“L’identità ritrovata” è il tema di un percorso espositivo riguardante il rapporto tra uomo e ambiente, che viene presentato all’interno dello Spazio Tadini di Milano, fino al 7 marzo 2015: soffermandosi sulle opere di Haiek e Pizzorno si raggiungono le visioni urbane di vari Street Artist, come per esempio Flycat, Luz, Compagnoni, Rossi e gli ironici collage dal timbro pubblicitario del colombiano Coronado.
Entrando in relazione con la sensibilità degli artisti temporalmente più vicini è possibile comprendere l’evoluzione dell’uomo in sé e per sé, le trasformazioni intime e sociali che lo caratterizzano, la sua estenuante ricerca di nuove identità, connubio di territorio interiore ed esteriore, in perenne trasformazione. Analizzando il percorso dell’arte tra il Novecento e il Duemila, si nota uno sradicamento del reale nella visione estetica a favore di una espressività a cavallo tra realtà e sogno, come ad esempio si mette in luce con l’Astrattismo. La focalizzazione sull’inconscio, la pratica psicoanalitica, l’influenza data dalla diffusione della fotografia sono punti cardine da cui ha avuto origine una profonda metamorfosi del linguaggio creativo. Altresì i cambiamenti sociali ed economici del Novecento hanno interferito con l’individualità dell’essere umano: l’abbandono delle campagne, il sempre più crescente trasferimento nei centri urbani, luoghi anonimi, nei quali rifugiarsi inseguendo il benessere e lo sviluppo tecnologico in cambio della perdita delle proprie radici, a dispetto della propria identità.
Il Graffitismo e la Street Art nascono per un vero bisogno di riacquisizione di una identità, sono il segno di una ribellione. Da una parte il Graffitismo marchia il territorio con una firma, dall’altra la Street Art si batte per una dominazione personale di spazi pubblici, a svantaggio della cartellonistica pubblicitaria, per celebrare la grandezza della fantasia, dell’atto ludico, per rispecchiarsi, per ridare all’uomo una casa in cui identificarsi. Camminare dinanzi alle opere di Ivana Haiek, realizzate tra gli anni Sessanta e Settanta, è come sfogliare le pagine di un diario, nel quale si riflette sulle violenze sociali che spesso l’uomo usa infliggere ai suoi simili, oltre che sulle complessità dovute al trasferimento in un luogo estraneo.
Marilisa Pizzorno provoca i visitatori con le sue immagini surrealiste nelle quali l’uomo pare perdere completamente il controllo sull’ambiente vitale. Con i collage di Rafael Coronado, artista colombiano, si approccerà al linguaggio pubblicitario con il giusto sarcasmo, lasciandosi dietro le spalle le illusioni, per approcciare a simboli, termini, forme e segni tipici di una semantica, oggi come oggi, universale.
Valentina Cavera
Nelle immagini i Contatori pop di Atomo
Spazio Tadini
via Niccolò Jommelli 24
Milano