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Voi siete qui: Europa » La perla dell’Andalusia

7 Gennaio 2009

La perla dell’Andalusia

Alzi la mano chi, in vacanza o di passaggio in Spagna, non sia rimasto colpito dalle vitali caratteristiche di questa straordinaria terra. Dai Paesi Baschi alla Catalogna, dalla Galizia alle Isole Baleari, tutte regioni splendide. Fino all’Andalusia e al suo capoluogo, Siviglia, dove ci si imbatte nel profondo Sud, simile per tanti aspetti a quello italiano.

Siviglia non è come le altre, peraltro splendide, città spagnole: è lontana dalla metropoli Madrid, così come dalla marittima e catalana Barcellona. Ma il suo fascino è uguale, se non superiore, recando in qualunque frammento di vita quotidiana un mix introvabile nelle città precedenti: l’amalgama cristiano-musulmano.

Questa è una delle caratteristiche più accattivanti di Siviglia, e dell’Andalusia in generale, e la ritroviamo nei suoi più importanti monumenti: dalla Cattedrale (enorme santuario cristiano costruito dove prima cera la moschea) al Real Alcàzar (palazzo-labirinto di impronta araba). Netto il contrasto tra l’austerità e la solennità della prima e il profumo e il colore dei giardini del secondo.

Tale particolare combinazione è rintracciabile anche in campo culinario, visto che alle tradizionali tapas (di cui parleremo tra poco) si contrappongono piatti come il kebab ed il cous-cous, così come a livello di popolazione (sono tanti, per esempio, i residenti di origine marocchina). Rimanendo sul piano della cultura, come non parlare della Giralda, torre-simbolo che riassume in sé la storia del capoluogo andaluso, della Torre del Oro, di piazze favolose come Plaza de España. Singolare il Barrio di Santa Cruz, antico quartiere ebraico caratterizzato da balconi di ferro, patios traboccanti di fiori e profumati aranci. Il tutto bagnato dal Rio Guadalquivir, che offre una vista spettacolare sulla città, circumnavigandola. Al di là delle intriganti tracce di una lunga storia, quello che piace di Siviglia è lo stile di vita, prettamente spagnolo, con quel tocco di calore meridionale.

Per capirla a fondo è necessario viverla in prima persona o soggiornarvi comunque per diversi giorni, magari in due momenti clou del suo anno solare: la Semana Santa e la Feria, imperdibili avvenimenti che scandiscono il ritorno della bella stagione, quella della primavera. La Settimana Santa è quella che precede il giorno di Pasqua, la Feria casca di solito un paio di settimane dopo. In occasione dei giorni dedicati al culto del cattolicesimo tutto si blocca, si rivive la Passione di Cristo attraverso i pasos, carri decorati da fiori, candele e statue di legno raffiguranti i santi patroni.  È qui che i sivigliani si trasformano in costaleros (coloro che si portano sulle spalle i carri) e nazarenos (i penitenti), creando uno spettacolo suggestivo. Ancor più nelle ore notturne, visto che le processioni si susseguono a un ritmo incessante (è un’emozione ritrovarsi in un’atmosfera così suggestiva agli albori del giorno). La Feria è caratterizzata da un’atmosfera meno solenne, tutt’altro, qui a farla da padrona è un’incredibile allegria. Una settimana di festa e “baldoria” sul terreno nella zona sud-ovest della città, dove nelle casetas (tendoni) il ritmo delle sevillanas scandisce canti e danze tra fiumi di alcool e cibo a volontà.

Siviglia non è solo cultura, storia, fascino, avvenimenti. È, soprattutto per i giovani, “divertimento”. E se il divertimento assume una veste particolarissima in occasione della Feria, anche nel resto dell’anno non manca decisamente, traducendosi in due parole: tapas e botellon. Sono le due abitudini che meglio rappresentano il particolare mondo spagnolo ed andaluso. La prima è una tradizione straordinaria, soprattutto per le “papille gustative”. La tapa è uno stuzzichino, servito su un piattino, che i sivigliani consumano in piedi, al banco o in qualche tavolino. Chacinas (salumi) e soprattutto jamon (prosciutto) in qualsiasi modo; bacalao (baccalà) e pescado (pesce). Da ricordare tapas di succulenta peculiarità: solomillo al whisky, pulpo alla gallega, salmorejo. Da bere, ovviamente vino, cervezita (“birretta”), tinto de verano (vino rosso con limonata) e rebujito (sprite e manzanilla, un vino liquoroso) soprattutto in stagione di Feria. Muoversi da un bar all’altro, “l’andar di tapas” raggiunge qui livelli inavvicinabili, anche per il prezzo contenuto. Se poi, come chi vi parla, vi aggirate per la prima volta per le vie del centro e, soprattutto in concomitanza delle piazze, vedete enormi folle riunite attorno ad innumerevoli buste vi verrà spontaneo chiedervi: “Ma cosa stanno facendo?” La risposta: “Il botellon”. I ragazzi si riforniscono infatti di bevande al supermercato (abbattendo così i prezzi), che siano analcoliche (cola in gran parte) e soprattutto alcoliche (gin, rum, vodka ecc.), di bicchieri e ghiaccio. Poi si fanno i cocktail, in piazza, dove si riuniscono. Se ti aggiri verso le 3.00-4.00, fino all’alba, in piazze come Alfafa o Alameda de Hercules, l’impatto visivo è di quelli che ti rimangono impressi, per folla presente e cocci di vetro sparsi sul marciapiede. I locali che animano le notti sivigliani sono innumerevoli e di tutti i tipi: dalla Carboneria (locale di richiamo turistico dove il flamenco è l’attrazione principale) alle discoteche come il Boss (più “in”) ed il Fun Club (locale rock), dagli infiniti bar e pub nelle piazze già menzionate e nella zona di Triana, soprattutto in Calle Betis, lungo il fiume.

Per chi la mattina stenta ad alzarsi ad un orario decente, Siviglia può essere un’opzione da valutare, visto che qui gli orari di qualunque tipo, da quello di apertura dei negozi a quello della colazione, da quello di pranzo e siesta a quello dell’uscita serale, sono tutti spostati in avanti di almeno un paio d’ore rispetto all’Italia. E se capiti lì per un po’ di tempo, non puoi che adattarti allo stile di vita un po’ scostante, non puoi esimerti dal far tue tradizioni per noi così diverse e per questo così affascinanti. Cominciare la giornata con una tostada (fetta di pane tostato con prosciutto o semplicemente olio e pomodoro) sarà un piacere, fermarsi a metà mattina per un café con leche (qui il cappuccino non esiste)… Non mancano i parchi, come lo splendido Parque de Maria Luisa, i musei e gli stadi… Appassionati, fanatici di calcio, su con la vita! Anche qua il calcio è religione, per il pallone si suda e si sbraita, divisi tra i due club della città: Siviglia e Betis Siviglia. Ognuna con il suo stadio (rispettivamente Estadio Ramon Sanchez Pizjuan e Estadio Benito Villamarin), le due formazioni, quando si incontrano, danno vita a derby accesissimi, vista l’intensa rivalità. Come non ricordare la tradizionale corrida, la stagione comincia la domenica di Pasqua fino ad Ottobre nell’arena della Plaza de Toros. A Siviglia ci si arriva in diversi modi: l’aereo è il mezzo più veloce ma possono essere prese in considerazione anche opzioni come il treno, il pullman o, per i più avventurieri e con del tempo a disposizione, lauto, attraversando la Costa Azzurra, la Francia, la Catalogna, tutta la Spagna fino al Sud. La posizione del capoluogo andaluso è “tattica”: dista poche ore da un altro continente, l’Africa, rappresentata da quel bellissimo Marocco del quale la città porta i segni, e da un’altra interessante nazione come il Portogallo. Chi ha dei dubbi su questa città li cancelli all’istante. Hasta pronto, Sevilla.
testo e foto di Francesco Gori

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