Quim Monzó, catalano classe 1952, è narratore di una certa fama, articolista e saggista, nonché dialoghista per l’assai trascurabile Bigas Luna. Confessiamo tuttavia di non averlo mai letto prima d’ora. Ossia prima di questi Mille cretini, titolo invitante assai, tradotto da Gina Maneri per Marcos y Marcos. Racconti brevi su una genìa ahinoi maggioritaria – e non ne facciamo certo questione di confini regionali o nazionali. Basti pensare a un tipo ricorrente in queste storie: l’uomo di lettere. Il lettore improbabile che cerca il titolo giusto per fare buona figura in società, e segnatamente, lo scrittore. Cretino non più che carogna, c’è da dire.
Non sappiamo se e quanto vi sia di autobiografico nelle storie in sé – s’intende, a parte l’inevitabile “simbolico” senza cui nessuna narrazione è possibile – ma certo nell’apparente tono non curante, nella scrittura che più piana non si potrebbe, nell’indicativo presente costante, assiduo che sembra aderire al “reale” (qualsiasi cosa esso sia) con composta e a tratti amabile crudezza, gli uomini di lettere non fanno una gran figura. Il bravo scrittore che si lascia andare a un giudizio positivo ma pacato sul libro di un esordiente, si scopre “autore” di una fascetta pubblicitaria che lo definisce addirittura “straordinario” – sì che il beneficato (che dice di aver visto in lui il suo maestro), si monterà la testa e pretenderà attraverso una serie di manovre spossanti e fastidiose anche di frequentarlo. Le conseguenze saranno deprimenti – e tutt’altro che inverosimili o assurde. Del resto nemmeno il Padreterno fa una gran figura, almeno a prendere sul serio l’arcangelo Gabriele che annuncia a Maria il “dono” non richiesto di un figlio.
Nella cultura contemporanea, peraltro, non pochi danni provengono dalla “mitologia della cura” (si veda al riguardo una nota canzone di Franco Battiato). Ne sa qualcosa il tizio che sposa una donna credendola malata terminale, e sarà costretto a domandarsi dove ha sbagliato se invece gli toccherà festeggiare di mala voglia gli anniversari di matrimonio. Per lo più, questi cretini tendono a invadere la vita degli altri. Vero che risulta quasi impossibile sottrarsi a un minimo di cretineria nella vita. Forse bisognerebbe fare come il tipo che passa ore e ore a guardare dalla finestra, a farlo con attenzione, concentrato abbastanza da dimenticare le incombenze quotidiane, gravide come sono di ansia e preoccupazioni anche se si tratta di dare un bacio al proprio figlio (che cosa potrebbe succedergli ora? come posso evitargli i pericoli di ogni giorno?). Ma se ridursi a puro sguardo non fosse che una forma intellettualistica di cretineria dovuta a un deficit di umanità? Monzó oscilla dall’esplicazione umoristico-didascalica all’elusività del racconto che lascia sospesi e leggermente interdetti; e diverte.
Michele Lupo
Quim Monzó
Mille cretini
Marcos y Marcos
Traduzione di Gina Maneri
155 pagine
14,50 €