alla fine del libro che Tonello, docente di Scienza Politica all’Università di Padova, “è tra i fondatori dell’Associazione Famiglie Accoglienti, nata nel 2018 per contrastare le disumane politiche italiane ed europee verso i migranti”. Il viaggio di Cip e Tigre, infatti, è una lunga fuga, una tribolata corsa ad ostacoli per mettersi in salvo dalla violenza che imperversa nei loro paesi.

L’Europa è la meta, ma “Europa” è una parola che vuole dire tutto e niente, un ombrello bucato che ripara poco e che può colpire a tradimento. Per giungere al sicuro e poter sperare di darsi un futuro la piccola gattina e la grande tigre devono attraversare la “rotta balcanica”, tra fili spinati, muri e garrite, posti di controllo e retate.
Non sono sole, nel bene e nel male. Migliaia di migranti si muovono e restano bloccati con loro. La polizia di tutti i paesi che attraversano è sempre a portata di fucile. Tigre è protettiva e materna nei confronti della spaurita Cip, che però mostrerà la sua bella dose di coraggio. Mi piace in modo particolare il gesto con cui la gattina resta aggrappata alla groppa dell’amica, nel disegno in copertina. Dimostra risolutezza, fiducia, speranza nel futuro. In due il viaggio sarà meno traumatico, si potrà sognare il passato e condividere le angosce del presente.
Il giorno prima dell’incontro con Cip ho terminato “Yoga” di Emmanuel Carrère, pubblicato in Italia da Adelphi. Ne parlerò prossimamente. Qui mi limito a dire che il quarto dei cinque capitoli in cui è articolato è il racconto – à la Carrère, ça va sans dire – di un lungo soggiorno nell’isola greca di Leros. Tutt’altra cosa rispetto alla “sua” Patmos, dove ha acquistato una casa. Leros ospita un hotspot di raccolta dei migranti, migliaia di persone. I ragazzi che danno il titolo al capitolo sono Atiq, Hamid e Mohamed. Lascio a voi scoprire le relative storie che hanno molto in comune con il lungo viaggio di Cip e Tigre.
Con un altro linguaggio e un’altra forma di narrazione rispetto a Tonello e Higuet, Carrère inclina quel tanto che basta lo specchio perché il lettore vi si possa riconoscere.
Saul Stucchi
Il lungo viaggio di Cip e Tigre
Scritto da Fabrizio Tonello
Illustrato da Aurélia Higuet
Carthusia
Collana Trovati e ritrovati
2021, 15,90 €