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Voi siete qui: Teatro & Cinema » Lo Shylock di Silvio Orlando è un borghese piccolo piccolo. Ma grande

6 Novembre 2013

Lo Shylock di Silvio Orlando è un borghese piccolo piccolo. Ma grande

Consapevole quanto altri mai che la vita dell’uomo è un’incessante altalena che si muove senza logica (apparente?) tra gli estremi della commedia e della tragedia, Shakespeare ha intessuto le sue opere con i variopinti colori dell’infinito spettro che vi corre da un capo all’altro, senza trascurarne alcuno. Ne Il mercante di Venezia in cartellone al Piccolo Teatro Strehler di Milano fino al prossimo 24 novembre il regista Valeria Binasco ha scelto – mi pare – di mettere in evidenza il contrasto tra i due poli, ottenendo due spettacoli in uno, entrambi interpretati al meglio dalla Popular Shakespeare Kompany.

La commedia e la tragedia (ché la vicenda umana dell’ebreo Shylock è una tragedia, anche se non si conclude con la sua morte, almeno fisica…) si intrecciano e per qualche tratto corrono parallele, ma essenzialmente appartengono a due mondi ben distinti, dove la musica originale di Arturo Annecchino sottolinea i momenti più drammatici con toccanti fraseggi di violino.

Silvio Orlando ne "Il mercante di Venezia"
“Il mondo lo considero quello che è, Graziano, un palcoscenico, su cui ciascuno deve recitare una parte: e la mia è triste”, dice all’inizio Antonio all’amico per spiegargli lo stato di malinconia in cui si trova. L’amicizia tra Antonio e Bassanio, estesa ai loro sodali, è il fulcro del dramma: Bassanio progetta di uscire magicamente dai propri guai finanziari grazie all’amico. Pessimo investitore è convinto di poter coprire i debiti facendone di nuovi, come da ragazzo recuperava una freccia smarrita scoccandone una seconda nella medesima direzione. A sua volta Graziano ha pronta la propria richiesta per Bassanio…

mercante 2
Da una parte c’è il mondo solare dei giovani: un’allegra brigata che affronta i momentanei problemi finanziari con una leggerezza che assomiglia molto a quella delle nostre famiglie che si indebitano per pagarsi il lusso del superfluo. Dall’altra c’è l’usuraio Shylock che cova vendetta contro Antonio, colpevole di disprezzarlo ma soprattutto di rovinargli gli affari (che in ultima analisi coincidono con la sua ragione d’essere) praticando il prestito agli amici senza imporre alcun tasso d’interesse. Silvio Orlando ne fa un ritratto magistrale. La definizione di “antipatico” che ho letto da qualche parte non mi pare cogliere nel segno. A me pare piuttosto che nel suo Shylock emerga soprattutto l’aspetto triste. Appesantito e curvato da una vita sotto costante minaccia di insulti, bastonature, disprezzo, è un borghese piccolo piccolo che si aggira con la borsa di plastica della spesa per le calli di Venezia che peraltro scompare totalmente dalla scenografia, essenziale e splendida – e non è un ossimoro – di Carlo de Marino; l’opulenza è richiamata dall’enorme muro in oro che fa da sfondo, mentre i contatti con l’Oriente che rendevano Venezia la capitale commerciale del mondo si riducono al tappeto persiano che sta steso su un tavolino a mo’ di tovaglia.

mercante 3
L’atmosfera cosmopolita (consiglio a questo proposito Venezia città aperta di Andrea Zannini, edito da Marcianum Press) è resa dai diversi accenti dialettali dei personaggi. Lo stesso Shylock ha una parlata da ebreo ashkenazita che Orlando mantiene impeccabilmente per tutto il corso del dramma, dando un’ulteriore prova della sua abilità interpretativa. “L’essenziale, riguardo a Shylock, non è che è un eretico o un ebreo, ma che è un outsider”, dice Binasco nelle note di regia. Il suo essere “estraneo” consiste soprattutto nel non voler partecipare al generale clima di eccitazione per la felicità che si sta preparando e pregustando. L’usuraio ha un diverso concetto del tempo e del suo utilizzo: per lui davvero il tempo è denaro ed è impensabile che il primo trascorra senza che il secondo si accresca. Lui maneggia il denaro con assoluta circospezione, ma finirà comunque per perderlo tutto, mentre gli altri se lo vedono passare tra le mani e lo spendono senza parsimonia (sua figlia Jessica svenderà un anello in cambio di una scimmia!).

Il pubblico ha particolarmente apprezzato l’accentuazione comica delle parti di Porzia e Nerissa, interpretate rispettivamente da Elena Gigliotti e Milvia Marigliano, e del Lancillotto di Sergio Romano. Ma lo Shylock di Orlando entrerà nel mio immaginario scespiriano insieme a quello cinematografico di Al Pacino.
Saul Stucchi

IL MERCANTE DI VENEZIA
di William Shakespeare

dal 5 al 24 novembre 2013

Piccolo Teatro Strehler
Largo Greppi
Milano

con Silvio Orlando e la Popular Shakespeare Kompany
In ordine alfabetico: Andrea Di Casa, Fabrizio Contri, Milvia Marigliano, Simone Luglio, Elena Gigliotti, Nicola Pannelli, Fulvio Pepe, Sergio Romano, Barbara Ronchi, Roberto Turchetta, Ivan Zerbinati
regia Valerio Binasco
musiche originali Arturo Annecchino
scene Carlo de Marino
luci Pasquale Mari
costumi Sandra Cardini
regista assistente Nicoletta Robello

Orari: martedì e sabato 19.30; mercoledì, giovedì e venerdì 20.30; domenica 16.00

Biglietti: platea intero 33 €, ridotto 21 €; balconata intero 26 €, ridotto 18 €

Informazioni e prenotazioni: tel. 848.800.304

 

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