• Passa alla navigazione primaria
  • Passa al contenuto principale
  • Passa alla barra laterale primaria
  • Passa al piè di pagina
  • Luoghi
    • Italia
    • Europa
    • Mondo
    • A letto con ALIBI
  • Mostre
    • Arte
    • Fotografia
    • Storia
  • Spettacoli
    • Teatro & Cinema
    • Musica & Danza
  • Biblioteca
  • Interviste
  • Egitti

Alibi Online

Voi siete qui: Italia » “Lo primo tuo refugio e ‘l primo ostello”: Dante a Verona e dintorni

8 Aprile 2009

“Lo primo tuo refugio e ‘l primo ostello”: Dante a Verona e dintorni

dante_anteDa secoli ormai, per designare il sommo poeta, si usa convenzionalmente il cognome Alighieri. Eppure i documenti più antichi lo indicano con le grafie più bizzarre, tipo Aldighieri, Allagheri,  Aldhegheri, Alligeri o Aligero. Nel bando che lo condanna spingendolo a fuggire da Firenze il suo nominativo risulta in undicesima posizione con la dicitura “Dantem Allighierii”. Tolta la i finale, dovuta al genitivo patronimico, si pensa che questa sia la versione più corretta, in quanto si tratta d’un documento ufficiale di notevole portata e presumibilmente senza marchiane sviste di scrittura. dante_1Se alla fine rimane una elle soltanto è perché le forme dialettali venete sono particolarmente ostili nei confronti delle doppie consonanti. Per cui si ritiene molto probabile che il fenomeno si verifichi durante la permanenza dell’altero esule toscano a Verona.
Dante giunge per la prima volta in riva all’Adige intorno al 1305, quando non ha ancora concluso l’Inferno. Torna verso il giugno del 1309 e rimane fino all’inizio dell’anno successivo. Infine vi sosta stabilmente tra il 1316 ed il 1320, allorché stende quasi per intero la terza cantica. Ha con sé i due figli Piero e Jacopo e dovrebbe quindi vivere in un alloggio autonomo, probabilmente nella contrada di Santa Maria Antica, a pochi passi dalla corte degli Scaligeri e dalla loro cappella palatina. Tutti ricordano i versi premonitori con cui Cacciaguida dipinge la vita da profugo del pronipote: “Tu proverai sì come sa di sale / lo pane altrui, e come è duro calle / lo scendere e ‘l salir per l’altrui scale”.Ma evidentemente il discorso riguarda i soggiorni in altre zone, perché la città di Giulietta e Romeo è l’unica contro cui il foscoliano “ghibellin fuggiasco” non scaglia mai alcuna invettiva.
Al potere c’è Cangrande e di lui il trisavolo aggiunge: “Lo primo tuo rifugio e ‘l primo ostello / sarà la cortesia del gran Lombardo / che in su la scala porta il santo uccello; / che in te avrà sì benigno riguardo, / che del fare e del chieder, tra voi due, / fia primo quel che, tra gli altri, è più tardo”. Alla generosa reggia del signore accedono condottieri, cantastorie, filosofi, rapsodi, musicisti e pittori. dante_2
C’è persino un certo Giotto, che esegue anche un ritratto del  munifico mecenate, purtroppo andato perduto. E più volte siede alla tavola imbandita anche il padre della lingua italica. Il quale ricambia dedicando al padrone di casa il Paradiso e spedendogli in anteprima copia dei versi che raccontano l’eccezionale viaggio compiuto nell’aldilà. dante_3I rapporti sono sempre più che cordiali e forse non mancano neppure gli scherzi. Lo lascia credere uno degli aneddoti dovuti allo spirito inventivo degli scrittori medievali e riassunto in una poesiola che recita: “Per goder qualche replica piccante, / Cangrande un giorno comandò a un valletto / che occultamente l’ossa del banchetto / fosser tutte ammucchiate ai piè di Dante. / Riser, tolte le mense, i cortigiani. / Non rise Dante e commentò ispirato: / C’è da stupir se i Cani / tutte le ossa han mangiato? / Commensali, perdono, / ma io cane non sono”.
Da studioso di rango il poeta frequenta spesso la biblioteca capitolare, che fiancheggia il suggestivo chiostro del duomo. E il 20 gennaio del 1320 tiene nel tempietto di Sant’Elena la pubblica disputa “De aqua et terra” alla presenza del clero locale e degli eruditi del tempo. L’evento è ricordato da una lapide collocata dal capitolo della cattedrale proprio sotto il portico del sacello. dante_4 È quindi ampiamente conosciuto dall’intera collettività e quando passa per strada attira l’attenzione della gente. Il Boccaccio racconta che al suo passaggio una donna dice alle amiche ad alta voce: “Vedete colui, che va nell’inferno e torna quando gli piace, e quassù reca novelle di quelli che laggiù stanno”. E una risponde: “In realtà tu devi dire il vero. Non vedi com’egli ha la barba crespa, ed il colore bruno per lo caldo e per lo fumo che è laggiù”. Questo passo, fra l’altro, presenta un’immagine del poeta lontana dall’iconografia usuale e coperto di lanugine. E una riprova s’incontra nel Codice Cassinese, dove una miniatura del Filippino ritrae il cantore di Beatrice coperto di peluria.dante_5
Dante visita sicuramente le principali attrattive urbane, a cominciare dalla chiesa di San Zeno. Anzi, qualcuno suppone che certi spunti per la Divina Commedia provengano dai rilievi del protiro di questa celebre basilica romanica. Osserva senz’altro la struttura dell’Arena, che in qualche modo evoca la topografia del suo oltretomba. Basta ipotizzare che le gradinate corrispondono ai cerchi, i vomitori alle bolge, le ambulazioni ai secreti calli e il pozzo della platea alla dimora di Dite. Ma tutto lascia ritenere che non manchino neppure diverse escursioni in provincia e oltre. Parlando del girone degli indovini lascia una precisa descrizione del Garda: “Suso in Italia bella giace un laco, / appié dell’alpe che serra Lamagna / sovra Tiralli, c’ha nome Benàco”: E prosegue citando Peschiera e il Mincio, tanto da pensare che siano tutte zone ammirate di persona. Così come avrebbe osservato con i propri occhi i macigni tuttora visibili presso Marco, sulla strada per Rovereto, prodotti dalla frantumazione d’un pezzo del monte Zugna. dante_6

Un discorso analogo si può ripetere per la terra di Soave, la cui nomea è legata non solo ai vini ma anche al maestoso castello scaligero, che secondo i biografi accoglie Dante nel 1317. Riprendendo la notizia una voce ottocentesca aggiunge che nell’occasione l’Alighieri ha modo di assaggiare qualche goccia d’ambrosia locale e subito dopo esclama: “Ma questo è nettare soave, e soave è la vigna dove l’uva è maturata”. E così d’un sol colpo amministra il battesimo sia al paese che alle bottiglie di succhi bacchici ormai conosciute in ogni angolo del pianeta.
La presenza del geniale aedo dal naso aquilino continua con il rampollo Piero, giudice di professione, che risiede dapprima in contrada San Tomio e poi a San Giovanni in Foro. Appassionato del mondo letterario, stringe tra l’altro rapporti con Francesco Petrarca, che allora abita in uno stabile di Guglielmo Guarienti ubicato in via Augusto Verità. Soprattutto pensa a diffondere tra la popolazione la conoscenza del poema paterno. Stende un compendio delle tre cantiche leggendolo nei giorni festivi in piazza delle Erbe e usando come cattedra il Capitello, ossia la struttura sui cui pilastri sono incisi i campioni delle misure commerciali del medioevo. Nel 1353 acquista dei terreni in Valpolicella e si trasferisce a Gargagnago dando vita a un ramo dinastico che nel 1549 s’intreccia con un altro casato grazie al matrimonio tra la figlia di Piero IV Ginevra e Marcantonio Serego.
dante_7

Nella villa di famiglia il 17 maggio del 1820 la padrona di casa Anna da Schio invita Vincenzo Monti e Ippolito Pindemonte, che piantano dell’alloro intorno a una lapide. La pietra reca inciso un sonetto, la cui seconda strofa recita testualmente: “Oltre che lunghi e placidi soggiorni / qui s’ebbe, i posteri diranno, / l’Allighieri che ai faggi in mezzo e agli orni / raddolcìa dell’esiglio il crudo affanno, / appié del tuo felice ombroso colle”. dante_9Il riferimento è ovviamente all’erede di Dante, espatriato al seguito del padre. Ma, a dispetto della cronologia, la tradizione vuole che pure il fiero genitore sia transitato di lì. E per questo ora in paese si erge una fontana con bassorilievo che riproduce le fattezze del poeta. Un’altra diceria vuole che tra le mura del nobile domicilio si nasconda il manoscritto originale della “Divina Commedia”, o almeno degli ultimi 13 canti.
Un’ultima traccia dantesca si trova nel braccio meridionale della chiesa di San Fermo Maggiore ed è la cappella degli Alighieri. L’iniziativa si deve a Pietro IV, che nel testamento del 31 dicembre 1545 esprime la volontà d’essere tumulato nel sepolcro deciso dai congiunti, ossia la figlia Ginevra, il fratello Lodovico e lo zio Jacopo. Alla fine però la tomba gentilizia, terminata nel 1558, accoglie soltanto due dei consanguinei. Essa evoca nelle linee l’arco dei Gavi, commissionato al progettista Vitruvius Cerdo intorno alla metà del I secolo d.C. ed eretto sulla via Pustumia. Ai lati i fusti corinzi scanalati reggono la trabeazione su cui poggia il timpano. Gli intercolumni sono occupati da simulacri, mentre sopra il semplice altare campeggia una pala di Giovanni Battista dal Moro che rappresenta Cristo e la Vergine con alcuni santi. In basso a destra è distesa l’urna di Pietro, dotto in greco e latino, mentre a sinistra riposa il magistrato Lodovico.
dante_10
A eternare il connubio, nel sesto centenario della nascita del sommo poeta Verona promuove una sottoscrizione per erigere una monumentale effigie all’esimio ospite. dante_12Vengono raccolti quasi 7 mila fiorini e il 15 maggio del 1865 si scopre la statua di Ugo Zannoni, collocata proprio al centro della piazza che ha per fondale la residenza degli Scaligeri. E, ispirandosi alla bianca icona ottocentesca, Michelangelo Grancelli compone il seguente sonetto: “Ove la cortesia del gran Lombardo, / che in su la scala porta il santo uccello, / gli fu primo rifugio e primo ostello, / sculto nel marmo è della patria il Bardo. / Austero il volto, penetrante il guardo, / disdegnoso ed altier come Sordello; / in mano il libro, ove stampò il suggello / dell’alto genio e vibrò a segno il dardo. / Là il Vate nostro, quando ancor Verona / sotto il giogo fremea, si pose audace / sentinella dell’Alpi alla corona. / Oggi, a mostrar di libertà verace / l’unica forza, da quel marmo tuona / vigile sempre: Amor, Giustizia e Pace!”.
Testo e foto di Lorenzo Iseppi

Didascalie:
– Il volto di Dante sulla fontana a lui dedicata a Gargagnago
– La chiesetta di Santa Maria Antica con la tomba di Cangrande della Scala
– Il Palazzo del Podestà, a suo tempo corte degli Scaligeri
– Il sacello di Sant’Elena, dove Dante tiene la pubblica disputa “De aqua et terra”
– La lapide che ricorda la presenza dell’Alighieri il 20 gennaio del 1320
– L’area di Marco, sulla strada per Rovereto, con la citazione dei versi dell’”Inferno”
– I bassorilievi sulla facciata della basilica di San Zeno
– L’ingresso di villa Serego Alighieri in Valpolicella, dove si trasferisce Pietro, figlio del poeta
– La cappella degli Alighieri nella chiesa di San Fermo Maggiore
– Il sarcofago di Pietro IV, dotto in greco e latino
– La statua di Dante inaugurata nel sesto centenario della nascita

Tweet
Share
0 Condivisioni

Archiviato in:Italia

Barra laterale primaria

Articoli recenti

  • “La più bella. La versione di Elena” di Brunella Schisa
  • Recensione del romanzo “Orbital” di Samantha Harvey
  • Da Miraggi “Pabitele”: i racconti di Bohumil Hrabal
  • Al Teatro Out Off “Cemento” di Thomas Bernhard
  • All’Ambrosianeum “Sonata a Kreutzer” di Milano Classica

Footer

INFORMAZIONI

  • Chi siamo
  • Contatti
  • Informativa privacy & Cookie

La rivista online

ALIBI Online è una rivista digitale di turismo culturale, diretta dal giornalista Saul Stucchi. Si occupa di mostre d'arte, storia e archeologia, di cinema e teatro, di libri di narrativa e di saggistica, di viaggi in Italia e in Europa (con particolare attenzione alle capitali come Parigi, Madrid e Londra). Propone approfondimenti sulla cultura e la società attraverso interviste a scrittori, giornalisti, artisti e curatori di esposizioni.

Copyright © 2026 · ALIBI Online - Testata giornalistica registrata al Tribunale di Milano; reg. n° 213 8 maggio 2009
Direttore Responsabile Saul Stucchi