In un assolato pomeriggio di metà maggio ho dato appuntamento a Nello Forti Grazzini, tra i massimi esperti italiani di arazzi, davanti all’Accademia di Brera, nel cuore di Milano. Abbiamo attraversato la corte presidiata dal marziale Bonaparte del Canova e ci siamo diretti al bar, dove abbiamo bevuto un caffè mentre il professore mi parlava della mostra intitolata La Galleria degli Arazzi. Epifanie di tessuti preziosi (curata da Giovanna Giusti) attualmente in corso agli Uffizi. Quello che segue è il resoconto di quella conversazione.

“Si tratta di una mostra nuova e vecchia allo stesso tempo”, ha esordito Forti Grazzini, spiegando che un tempo gli Uffizi esponevano una cinquantina di arazzi dell’antico fondo granducale (composto da circa duemila pezzi, numero che fa di Firenze la terza collezione mondiale). Questi arazzi, dopo le mostre medicee agli inizi degli anni Ottanta, sono stati riposti perché erano in rovina. Da allora purtroppo non si è visto più nulla, anzi per molti anni c’è stato una sorta di orgoglio nel non mostrarli, segno della premura con cui si pensava alla loro preservazione. “Avevano ragione nella necessità di salvarli, però la dimenticanza è un nemico peggiore” perché gli arazzi rischiano sempre di venire dimenticati, ha proseguito il professore. Se invece gli Uffizi restaurano dei pezzi, inviano un “messaggio” ad altri musei che magari ne seguono l’esempio. Il prolungarsi della “scomparsa” degli arazzi era il vero problema, tanto che si può dire che “un trentenne non ha mai visto un arazzo a Firenze”. Nel frattempo, a onor del vero, è in corso la catalogazione dell’intera collezione da parte di Lucia Meoni, arrivata alla pubblicazione del secondo volume e di cui si aspetta il terzo. Negli anni ci sono state anche delle mostre, alcune proprio di arazzi, altre – come quella recente sul Bronzino – in cui gli arazzi erano di corredo.

La novità è che per la prima volta qualcuno si è riproposto il problema che gli arazzi non vanno dimenticati e questo qualcuno sono sono stati gli Uffizi che un tempo esponevano i loro pezzi lungo il corridoio che gira a staffa al piano superiore, da dove erano stati tolti perché prendevano la luce dai finestroni. Il museo in questa occasione ha progettato una zona di esposizione ad hoc per gli arazzi, con tutte le sicurezze necessarie. Inoltre ha provveduto ad alcuni restauri e altri sono stati programmati.
La speranza è che conclusa la mostra si torni a parlare di arazzi in un futuro non troppo lontano, magari grazie al finanziamento di qualche sponsor che volesse sfruttare il “fervore” suscitato proprio da questa esposizione. La mostra è dunque importante soprattutto per la prospettiva che apre. Un tempo un visitatore andava agli Uffizi e poteva vedere cinquanta arazzi, ora per qualche mese (la mostra chiude il prossimo 3 giugno, ndr) se ne sono visti una ventina, alcuni in buone condizioni, altri meno.

“Ma come è avvenuta la selezione dei pezzi in mostra?” ho chiesto a Forti Grazzini. “Sono tutti pezzi importanti, cinquecenteschi, un po’ fiamminghi e un po’ fiorentini” mi ha risposto, elencandone poi i principali. Tra quelli fiorentini ha segnalato il palliotto d’altare su cartone di Salviati, due pezzi delle Cacce di Poggio a Caiano (da cartone di Stradano), due arazzi della Passione di Cristo (uno dei quali da cartone di Cigoli, particolarmente bello; tra l’altro è l’ultima serie con oro tessuta a Firenze: molto sontuosa). E poi i pezzi fiamminghi più importanti, come quello tratto dalle Storie di Giacobbe che apre il percorso espositivo e due o tre pezzi della famosa serie sulle Feste di Caterina de’ Medici; serie di cui esistono i disegni preparatorii realizzati dal pittore manierista francese Antoine Caron che oggi viene considerato l’autore anche dei cartoni.

La mostra è un’occasione importante per far sapere (non che sia una scoperta) la provenienza di questi arazzi. Quelli fiorentini furono commissionati da duchi e granduchi, mentre gli altri arrivarono in seguito a unioni matrimoniali: la serie su Caterina de’ Medici arrivò per esempio con il matrimonio di Cristina di Lorena con Ferdinando I, a fine Cinquecento. In seguito invece al matrimonio tra Vittoria della Rovere e Ferdinando II nel 1637 giunsero altri arazzi.
La chiacchierata si è poi spostata sulla mostra di Bramantino in corso al Castello Sforzesco di Milano, ma di questa parleremo in un’altra occasione.
PS: ho visitato la mostra agli Uffizi pochi giorni dopo l’intervista al professore. In particolare mi hanno colpito gli arazzi della serie delle Feste dei Valois, con il pezzo intitolato “Festa con attacco all’isola davanti a Fontainebleau” appeso al contrario per mostrare la vivacità dei colori originali, ormai scomparsa sulla fronte a causa dell’invecchiamento provocato dalla prolungata esposizione al sole. Segnalo poi che di Bernart van Orley, autore dell’arazzo delle Storie di Giacobbe che apre il percorso, la Galleria degli Uffizi custodisce due ritratti di ignoto e di sua moglie (un tempo attribuiti a Holbein), esposti nella stessa sala che ospita Antonello da Messina e sei splendide opere di Hans Memling.
Saul Stucchi
LA GALLERIA DEGLI ARAZZI
EPIFANIE DI TESSUTI PREZIOSI
Dal 20 marzo al 3 giugno 2012
Galleria degli Uffizi
Firenze
Biglietto: intero 11 €; ridotto € 5,50 €
Orari: da martedì a domenica 8.15-18.50; la biglietteria chiude alle 18.05
Chiuso il lunedì
Informazioni:
www.unannoadarte.it
Didascalie:
Un torneo della serie delle Feste dei Valois (1575 ca)
Manifattura di Bruxelles
Disegno di Antonio Caron, 1564 ca.; cartone di Lucas de Heere
Depositi della Galleria degli Uffizi, Firenze
Cristo davanti a Erode (1601)
Manifattura medicea
Cartone di Ludovico Cardi detto il Cigoli; tessitura di Guasparri Papini
Depositi della Galleria degli Uffizi, Firenze
Giacobbe lascia la casa paterna per recarsi in Mesopotamia (1530 circa-1544) Bruxelles
Disegni e cartoni: Bernart van Orley Bruxelles (1488-1541)
Tessitura in basso liccio: Willem de Kempeneer (Bruxelles, notizie dal 1534 al 1544)
Trama: lana, seta Ordito: lana, 7 fili per cm
cm 432 x 470 Fonti: Genesi, 28, 1-5
Firenze, Galleria degli Uffizi, Deposito arazzi