Una presentazione davvero intensa quella di ieri sera alla Galleria Nuages di Milano. Cristina Taverna e Nicola Magrin hanno raccontato genesi (in principio fu Folon) e lavorazione del loro ultimo libro, “Ancora poche lune. La risposta di Capo Seattle”, pubblicato dalla stessa galleria.
Entrambi si sono detti soddisfatti del risultato: un leporello (il nome del formato viene dal celeberrimo catalogo cantato dal servitore di Don Giovanni nell’omonima opera musicata da Mozart) di oltre tre metri e mezzo che si può ammirare ed esporre in molti modi. Come vedete nella foto qui sotto, a un certo punto Cristina e Nicola hanno squadernato l’opera, mostrandone la parte con gli acquerelli dell’artista.

Sul retro ci sono i testi: quello in cui Cristina racconta come le è venuta l’idea di questa iniziativa editoriale (con tiratura in millecinquecento esemplari), un breve testo di Nicola e la “risposta di Capo Seattle”, ovvero la replica del capo della tribù dei nativi che abitavano le terre poi inglobate nello Stato di Washington rivolta all’inviato del “grande capo bianco”.
Alcuni brani di questo documento per molti aspetti eccezionale sono stati letti da Giulia Azzaro e Tiziano Botteri.

Magrin ha rivelato di aver accettato subito la proposta della gallerista, mettendo però in chiaro – ha detto sorridendo – che non avrebbe popolato gli acquerelli di bisonti, indiani, armi e uniformi. Innamorato della natura, viaggia per il vasto mondo, dal Canada al Nepal, ma poi i boschi e i monti che dipinge sono quelli della Valtellina, dove trascorre i tre mesi della stagione estiva nella sua baita.

La terribile siccità di questa estate non l’ha soltanto preoccupato (se la sorgente a cui attinge si fosse prosciugata, avrebbe dovuto rinunciare a un soggiorno che per lui è vitale, fonte – letteralmente – d’ispirazione per la sua arte), ma l’ha fatto anche riflettere sulla preziosità dell’acqua e sul grave pericolo che corre l’ambiente per il comportamento dissennato dell’uomo.
Dell’uomo bianco, in realtà, a voler essere precisi. Capo Seattle, infatti, oppone apertamente il mondo di approcciarsi alla natura, di viverla e viverci della propria tribù – sensibile finanche alle rocce e alla polvere – a quello dell’uomo bianco che tutto sottomette e distrugge e reifica.
È bene dunque lasciare a lui l’ultima parola perché possa insegnarci oggi quello che non abbiamo voluto ascoltare quasi due secoli fa (la risposta è del 1853).
Rifletteremo sulla vostra proposta e vi faremo sapere, se dovessimo accettarla sarà a una condizione, avremo il diritto di andare liberamente sulle tombe dei nostri morti.
Ogni piccola parte di questa terra è sacra al mio popolo.
Ogni collina, ogni valle, ogni pianura e ogni bosco sono stati consacrati dalle esperienze felici e tristi della mia tribù.
Persino le rocce, mute nella loro solenne grandezza, oppresse dal sole lungo la spiaggia palpitano al ricordo degli eventi passati e persino la polvere che calpestate risponde più ai nostri passi che ai vostri, questa polvere è cenere dei nostri antenati e i nostri piedi nudi, consapevoli la accarezzano”.
La mostra omonima si potrà visitare alla Galleria Nuages fino al 21 gennaio 2023, quando si terrà il finissage.
Saul Stucchi
Cristina Taverna e Nicola Magrin
Ancora poche lune. La risposta di Capo Seattle
Nuages
2022, 32 pagine, 32×23 cm
37 €