Sono le Isole d’Altomare, dal greco Pelaghié, Lampedusa, Linosa, e la minuscola Lampione, ultimo lembo d’Italia unita, ma più a sud di Tunisi. Chi va per mare non ha difficoltà a dire che è qui il paradiso di spiagge, natura e fondali del Mediterraneo. Ma Lampedusa e Linosa, insieme a Pantelleria, sono anche il primo lembo di terra europea per i migranti in fuga dall’Africa che provano a fuggire verso il continente in cerca di una vita migliore.
Si verifica puntuale l’emergenza umanitaria nel mar di Sicilia da anni annunciata senza che il paese si sia fatto trovare preparato a rispondere. E un tam tam mediatico di tali proporzioni non poteva che creare una psicosi collettiva tra i vacanzieri che fino a ieri, già da Pasqua, affollavano queste isole cosi belle da far invidia ai tropici. Oggi Lampedusa conta in totale 6000 posti letto, di cui 2000 nel settore alberghiero ed è forte la preoccupazione degli operatori per l’avvio della stagione.
Da queste parti, sotto il 38 parallelo, la natura è già rifiorita con colori e profumi da stordimento prima del secco di agosto. Perché queste isole, nonostante l’emergenza migranti, hanno mantenuto la loro identità (nessun casinò, né prati per il golf o ville faraoniche, per fortuna) ma un mare non sovrasfruttato dal turismo e dall’industria, molto ricco e pescoso, dove la biodiversità è già da anni tutelata con l’istituzione dell’AMP delle Pelagie, istituita nel 2002. Incredibile il gioco di natura che le ha volute così diverse: la più grande, semidesertica, piatta e calcarea, frastagliata, con spiagge bianche e fiordi turchesi. La più piccola nera e di natura vulcanica, coltivata da secoli con le terrazze a capperi e fichi d’india, coste orlate da piscine naturali e fondali ricchissimi di grosso pesce pelagico, di una trasparenza da record.

A soli 20 minuti di barca a motore da Lampedusa si erge lo scoglio di Lampione, largo appena 700 metri con pareti a picco per la meraviglia dei subacquei, un tempo meta dei pescatori di spugne greci e fanale per i naviganti, oggi parte dell’area marina protetta. A Linosa, che non offre strutture alberghiere ma solo un piccolo residence e semplici casette in affitto, la pace è assicurata perfino nei giorni caldi dell’agosto africano mentre per tutto settembre si continua a praticare la pesca turismo. Questo è un mare così ricco di pesce da sorprendere perfino i naturalisti che qui vengono attratti dagli avvistamenti di delfini, delle tartarughe marine e dal passaggio di cetacei. A marzo, al largo di punta Grecale, è possibile contare i primi avvistamenti.
Fuori stagione, cioè dal primo caldo di maggio e dopo il pienone di agosto, è sempre il momento migliore per godersi l’arcipelago, le passeggiate tra gli odori delle erbe spontanee, le baie segrete e la pesca con i locali. Il pesce azzurro è tipico di queste isole grazie all’uso del cianciolo mentre la notte si esce per le battute a calamari. Per andare a pesca ci si può rivolgere ai molti pescatori che in estate si sono convertiti alla pesca turistica. Per un’immersione tra le spettacolari acque attorno all’isola dei Conigli o a largo di cala Creta ci si può rivolgere a uno dei più vecchi diving dell’isola, La Tortuga, che organizza anche escursioni in giornata sino a Linosa con rientro al tramonto.
Moltissime le barche di legno che organizzano giri dell’isola, basta recarsi al mattino al porto nuovo e prendere accordi per quello di una giornata o quello di mezza, dipenderà poi dal mare. Lampedusa per le uscite in barca è un paradiso: molte le cale e le spiagge che offrono ridossi. La costa sud dell’isola, bassa e ricca di fiordi è riparata con i venti di maestrale, mentre il versante nord, superata la baia dei Conigli, si alza con scogliere e grotte a picco sul blu con scogli e baiette da capogiro più calme, anche quando dal sud soffia forte lo scirocco. E da marzo in poi non è affatto raro avvistare il passaggio della balenottera comune che si ciba di piccoli crostacei.

Ma la vera regina delle Pelagie è l’isola dei Conigli e ovviamente la tartaruga Caretta caretta che nelle notti di luna torna a deporre le uova sotto la sabbia. Dal 1999 la Commissione Europea ha avviato il progetto di conservazione Life Natura per la protezione, il monitoraggio e la sensibilizzazione di pescatori e turisti verso la protezione di questa antichissima specie marina sempre più rara a causa delle attività dell’uomo. Volontari del WWF, veterinari e ambientalisti, gestiscono sull’isola un centro di recupero per la fauna marina liberando pesci e tartarughe dopo le cure. All’interno della zona A dell’Area Marina Protetta, alla baia dei Conigli si arriva soltanto a piedi lasciando auto e motorini lungo la strada principale a 10 minuti dal paese, e a nuoto per chi, gettando l’ancora al di fuori delle boe gialle di segnalazione, arriva dal mare.
Maria Laura Crescimanno