L’esposizione Jacopo del Casentino e la pittura a Pratovecchio nel secolo di Giotto, visitabile fino al prossimo 19 ottobre, è una mostra molto piccola, ma tutt’altro che insignificante. Per l’occasione il Teatro degli Antei a Pratovecchio Stia è stato trasformato in uno scrigno che accoglie quattordici opere d’arte realizzate in un arco temporale che va dagli inizi del Trecento alla prima metà del secolo successivo. E l’occasione è la quattordicesima edizione de La città degli Uffizi, manifestazione ideata dal direttore della Galleria degli Uffizi, Antonio Natali, per portare il Museo fuori dalla sua prestigiosa sede e riallacciare antichi legami tra Firenze e la Toscana, ma non solo: ricordiamo la mostra del 2011 a Santo Stefano di Sessanio, in provincia de L’Aquila.
Questa tappa è un omaggio al territorio casentinese, nel quale gli organizzatori hanno voluto riportare “a casa” Jacopo del Casentino che una “stratificata tradizione” vuole originario proprio di Pratovecchio. L’unica sua opera firmata (“Iacobus de Casentino me fecit”) fu donata agli Uffizi nel 1949 dal collezionista milanese Guido Cagnola. Si tratta di un piccolo trittico per devozione privata che reca nel pannello centrale la Madonna con Bambino in trono, attorniati da angeli e dai santi Bernardo di Chiaravalle e Giovanni Battista (patrono di Firenze, tanto da far sospettare un’origine fiorentina del committente), mentre su quelli laterali compaiono rispettivamente San Francesco mentre riceve le stigmate, santa Maria Maddalena e una santa martire non riconoscibile, e la Crocifissione.
Il San Cristoforo che ha per compagno san Giacomo maggiore nel trittico della Madonna con Bambino di Giovanni del Biondo ha in piedi immersi in un fiume ricco di pesci e a chi scrive questa recensione, arrivato in zona per ascendere alla sorgente dell’Arno, non poteva che ricordare il fiumicel che nasce in Falterona: Pratovecchio Stia si trova infatti alle pendici del monte.
Dalla Galleria dell’Accademia di Firenze è arrivata la tavola di un polittico raffigurante un altro San Giovanni Battista, attribuito allo stesso Jacopo, mentre al suo ambito viene ricondotto il graduale con scene miniate concesso in prestito dalla Biblioteca Rilliana del Castello della vicina Poppi.
Il rosso acceso dell’allestimento rimanda al colore del drappo del trono su cui siede ieratica la “Madonna della Neve” di ignoto pittore toscano attivo nella prima metà del XV secolo. L’opera è conservata nel monastero delle domenicane di Pratovecchio e, lo ricorda il bel catalogo a cura di Daniela Parenti e Sara Ragazzini per Maschietto Editore, è inedita, essendo “pressoché sconosciuta agli studi storico-artistici”. Molto bello il confronto diretto suggerito dall’affiancamento delle due Annunciazioni dipinte da Bicci di Lorenzo e da Giovanni di Marco detto Giovanni dal Ponte. La prima è un vero trittico nel cui pannello centrale un timido arcangelo Gabriele porge garbatamente l’Annuncio alla Vergine, mentre nella seconda sono le esili colonnine che inquadrano il Battista e la Maddalena a dare l’idea del trittico e in questo caso l’arcangelo plana sulla sua nuvoletta al cospetto di Maria che lo accoglie a braccia aperte, letteralmente.
Saul Stucchi
Iacopo del Casentino
Trittico portatile
Firenze, Galleria degli Uffizi, tavola, cm 39 x 42
Giovanni del Biondo
Madonna in trono con i santi Cristoforo e Jacopo
Pratovecchio, Chiesa del SS. Nome di Gesù (da San Iacopo alla Villa)
Jacopo del Casentino e la pittura a Pratovecchio nel secolo di Giotto
Teatro degli Antei
Pratovecchio Stia (AR)
14 giugno – 19 ottobre 2014
Orari: da lunedì a venerdì 15.00-19.00; sabato e domenica 10.00-13.00 e 15.00-19.00
Biglietto: intero 6 €; ridotto 4 €