La fabbrica della speranza della scrittrice indiana Lavanya Sankaran è un romanzo abbastanza compatto, costruito – a giudicare dalla traduzione di Monica Capuani – con una scrittura piana senza particolari invenzioni stilistiche, che nel montaggio alternato sulle vicende dei due personaggi principali cerca il modo di chiudere – per quanto possibile – l’alfa e l’omega di un alfabeto indiano dei tempi correnti. Bangalore, città nativa dell’autrice, ne è il centro – molto ramificato – esemplare dei poli opposti che oggi disegnano la complessa geografia culturale ed economica dell’India.
Da una parte la fabbrica di Anand, chiave di lettura di un mondo sempre più lontano dalla vocazione religiosa del paese che nell’immaginario comune era il più mistico della terra e proteso ora verso l’unico dio visibile e condiviso nell’intera cartografia di meridiani e paralleli: il denaro. Di cui è a corto la domestica di Anand, Kamala, alle prese con un figlio che le prospetta all’improvviso una possibilità di uscire dalla ristrettezze economiche rinunciando alla scuola – cui lei invece tiene moltissimo – e vendendo per i vicoli di Bangalore giornali e riviste.
Vorrebbe attraverso di lui riscattare la sua grama esistenza, sognare un qualche riscatto come in fondo è successo al suo datore di lavoro, che ricco non lo è nato e piuttosto si identifica con i pionieri americani (come loro, “sopravvissuto a un mondo incredibilmente ostile”).
Ma il denaro oggi, se è molto, difficilmente passa per vie pulite: mazzette e corruzione imperano in India, come ovunque: Anand a un certo punto dovrà scegliere fino a quale punto è disposto ad arrivare. Perché sarà costretto a dare un prezzo al denaro stesso, un obolo morale analogo a quello che gli si affaccia davanti nel vestito della tentazione adulterina. In questo caso la fatica non sembra eccessiva, nell’altro, tra mafia e abrupte intrusioni dell’amministrazione dello stato, gli affari debbono sbrigarsela con qualche affanno in più. In una narrazione sciolta, stilisticamente un po’ corriva, queste storie sembrano molto vicine alle nostre: persino troppo riconoscibili. Ah, l’India dei sogni che furono!
Michele Lupo
Lavanya Sankaran
La fabbrica della speranza
traduzione di Monica Capuani
Marcos y Marcos
432 pagine, 17 €