
È andata in scena questa sera al Teatro Carcano la prima milanese di Antigone ovvero Una strategia del rito (in cartellone fino al 5 febbraio) nell’allestimento di Elena Bucci e Marco Sgrosso che ne interpretano anche i protagonisti: la figlia di Edipo e il re di Tebe Creonte. La tragedia si apre su un sovrapporsi confuso di voci e questa scelta pare già una chiara denuncia (è qui il paradosso!) dell’incomunicabilità delle due parti in causa. “Uno sventurato raggio di sole fu quello che gettasti su Tebe quel giorno lontano” è il lamento che il coro eleva ad Apollo e una luce rosso sangue prefigura il destino tragico che accomunerà i contendenti. “La mia colpa è santa” spiega Antigone alla sorella Ismene, non tanto nel tentativo di convincerla a condividere con lei la responsabilità di seppellire il fratello Polinice, dichiarato da Creonte nemico della città e condannato a rimanere insepolto, preda di cani e uccelli, quanto piuttosto con la sicumera di ergersi a paladina delle ragioni del sangue contro quelle della polis. I Greci chiamavano “statis” la guerra civile, consci – per lunga e peraltro poco istruttiva esperienza – che il rimanere fermi ciascuno nella propria posizione non può che condurre allo scontro.
Il Creonte di Sgrosso è un sovrano ieratico, orientale e quasi mandarinesco, a sottolinearne l’aspetto tirannico di despota che si sovrappone e poi travalica la legge, più che esserne strumento e rappresentante. Antigone non ne riconosce l’autorità perché si dice preoccupata di rispettare piuttosto le leggi non scritte, ma immutabili e giuste di Zeus e Dike (la Giustizia). I momenti più intensi della sua rivolta la vedono danzare come una menade, “innamorata della morte”. Fin dall’inizio ha messo in conto di sacrificare la propria vita pur di dare degna sepoltura al fratello e non può (perché non vuole) scendere a nessun compromesso, esattamente come Creonte che impersona l’altra faccia della stessa medaglia. È la loro follia, di segno opposto ma di uguale intensità distruttrice, a perderli, mettendo allo stesso tempo in pericolo la città: “il peggiore dei mali per l’uomo è la follia”, recita il coro.
E se Creonte è colpevole di ribaltare l’ordine – proprio lui che si ritiene il difensore di quello costituito! – confinando sotto terra una viva e lasciando sotto il cielo un morto, Antigone è colpevole della stessa cecità, quella di voler considerare ammissibile soltanto il proprio punto di vista. Sono davvero simmetrici i due contendenti, tanto che il re vedrà ritorcersi contro di lui lo stesso argomento che ha utilizzato contro Antigone, dimostrando di non sapere apprendere lui stesso la lezione che voleva impartire alla giovane. La rigidità che le ha rinfacciato è la stessa che il figlio Emone rinfaccia a lui nella scena più drammatica (e convincente) dello spettacolo.
Ottima la prova del coro ed emozionante il disegno delle luci, opera di Maurizio Viani che se ne è andato pochi giorni fa. A lui la compagnia ha dedicato lo spettacolo e il pubblico l’applauso più caloroso.
Saul Stucchi
ANTIGONE OVVERO UNA STRATEGIA DEL RITO
progetto ed elaborazione drammaturgica di Elena Bucci e Marco Sgrosso
regia di Elena Bucci con la collaborazione di Marco Sgrosso
interpreti principali: Elena Bucci e Marco Sgrosso
Dal 31 gennaio al 5 febbraio 2012
Teatro Carcano
Corso di Porta Romana 63
Milano
Orari: da martedì a sabato 20.30; domenica 15.30
Biglietto: poltronissima 34 €; balconata 25 €
Prenotazioni: tel. 02.55181377; 02.55181362
www.teatrocarcano.com