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Voi siete qui: Biblioteca » L’eterna lotta tra memoria e oblio è il cuore de “Il cameriere di Borges”

10 Febbraio 2012

L’eterna lotta tra memoria e oblio è il cuore de “Il cameriere di Borges”

Cosa lega tra loro un vecchio compagno d’armi di Che Guevara, un poliziotto molisano (“troppo molisano”), un’avvenente doctora di Belle Arti madrilena, una moglie sull’orlo della separazione e un manipolo di scagnozzi pronti a tutto pur di ottenere quello che cercano? Nella realtà si spera il meno possibile, ma nel caso de Il cameriere di Borges, secondo romanzo di Fabio Bussotti appena mandato in libreria da Perdisa, il filo rosso è proprio il grande scrittore argentino.

Dopo un brevissimo flashback che trasporta il lettore nella foresta boliviana, “alle dieci di mattina dell’8 ottobre 1967”, per assistere al concitato dialogo tra il Comandante ed Evaristo Torriani, l’ultimo dei compagni ad abbandonarlo prima del “mesto e tragico congedo dalla rivoluzione e dalla vita”, l’azione si sposta nella Roma contemporanea per seguire le vicende di un trio di ex compagni, questa volta di università. Quello che ha fatto più carriera si chiama Alvarino ed è questore della capitale, ma aspira a diventare prefetto. Non ha ancora chiuso i conti con l’altro, il commissario capo dell’Esquilino, Flavio Bertone. A rovinare la loro amicizia è stata la terza componente del triangolo, Giuliana, sedotta da Flavio a colpi di carciofi fritti e di una canzone dei Genesis: Afterglow. Se il primo elemento serve all’autore per aggiungere un tocco di colore (e di calorie) alla travagliata storia d’amore tra i due (anzi, tre), il brano musicale risulta funzionale allo svolgimento della trama che scorre con un buon ritmo pagina dopo pagina, caffè dopo caffè, equivoco dopo equivoco, a cominciare da quello su Palermo che sulle prime fa pensare ovviamente al capoluogo siciliano e che invece si rivelerà essere l’omonimo quartiere di Buenos Aires, il barrio da cui si sviluppò la città: “en Palermo nació la Ciudad”, per dirla con Borges.
cameriere_Borges_1
E proprio uno scritto del vate argentino costituisce l’oggetto del contendere tra buoni e cattivi, in una partita mortale che si gioca su una doppia schiacchiera. Il tema del doppio, caro a Borges, serve a Bussotti per tessere una trama ricca di colpi di scena, in cui sa ben dosare altri ingredienti saporiti come il tema della finzione e quello del conflittuale rapporto tra memoria e oblio. A volte gioca con il lettore, concedendosi per esempio un’autocitazione (pag. 67), altre si lascia scappare qualche ingenuità, come la menzione di un proprietario turco per un ristorante arabo o la specificazione, da guida turistica, dell’altezza dell’obelisco bianco in Plaza de Mayo. Ma la storia viaggia bene sul doppio binario della tormentata storia d’amore tra i protagonisti italiani e del misterioso manoscritto di Borges. A fare da volano è l’enigmatico personaggio che da giovane servì per due anni come cameriere dello scrittore. Ecco una parte della sua “confessione”: “ero riuscito a farmi assumere perché conoscevo parecchi canti della Divina Commedia a memoria e perché amavo Milton, Conrad, Melville e tutti i romantici inglesi. Ero simpatico al Maestro e io lo amavo, come si amano quei geni rari che ti incantano a ogni parola. Un giorno Borges mi chiamò nel suo studio. Non aveva lo stesso tono di sempre: sembrava molto triste. Mi disse che aveva capito chi ero io, in realtà”.

Non sarò di certo io a svelarvi chi era in realtà il “cameriere di Borges”: scopritelo da voi. E poi, dopo aver letto alcune poesie (Afterglow è pubblicata alla pagina 52 del primo dei due volumi dei Meridiani Mondadori contenenti le opere di Borges), rituffatevi nel magico mondo borgesiano degustando il libretto Con Borges di Alberto Manguel, edito da Adelphi. Lui sì, davvero, ebbe il privilegio di leggere per il Maestro: “è diventato cieco sulla soglia della sessantina e si muove con passo malcerto anche in uno spazio familiare come questo [il suo appartamento, ndr]. cameriere_Borges_coverAllunga la mano destra e mi accoglie con una fiacca stretta assente. I convenevoli sono finiti. Si volta e mi fa strada in soggiorno, dove si siede eretto sul divano di fronte alla porta. Prendo posto nella poltrona alla sua destra e lui chiede (ma le sue domande sono quasi sempre retoriche): «Allora, leggiamo Kipling stasera?»”.
Saul Stucchi

Fabio Bussotti
Il cameriere di Borges
PerdisaPop
2012
Pagine 304
16 €

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