Rimane in cartellone fino al 29 marzo al Teatro Elfo Puccini di Milano (nella sala Shakespeare) la commedia Le Nuvole di Aristofane. Degli attori spingono in scena una macchina in avaria, che possiamo leggere come metafora di una scuola (e dell’intera società) entrata in crisi, bloccata, bisognosa di energia per essere rimessa in moto.
Al principio i personaggi non parlano tra di loro e ciascuno sta sulle sue. Ma basta poco per dare avvio a un vero e proprio dialogo socratico, di quelli resi immortali da Platone (lasciamo ai filosofi il compito di indagare su quanto ci sia di platonico e quanto di socratico nei dialoghi a noi pervenuti). Appena qualche scambio di battute e già la prima stoccata del personaggio che si finge Socrate: “è la dialettica bellezza!”.
Duemila e quattrocento anni fa Aristofane sentiva che la società attorno a lui stava radicalmente cambiando perché venivano scosse le basi stesse su cui si reggeva la polis: la religione, la gerarchia sociale e ancora prima quella generazionale. E identificava nei sofisti i principali responsabili di quel sovvertimento. Da allora tutto è cambiato e insieme nulla è cambiato: padri e figli si rinfacciano le medesime colpe, la società viene percepita dai suoi stessi cittadini come una gabbia di matti (naturalmente i matti sono “gli altri”), la parola sulla bocca di tutti è “crisi”.
E il teatro serve a indagare sulle ragioni della crisi, nella speranza che si possa in qualche modo trovare una soluzione. I cittadini sono invitati a “riflettere”. Infatti il capocomico dice al pubblico seduto sulle poltrone oggi come tanti secoli fa a quello sulle gradinate “noi siamo lo specchio. E voi che ci guardate, guardate voi stessi”.
Siamo noi quelli sul palco. Siamo noi Strepsiade alle prese con debiti che non sa come sanare (ah, la Grecia…!!!), con un figlio sfaccendato che pensa soltanto ai cavalli. Siamo noi a cercare una via d’uscita facile ed economica, un miracolo piuttosto che un ulteriore sacrificio.
Noi che ci facciamo ammaliare dal Discorso Ingiusto perché quello Giusto è noioso, vecchio e soprattutto impegnativo. Noi che crediamo nei Valori quando ci fanno comodo, prontissimi a metterli da parte non appena diventino un ostacolo.
Trama, struttura e linguaggio (con ampio ricorso alla scurrilità che già Aristofane riteneva “necessaria”) sono quelli della commedia, ma non mancano momenti di “serietà”, affidati alle due Nuvole, divinità con il compito di riportare un po’ di ordine sulla terra. Molto intensa e scenograficamente ben congegnata la scena della tempesta.
Tra gli attori si segnalano soprattutto Roberto Abbati e Luca Nucera, rispettivamente nei ruoli di Strepsiade e del figlio Fidippide. Il primo dimostra grandi doti mimiche (avere un posto nelle prime file permette di apprezzarne tutte le smorfie) e un sapiente uso della voce, del secondo invece sorprende l’abilità di trasformazione.
Va da sé che il pubblico in sala l’altra sera, in gran parte composto da ragazzi delle scuole superiori, provava più simpatia per il diabolico figlio di puttana, sgamato e cocainome, che per il represso ragazzetto che si faceva battere dal padre. Appunto, nulla di nuovo sotto il sole. Pardon: sotto le Nuvole.
Saul Stucchi
Foto di Michele Lamanna
17 – 29 marzo 2015
LE NUVOLE
di Aristofane
- interpretato e diretto da Roberto Abbati, Paolo Bocelli, Cristina Cattellani, Laura Cleri, Gigi Dall’Aglio, Luca Nucera, Tania Rocchetta, Marcello Vazzoler
- musiche Alessandro Nidi
- luci Luca Bronzo
- costumi Emanuela Dall’Aglio
Orari: feriali ore 21.00, festivi ore 16.30
Biglietto: intero 30.50 €; ridotto 16 / 20 €
Elfo Puccini
Sala Shakespeare
corso Buenos Aires 33
Milano
Info e prenotazioni:
Tel. 02.0066.06.06
www.elfo.org