
Le abbondanti nevicate che hanno messo in ginocchio mezza Italia hanno anche regalato scenari da cartolina. Neve e arte formano del resto un binomio di successo dalla lunghissima tradizione, tutt’altro che esaurita. In questi giorni d’inverno è più facile accorgersene, anche per almeno un paio di mostre che vertono proprio su questo tema. Alla Kunsthaus di Zurigo è infatti allestita un’esposizione dal titolo Racconti d’inverno. L’inverno nell’arte dal Rinascimento all’Impressionismo (apre i battenti il 10 febbraio per chiuderli il 29 aprile 2012) che squaderna circa 120 opere di artisti del calibro di Pieter Brueghel il Giovane, Goya, Malevich, Monet e Munch – per citare soltanto una manciata di quelli più celebri – in cui protagonista è la stagione più fredda dell’anno. I disagi e le sofferenze che porta con sé caratterizzano molte raffigurazioni, ma non mancano all’opposto rappresentazioni poetiche in cui gli artisti celebrano il manto nevoso come piacere per gli occhi e per l’anima.

Ho appena pubblicato su ALIBI la recensione delle due mostre che Piacenza dedica a Stefano Bruzzi, una delle quali ha per tema proprio la poetica della neve. E “Il senso di Bruzzi per la neve” è il titolo – non privo di ironia, col richiamo a un celebre romanzo – del saggio di Andrea Baboni che ne apre il catalogo.
Eccone un brano:
La neve è protagonista nell’opera di Bruzzi, ne è componente poetica sostanziale che modifica gli scenari abituali, stimolando nuove emozioni nell’Artista; quando essa è presente egli esprime in modo più completo e intimo il suo rapporto privilegiato con il dato reale. Il silenzio immoto della natura si accentua nel paesaggio ovattato e i gesti quotidiani, già in altri contesti indagati e approfonditi, assumono ritmi come sospesi in questo spazio bianco senza tempo, ove la definizione plastica di figure e cose, la loro elaborata e intensa strutturazione, classica e solenne, sembrano superare il contingente; alla comparsa della neve l’ambiente circostante si trasfigura, assumendo un significato altro. Avvolto o sfiorato dal manto candido, l’abituale scenario appare come rinnovato. La terra varia nei suoi colori vivificata da riflessi e cangianze, l’atmosfera si rischiara in bagliori cristallini che creano l’incanto silente di un’apparente sospensione.
Infine permettetemi una breve nota personale: pochi giorni fa ho avuto il piacere di pernottare allo Chalet Il Capricorno di Sauze d’Oulx. Alle pareti del ristorante si possono ammirare numerosi quadri, molti dei quali portano la firma del pittore contemporaneo Sergio Manfredi (Torino 1932).

Nella libreria in salotto ho trovato un catalogo delle sue opere (edito da Giacone, a cura di Ernesto Caballo), di cui riporto qui sotto alcuni stralci:
il nostro tema è la sua neve, è l’immagine militante in primis della sua pittura, il bianco presidio, la buona coltre della montagna: ci giocano i bambini e milioni di sciatori da quando il pattino da neve ha affrancato le Alpi dalla ‘morte bianca’ che durava sette-otto mesi all’anno. […] Che poi un nivologo del Seicento, Donato Rossetti, abbia stampato un’operina intitolata La figura della neve in cui questa straripante materia viene sbrigativamente suddivisa in neve ‘di bruscoli’, ‘di punta’, di ‘fiocco’, di ‘rosetta’, di ‘granello’, con una parsimoniosa, lesinata nomenclatura, Manfredi ed io ne sorridiamo. Osservo che in una fitta sequenza dell’artista la neve del solstizio decembrino e di Natale è un impalpabile sfarinio; cristallina quella di gennaio, bioccolosa, lanuginosa quella di marzo, salina nell’aprile, talvolta cerea, talvolta marmorea alle alte quote in maggio e giugno; di primavera ha vene di muschio sulle colline. Il disgelo, l’artista lo segna a linee segmentate, serpentinate. […] Manfredi è il buon favolista della neve […] esperisce le molte forme e sostanze della neve, e riprende con noi il discorso della sua labilità, plasticità, densità e, insieme, imponderabilità, dei suoi specimini, e penso che sia il tema saliente, unificante della sua pittura.
Come vedete, la neve non è soltanto una fastidiosa scocciatura che rallenta (o impedisce) gli spostamenti…
Saul Stucchi
RACCONTI D’INVERNO
L’inverno nell’arte dal Rinascimento all’Impressionismo
Kunsthaus Zürich
Heimplatz 1
Zurigo
Tel. 0041 (0)44 253 84 84
www.kunsthaus.ch
Orari: sabato, domenica, martedì 10.00-18.00; mercoledì, giovedì e venerdì 10.00-20.00
Biglietto (comprensivo di audio-guida in inglese/tedesco/francese): intero 18 CHF; ridotto 12 CHF
STEFANO BRUZZI
La poetica della neve
Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi
Fino al 19 febbraio 2012
Orari: dal lunedì alla domenica 9.30-12.30; 15.00-18.00
Biglietto: intero 5 €; ridotto 3,50 €
CHALET IL CAPRICORNO
Via Clotes 21
Sauze d’Oulx (TO)
www.chaletilcapricorno.it
DIDASCALIE:
Pieter Brueghel il Giovane
Ritorno dalla locanda (dopo il 1616)
Olio e tempera su tavola, 40,8 x 64,5 cm
The Montreal Museum of Fine Arts, Donazione della famiglia Maxwell 1955
Stefano Bruzzi
Spaccalegna
Alcuni dipinti di Sergio Manfredi esposti nel ristorante dello Chalet Il Capricorno