Un patrimonio che va di gran lunga al di là del territorio di Savona, custodito in uno dei palazzi più antichi della città, l’edificio quattrocentesco che un tempo ospitava il Monte di Pietà. È questo il Museo della Ceramica di Savona che ha aperto i battenti nel dicembre del 2014, grazie alla collaborazione tra la Fondazione A. De Mari e il Comune. Anzi, è molto di più e non solo perché va a formare un grande polo museale insieme all’attigua Pinacoteca Civica a cui è collegato. È molto di più perché è uno scrigno di storie e una custodia di vere e proprie opere d’arte. Se infatti molti dei manufatti conservati nelle sale del Museo furono realizzati in serie da abili artigiani, tanti altri sono usciti dalle mani di veri artisti.
Il percorso espositivo si articola su quattro piani e non è lineare, né sarebbe potuto esserlo, considerata la natura del palazzo che ospita il Museo. È inoltre un collage di varie collezioni e donazioni, a cui si sono aggiunti lasciti e acquisti. I curatori hanno deciso di rispettare le individualità delle rispettive collezioni e di far “parlare” le opere perché suscitino emozioni in chi le osserva. Le didascalie non sono applicate alle teche ma trascritte su tavole “take away” che il visitatore trova appese a un chiodo in un angolo della sala (dove vanno lasciate alla fine della visita della stessa).

Il primo oggetto lo si vede al termine delle scale che conducono al secondo piano, da cui inizia la visita. Ed è un colpo d’occhio che lascia meravigliati. In una teca è infatti esposta una sottocoppa con la raffigurazione del Ratto di Europa, opera di Giovanni Agostino Ratti, realizzata nel 1721. La prima sala contiene solo tre opere, ma tutte molto belle, legate da temi mitologici, con scene di genere e paesaggi nei piedi. Anche nella seconda sala, dedicata a Bartolomeo Guidobono e allo stile istoriato barocco predominano i temi mitologici. Molto affascinante il dialogo tra le opere e gli affreschi: sulla volta Bartolomeo ha raffigurato Apollo e Diana sul carro del Sole, mentre su un piatto reale ha rappresentato il dio Nettuno in dolce compagnia a bordo di un carro trainato da cavalli marini.
[codice-adsense-float]Di sala in sala cresce la meraviglia per la qualità della produzione delle botteghe di Savona e Albisola, anche quando abbiamo davanti agli occhi terracotte realizzate per le mense delle classi popolari, come nel caso delle taches noires. Il termine fu coniato nel 1809 dal prefetto napoleonico del Dipartimento di Montenotte, Gilbert Chabrol de Volvic, “l’artefice della Savona moderna”, a cui la città ha intitolato proprio la piazza in cui sorge il Museo. Se le confrontiamo con i servizi da tavola in cui mangiamo tutti i giorni, notiamo l’evidente decadimento provocato da due secoli di produzione di massa globalizzata. Ma non facciamoci prendere dallo scoramento. La successiva sala, la n. 8, è forse la tappa più scenografica dell’intero percorso, uno snodo cruciale. Al centro campeggia una straordinaria struttura in acciaio, composta da vetrine e da una scala che permette di salire al piano rialzato. In pratica una sala dentro la sala. Davvero ogni vaso, ogni piatto, ogni salsiera racconta una storia. Il contenitore con la scritta “Ung. Egiptiaco”, per esempio, custodiva l’unguento egizìaco, composto di verderame, allume, miele e aceto, che serviva per curare le ulcere. In questo caso, dobbiamo confessarlo, siamo grati ai progressi compiuti dalla scienza in campo farmaceutico e volentieri sacrifichiamo forma e stile del contenitore in cambio dell’efficacia del contenuto.

La sala 10 è dedicata alla farmacia dell’antico Ospedale San Paolo, motivo per il quale albarelli e vasi riportano raffigurazioni del santo eponimo. Il prosieguo del percorso porta il visitatore alla scoperta di un vero e proprio tesoro. Sono le sale in cui sono disposte le opere degli artisti del Novecento, dagli esponenti del Déco e del Futurismo alle avanguardie del secondo dopoguerra. Qui si ammirano lavori di Francesco Messina, Nicolaj Diulheroff (suo è un Servizio da tè per sei), Emilio Scanavino e Sergio Dangelo, solo per citarne alcuni. Al quarto piano, poi, c’è l’apoteosi con la sezione dedicata alla ceramica tra arte e design e quella concentrata su Arturo Martini e Agenore Fabbri.
Sono sicuro che la visita del Museo della Ceramica di Savona produrrà anche su di voi due effetti: la tazzina in cui berrete il caffè al bar vi apparirà del tutto anonima e vorrete senz’altro tornare al Museo per approfondire la storia della produzione ceramica e scoprire altre storie sui vasi e i piatti che vi sono custoditi.
Saul Stucchi
Didascalie:
Sottocoppa, 1721
Maiolica; h 5 cm, diametro 33 cm
Marca: rielaborazione pittorica del castello
Iscrizioni: sul verso”Agostino Ratti fece in Savona 1721”
Manifattura di Savona
Credito fotografico: Fulvio Rosso
Sala 8
Macchina espositiva in vetro e acciaio
appositamente studiata per allestire le ceramiche della Collezione Boncompagni
Ludovisi
Credito fotografico: Fulvio Rosso
Sala 14
Arturo Martini Nena, 1930 ca e Maternità, 1931
Agenore Fabbri
Ballerine rispettivamente 1935 e 1954
Credito fotografico: Fulvio Rosso
MUSA – Museo d’Arte di Palazzo Gavotti
Museo della Ceramica
Palazzo Gavotti
piazza Chabrol 1
Savona
Orari:
lunedì, martedì, mercoledì 10.00-13.30
giovedì, venerdì, sabato 10.00-13.30; 15.30-18.30
domenica 10.00-13.30
Biglietti:
intero 6 €; ridotto 3 €
Informazioni:
Tel. 019.8310256
www.comune.savona.it