L’ex cimatoria Campolmi di Prato, sede del Museo del Tessuto, ospita fino al prossimo 10 gennaio 2010 la mostra Lo stile dello Zar. Arte e moda tra Italia e Russia dal XIV al XVIII secolo. La struttura da sola varrebbe la visita, tuttavia confessiamo che gli splendori esposti finiscono inevitabilmente per relegarla in secondo piano. Parliamo di capolavori come l’Incoronazione della Vergine di Sano di Pietro (datata 1450-55 circa) proveniente dalla Pinacoteca Nazionale di Siena o la Madonna con Bambino di un artista veneziano ignoto, in prestito dall’Ermitage. Nella prima sala si rimane stupefatti di fronte al Paliotto di Sisto IV della Rovere, di manifattura fiorentina (1476-78 circa), sul quale spicca ben visibile il cartiglio del pontefice, mentre San Francesco porge la croce al papa inginocchiato.
Più antico ma altrettanto splendido è il Paliotto ricamato da Jacopo Cambi con il tema dell’incoronazione della Vergine (1336). È ricchissimo di figure e i riquadri con le storie della Vergine sono intervallati da santi. Molto delicata la prima scena in alto a sinistra, raffigurante la nascita di Maria, nella quale la madre è a letto con la testa appoggiata a un gomito. Si possono poi riconoscere tra le altre lo sposalizio, l’annunciazione, la visita a Sant’Anna e la mangiatoia di Betlemme. Dall’altro lato della sala, a dialogare con questo manufatto, gli organizzatori hanno disposto la già citata tavola dell’Incoronazione di Sano di Pietro.

Dal soffitto pendono delle lastre traforate che sapientemente illuminate proiettano sul pavimento i disegni dei ricami. Basta la visione di queste poche opere per comprendere che gli organizzatori hanno pensato in grande (troppo in grande, si lasciano sfuggire i detrattori, messi però a tacere dall’eloquente dato delle visite), con lo scopo di stupire i visitatori. Quella che si snoda lungo le sale disposte sui due piani del museo è una mostra sontuosa, ricca e ben illuminata.
In una teca è esposta una stupenda tavola con Giovane martire dipinta nel 1540 da Girolamo da Santacroce. Il giovane indossa un mantello con un raffinato motivo floreale e accanto si può ammirarne uno simile su un paliotto d’altare con fregio e ricamo di manifattura fiorentina della fine del XV secolo (la didascalia recita: velluto operato alto basso lanciato, broccato bouclé; seta, oro filato. Dal Museo del Bargello di Firenze). Facendo il giro della teca vediamo un secondo giovane martire realizzato dallo stesso pittore. Il percorso prosegue squadernando piviali, veli di calici, tonacelle e tavole dipinte, come quella di Giovanni del Biondo raffigurante Santa Caterina d’Alessandria e committente, dell’inizio del XV secolo: è vero un mare di fiori!

Al piano superiore i pannelli esplicativi illustrano gli scambi economici, diplomatici e culturali tra Italia e Moscovia (nucleo della futura Russia) tra XV e XVII secolo. Genovesi e Veneziani avevano il proprio presidio mercantile, ovvero della basi in Crimea, i primi a Caffa, sul Mar Nero, i secondi a Tana, sul Mar d’Azov. I Genovesi avevano predisposto un’apposita zecca a Caffa per promuovere lo sviluppo del commercio e in una piccola teca vediamo esposti monete e lingotti d’argento, mentre un filmato racconta la vicenda della via per la Moscovia che costituiva il ramo settentrionale della via della seta, almeno fino alla conquista turca. E poi ammiriamo i ritratti di nobili e personaggi di rango, venendo a sapere che gli zibellini rappresentavano per la Russia ciò che l’oro delle Americhe significò per la Spagna del Cinquecento. Ecco il Ritratto di giovane donna con cappello di Tiziano, datato 1536 circa, in arrivo dall’Ermitage, e il Ritratto di uomo con pelliccia, realizzato qualche anno prima da Paris Bordon.

Davvero molto bella la sezione numero 3, dedicata alla moda a corte dal Cinquecento a Pietro il Grande. Non possono sfuggire la camicia da bambino e l’abito da cerimonia estivo di Pietro I, e il Sakkos detto “di Nikita”, di manifattura italiana per quanto riguarda il tessuto, mentre il ricamo e la confezione si devono a maestranze russe, prestato dal Museo del Cremlino. La sezione successiva è invece incentrata sul tema del collezionismo di opere italiane in Russia. Qui sono esposte tele stupende come Venere, Flora, Marte e Cupido dello stesso Bordon, dipinta attorno al 1550 e la Venere con due amorini davanti a uno specchio, opera riferibile alla bottega di Tiziano, di poco posteriore. Nel Settecento la corte russa sviluppa un’intensa passione per il gusto italiano che si trasforma in una ricerca colta e puntuale di opere che hanno rappresentato l’eccellenza dello stile italiano. Da questo collezionismo “di stato” ebbero inizio le raccolte che ancora oggi sono il vanto dell’Ermitage.

Ma non ci sono soltanto quadri e abiti. Gli organizzatori hanno esposto infatti anche importanti documenti, come i Commentarii della Moscovia di Sigmund von Herberstein, stampati a Venezia nel 1550, con tanto di mappa di Mosca e carta della Moscovia, mentre su teli posti sotto il soffitto vengono proiettati spezzoni di alcuni celebri lungometraggi di Sergej Michajlovič Ejzenštejn, maestro del cinema sovietico: riconosciamo Alexander Nevskij, Ivan il Terribile, La congiura dei Boiardi e Ottobre.
Il percorso espositivo termina con la Circoncisione del Cingoli. Si tratta di un “ritorno a casa” perché l’opera fu creata appositamente per Prato e arrivò all’Ermitage soltanto nel 1825. Usciti dalla mostra ci imbattiamo in un pannello sul quale i visitatori sono invitati ad apporre un post-it con il proprio giudizio.

Basta leggerne qualcuno a caso per avere la conferma che l’esposizione è piaciuta molto, anche grazie al sapiente allestimento.
Saul Stucchi
Lo stile dello Zar
Arte e moda tra Italia e Russia dal XIV al XVIII secolo
Fino al 10 gennaio 2010
Museo del Tessuto di Prato
Via Santa Chiara 24
Prato
www.museodeltessuto.it
Orari: tutti i giorni 10.00-19.00; la biglietteria chiude alle 18.00
Chiuso 25 dicembre 2009, 1° gennaio 2010
Informazioni: tel. 800.714049
info@lostiledellozar.it
Biglietto: intero € 9.00; ridotto € 7.00
Didascalie:
- Ritratti dei sovrani di Mosca, il Granduca Ivan III, Vasily Ivanovich, Ivan IV Grozny e i loro ambasciatori (particolare)
Stampa acquerellata dell’Ottocento da originale del Cinquecento
cm 53x42x4,5 (chiuso)
San Pietroburgo, Museo Statale Ermitage - Jacopo Cambi
L’Incoronazione della Vergine fra angeli e santi (1336)
Paliotto ricamato
cm 106×440 ca
Firenze, Galleria dell’Accademia - Sano di Pietro
Incoronazione della Vergine
Lunetta dipinta
Siena, Pinacoteca Nazionale - Bernardino Fungai
Magnanimità di Scipione (part.)
1512/1516
Olio su tavola, cm 62×166
San Pietroburgo, Museo Statale Ermitage - Justus Suttermans
L’Ambasciatore Ivan Chemodanov
1657 ca.
Olio su tela, cm 148×125,5
Firenze, Palazzo Pitti, Galleria Palatina