Dopo la tappa al Museo delle Belle Arti di Bruxelles, la mostra Da Delacroix a Kandinsky. L’Orientalismo in Europa approda a Monaco di Baviera, dove sarà ospitata alla Kunsthalle der Hypo-Kulturstiftung dal 28 gennaio al primo maggio 2011. ALIBI ne ha intervistato il curatore, il dottor Roger Driederen.
Quali sono i tratti salienti dell’Orientalismo?
L’Orientalismo in realtà non è un vero e proprio stile artistico, come il Neo Classicismo o l’Impressionismo. È piuttosto una denominazione basata sul soggetto, nella maggior parte dei casi con riferimento ad artisti occidentali affascinati dall’Oriente. L’Oriente stesso, naturalmente, è anch’esso una nozione piuttosto fluida. Per questa mostra abbiamo circoscritto la nostra area di ricerca alla regione dell’Impero Ottomano, comprendente il Nord Africa islamico e il Medio Oriente, così come l’Europa orientale, ma non l’India e l’Asia. Specialmente durante il XIX secolo, numerosi artisti hanno viaggiato al di fuori dei confini dell’Europa, mentre altri non l’hanno fatto (come per esempio Ingres): eppure hanno realizzato opere “orientaliste”. Ma l’elemento di “esotismo”, ovvero il tentativo di catturare un modo diverso, altri popoli e costumi, ha attratto gli artisti dalle inclinazioni più diverse tra loro, da quelli dell’accademia tradizionale ai modernisti.

Parlando di Delacroix, in uno dei suoi saggi pubblicati nel catalogo della mostra, lei ne ricorda la visita agli appartamenti delle donne in una grande casa di Algeri. In una lettera a un amico Delacroix scrisse: “C’est comme au temps d’Homère! La femme dans le gynécée s’occupant de ses enfants, filant la laine ou brodant de mervilleux tissus. C’est la femme come je la comprends”. La scoperta dell’Antichità nel Vicino Oriente contemporaneo e nel Nord Africa non era una fuga dall’Europa del presente, con la sua industrializzazione e con la lotta per l’emancipazione femminile?
Durante il XIX secolo gli artisti ricevettero una formazione secondo i principi dell’Accademia, con la nozione base che l’arte dovesse elevare e fornire esempi agli osservatori. Persino un artista romantico come Delacroix tenne fede a questo principio, anche se trovò un modo differente di esprimersi rispetto a un classicista più tradizionale come David. A Delacroix il viaggio in Marocco aprì gli occhi su un “vero” classicismo, non quello stilistico della scuola rappresentata da David. Il suo fu infatti un viaggio di ricerca che gli fornì una nuova visione del passato.

Che cosa può dire della disillusione degli artisti per la progressiva occidentalizzazione dell’Oriente? Quando gli artisti europei cominciarono ad avvertirla?
Non posso fornire una data precisa, ma in particolare durante la seconda metà del XIX secolo, quando l’Impero Ottomano stava tentando di modernizzarsi secondo il modello dell’Europa occidentale, gli artisti e gli altri viaggiatori cominciarono a lamentare il fatto che le città che visitavano stavano diventando troppo “europee”, perdendo in questo modo la propria “autenticità”.
Ma l’Orientalismo è davvero morto o è invece ancora vivo?
Io penso che ci siano ancora artisti occidentali che traggono ispirazione dall’Oriente, ma dato che il mondo dell’arte è diventato molto più internazionale, è molto difficile paragonarlo agli standard del XIX secolo.
Quali sono le sue opere preferite, tra quelle esposte, e perché?
È difficile scegliere quelle preferite perché penso che ci siano molti capolavori raccolti in questa esposizione. Ma se potessi tenerne uno per me, prenderei il “Barbiere nero di Suez” di Bonnat perché la ritengo una composizione straordinaria.
A cura di Saul Stucchi
DA DELACROIX A KANDINSKY. L’ORIENTALISMO IN EUROPA
Dal 28 gennaio al 1° maggio 2011
Kunsthalle der Hypo-Kulturstiftung
Theatinerstrasse 8
Monaco di Baviera (Germania)
www.hypo-kunsthalle.de
Didascalie:
Lawrence Alma Tadema
La morte del primogenito del Faraone, 1872
Olio su tela, 75,9×122,9 cm
Rijksmuseum, Amsterdam
Dono degli eredi di L. Alma Tadema
Eugène Delacroix
La morte di Sardanapalo, 1844
Olio su tela, 73,7×82,4 cm
The Henry P. McIlhenny Collection in memory of Frances P. McIlhenny
Philadelphia Museum of Art