
È probabile che il visitatore, varcando la soglia della mostra Vietnam. Fotografie di guerra di Ennio Iacobucci 1968 – 1975, allestita al Museo di Roma in Trastevere, conosca poco o addirittura nulla della vita e dell’opera del fotografo a cui è dedicata. Risulta dunque molto istruttivo il pannello biografico che sintetizza la folgorante carriera e la drammatica vicenda umana di questo fotoreporter sfortunato quanto talentuoso.
Nato da famiglia povera in Abruzzo nel 1940, Iacobucci ha fatto il contadino, il lustrascarpe e il lavapiatti prima di incontrare l’uomo che gli avrebbe cambiato la vita. Alle Olimpiadi romane del 1960 (quelle in cui Berruti vinse i 200 metri), Iacobucci conosce il giornalista inglese Derek Wilson e ne diventa amico. Questi lo spinge a imparare le lingue straniere e lo avvia alla carriera di fotografo. Qualche anno dopo Iacobucci è in Israele per documentare la Guerra dei 6 Giorni. Ma è il 1968 l’anno della svolta, lo stesso in cui Joseph Koudelka, ventenne, immortalava il soffocamento della primavera di Praga, con i carri armati del Patto di Varsavia che prendevano possesso dei centri nevralgici della città e del paese. A migliaia di chilometri di distanza, l’altra superpotenza, combatteva contro i Vietcong e c’era Iacobucci a catturarne gli avvenimenti più significativi.
Il 1968 è l’anno del Tet, l’attacco vietcong al sud del Vietnam in occasione del capodanno buddista. In una foto vediamo soldati americani della 9° divisione alle prese con la costruzione di un ponte sul delta del Mekong. In primo piano un soldato imbraccia un trombone, mentre il centro dell’immagine è occupato da un elicottero che trasporta un battello. La guerra non è fatta solo di azioni belliche, ma anche di operazioni logistiche e di svaghi. Più avanti, una foto mostra le accoglienze calorose riservate alle attrici che accompagnano Bob Hope, durante lo spettacolo natalizio a Saigon.
Un’altra foto invece svela la routine della morte, a cui non si fa più caso. Un marine sudvietnamita è impegnato nella lettura di un libro mentre, seduto su una jeep, “veglia” il cadavere di un vietcong ucciso nel quartiere cinese di Saigon. L’abitudine non cancella tuttavia le conseguenze della guerra che restano terribili, anche perché ricadono indiscriminatamente su tutti, come testimoniano le mutilazioni dei bambini seduti sui gradini di una scala.
E non manca la blasfema commistione tra sacro e profano: ecco alcuni soldati americani inginocchiati per ricevere la comunione, in una base avanzata nell’area di Khesanh.
Gli organizzatori hanno sistemato vicine due immagini tra loro in forte contrasto: una immortala il tour ciclistico del Vietnam, con i corridori protetti da una camionetta militare mentre girano nelle strade alla periferia di Saigon. Nell’altra dei bambini e degli adulti scrutano incuriositi alcuni cadaveri bruciati dal napalm lanciato durante l’attacco a un villaggio. Mentre osservo questa immagine particolarmente drammatica, si fermano alcuni bambini in visita alla mostra coi genitori: non mostrano alcun segno di turbamento. Probabilmente la televisione li ha già anestetizzati, abituandoli a scene altrettanto violente trasmesse quotidianamente…
Altri abbinamenti sono ben ideati. Un carro armato trascina per i campi i cadaveri di alcuni soldati nordvietnamiti uccisi nel corso di una imboscata. Nella foto accanto un miliziano tiene in braccio il proprio bimbo ancora in fasce.
Una delle immagini più drammatiche (e insieme una delle più belle) raffigura lo scheletro carbonizzato di un soldato sudvietnamita, annientato dal napalm. Accanto, nell’angolo in basso a destra della foto, s’intravede l’ombra del fotografo. Sono come due fantasmi sorpresi insieme, dimenticati dalla storia ma in qualche modo immortalati dall’arte. La testa reclinata del cadavere quasi tocca l’ombra della testa del fotoreporter: a fare da “ponte” è la sua macchina fotografica.
Nel 1971 viene avviata l’invasione del Laos, impresa che si rivelerà disastrosa. L’anno seguente Iacobucci si trova a Quangtri, da dove trasmette la notizia della caduta della città nelle mani dei nordvietnamiti, facendo infuriare gli americani che gli danno la caccia nella giungla. Il fotografo sfugge a una brutta fine grazie a una motocicletta trovata in una radura, in sella alla quale attraversa le linee nemiche fino ad arrivare a Saigon. Qui è accolto dall’entusiasmo dei colleghi della stampa. Alcune immagini mostrano la devastazione di Quangtri e la desolazione della collina di Hoi An, dopo il passaggio dei bombardieri americani.
Il ’73 porta gli accordi di Parigi: ecco Nixon in visita ai soldati, emblema del sorriso ipocrita della politica. Due anni dopo, nel 1975, Iacobucci è a Phompenh e assiste alla conquista della capitale cambogiana da parte dei Khmer rossi, avvenuta il 7 aprile. Alcuni scatti raccontano l’ingresso dei vincitori. Una foto che è riduttivo definire storica ritrae l’ambasciatore Gunther Dean mentre abbandona la città portando con sé il vessillo a stelle e strisce. È il simbolo di una disfatta a cui nessun americano aveva osato pensare.
Tornato in Italia, a Iacobucci non restano che pochi anni di vita (morirà ad appena 37 anni) che trascorre in povertà e solitudine, sempre più dimenticato. Questa mostra – assolutamente da vedere – è in qualche modo un risarcimento postumo e un sentito omaggio alla sua arte.

Museo di Roma in Trastevere
Piazza S. Egidio 1 b
Roma
www.museodiromaintrastevere.it
Orario: dal martedì alla domenica 10.00-20.00 – la biglietteria chiude un’ora prima – lunedì chiuso
Biglietto: intero 5,50 €; ridotto 4,00 €
Info: tel. 060608 (tutti i giorni ore 9.00 -22.30)
Didascalie:
Vietnam, Zona degli altipiani
Una pattuglia di rangers in perlustrazione con l’ausilio degli elefanti (1969)
Tai Ninh
Ennio Iacobucci in compagnia di alcuni seguaci della religione Cao Dai (1969)
Tai Ninh
Foto di gruppo prima della partenza per la Cambogia (1970)
Area di Khe Shan
Soldati americani ricevono la comunione in una base avanzata (1968)
Phnom Penh
I Khmer rossi fanno il loro ingresso a Phnom Penh (1975)
Vietnam: Strada numero 9
Soldati sudvietnamiti in posa dopo l’uccisione di un guerrigliero (1972)