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Voi siete qui: Arte » Il percorso artistico di Giuseppe Dimaria. A giugno in mostra a Milano

1 Aprile 2014

Il percorso artistico di Giuseppe Dimaria. A giugno in mostra a Milano

Dimaria_Ayuasca
Il percorso artistico di Giuseppe Dimaria segue parallelamente quello riservato alla carriera. Dietro la facciata di uomo apprezzato nel settore aziendale, al di là di quella via lavorativa percorsa con determinazione fino ad arrivare ad ottenere risultati di rilievo, si cela una persona dalla sensibilità spiccata che ha manifestato sempre la necessità di esprimere le proprie emozioni vissute nel corso del tempo sia in pittura che nella musica: sostenendo una sua personale ricerca ed esercitandosi attraverso tecniche apprese da maestri di pittura, come Rodolfo Viola e Lele Luzzati, studiando fin da piccolo pianoforte e diplomandosi al Conservatorio di Milano. L’arte pittorica l’ha portato a esporre oltre che in Italia, all’estero, Parigi, Goteborg, mentre la passione per la musica l’ha reso compositore; tra le sue esperienze nel settore è stato giudice di Qualità del festival di Sanremo, chiamato dalla Rai, e nel 1997 ha composto una canzone per lo Zecchino d’Oro.

Questa biforcazione interiore è assai comune in ogni individuo, come sostiene C.G. Jung nella sua biografia, intitolata Ricordi, sogni, riflessioni. Come in Jung risiedono due personalità, in Giuseppe Dimaria (1966, Milano) si rendono manifeste due soggettività. «Il gioco delle parti» fra le due personalità, così come usa descriverle Jung «non ha nulla a che vedere con una frattura, o una dissociazione, nell’abituale accezione medica». Se in Jung la personalità numero uno lo spingeva ad interessarsi alle scienze naturali, alle cose concrete e la numero due alle discipline umane, storiche, alla filosofia, al “mondo di Dio”, Giuseppe Dimaria pare essere affascinato da una parte dal rigore e dalla realtà aziendale e dall’altra dall’orizzonte delle arti, nella loro aerea presenza, dall’armonia, dalla fantasia, dal mondo dei colori, del loro emotivo apparire e trasmettere.

Scavando nella vita delle persone si possono comprendere metamorfosi e caratteristiche interiori. Questa linea eclettica, seguita da Giuseppe Dimaria, non è inaspettata se si pensa alla famiglia in cui è cresciuto: sua nonna era una nota poetessa, Elena Assennato Maniscalco, sua madre, Ersilia Assennato, oltre ad essere insegnante, si dilettava a suonare il pianoforte. «C’era all’interno della mia famiglia una cura non solo della parte pratica, ma anche della parte filosofica e poetica; cura dell’aspetto della vita che non era solo legata al lavoro ma anche all’arte… tutto ciò mi ha condizionato. – racconta Dimaria – A casa mia si ricercava con molta frequenza l’uso di una terminologia appropriata anche perché specie dalla parte di mia madre si susseguono generazioni di professori e maestri. Mi hanno insegnato che si deve pensare con la propria testa, che tutto ciò che ci gira intorno non è solo una cosa fisica ma ne esiste anche tutta una parte filosofica».

Per quanto riguarda il suo percorso artistico, Dimaria inizia a dipingere nel 1995, parallelamente al suo trasferimento a Genova. Con molta naturalezza decide di emulare la bellezza dell’acqua salina, che diviene specchio delle sua interiorità. Attraverso la relazione intessuta con Sergio Noberini, curatore di diversi artisti, tra cui Emanuele Luzzati, e ad oggi direttore del Museo di Porta Siberia, Dimaria incomincia a esporre e di conseguenza a vendere alcune delle sue opere. Rientrando a Milano, per questioni lavorative, la sua espressività è portata a modificarsi, in cerca di nuove esperienze pittoriche. Qui si fa viva una fase geometrica, sintetica, dove piramidi, quadrati e triangoli divengono gli unici protagonisti dei suoi dipinti. Ma la sua vera ricerca di stile si avvia una volta trasferitosi a Vicolungo, in provincia di Novara, in una casa avvolta nel silenzio, punteggiato di verde, dove l’azzurro del cielo sembra non avere confini, sotto il quale poter respirare nuove ispirazioni. Realizza così vari pezzi di generi differenti, alcuni legati alla Pop Art, altri materici, altri ancora puramente informali.
Dimaria_occhio
Il primo dipinto della serie materica è Occhio (60x60cm, acrilico su tela nera), che si rifà alle sue indagini sul ritratto. Come per i ritratti che realizza si ritrova sempre qualche particolare che lo contraddistingue, Occhio rappresenta se stesso. Attraverso l’uso del rosso e di colori fluorescenti cerca di attirare l’attenzione, di mettere in risalto l’interiorità, di creare una relazione con l’esterno, con chi osserva. Perché Giuseppe Dimaria dipinge? «Per lasciare una traccia di me ai miei posteri…. Credo sia incredibile che una vita non vada ricordata – svela l’artista – Pensa a tuo nonno: quando tu non ci sarai più, chi mai saprà che lui è esistito e quale contributo ha dato…».

Un quadro che invece, inconsapevolmente, lo lega ancora a Jung, riflettendo sul concetto di inconscio collettivo da quest’ultimo coniato in psicologia analitica, s’intitola Ayahuasca (60x80cm, acrilico su tela), il nome di una pianta allucinogena del sud America. Usata dagli indigeni, essa ha il potere di condurre in uno stato di trance, mostrando sorprendentemente, come è scritto nel libro Sciamani, di G. Hancock, le stesse visioni: immagini di serpenti multicolori, foglie, intrecci di piante e presenze aliene. In questo lavoro Giuseppe Dimaria rappresenta la natura e il pensiero del sogno.

Tra i suoi prossimi progetti a breve termine si ricorda l’esposizione in programma le prime due settimane di giugno 2014 all’interno della Galleria Plaumann (via Santa Marta 8) a Milano.
Valentina Cavera

Didascalie:
Giuseppe Dimaria
– Ayahuasca
– Occhio

Info:
www.giuseppedimaria.it

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