
E aggiungiamo subito che il teatro antico gode ancora di ottima salute, come dimostra anche il successo dei festival, soprattutto estivi, che mettono in cartellone commedie e tragedie di autori greci e latini. Citiamo per esempio quelli di Siracusa e di Taormina, di Sarsina, di Epidauro in Grecia, di Mérida in Spagna. Molti dei visitatori attesi avranno senza dubbio una buona conoscenza di questo mondo e potrebbero aspettarsi poche sorprese dall’esposizione. E invece non rimarranno delusi perché, come ha notato durante la presentazione alla stampa una delle curatrici, la direttrice del Museo Archeologico di Napoli, Valeria Sampaolo, ai pezzi esposti l’allestimento dell’architetto Paolo Bolzani ha regalato una nuova vita, rendendoli quasi “inediti”. Il merito è soprattutto di un’attentissima disposizione delle fonti d’illuminazione. Nelle teche di vetro che ricordano quelle delle gioiellerie la luce proviene da piccole lampade serpentiformi che esaltano le maschere e gli altri manufatti. Un’altra sorpresa è vedere affiancati reperti provenienti dall’area campana a quelli “a chilometro zero” (per usare un’espressione in voga nel settore gastronomico), scavati cioè in ambiti molto vicini a Ravenna. Da Reggio Emilia, per esempio, proviene una maschera decorativa datata alla prima metà del I secolo d.C.; il bel pavimento musivo di età augustea è stato rinvenuto invece in via XX Settembre a Piacenza, mentre il sottosuolo di Imola ha restituito sullo scadere dell’Ottocento la fascia partizionale a mosaico policromo.
In quella che è l’attuale Emilia Romagna si hanno testimonianze dirette di quattro città dotate di edifici teatrali stabili, ovvero in muratura: Bologna, Parma, Rimini e la piccola Mevaniola, l’odierna Galeata (FC). A questo tema è dedicato il saggio di Chiara Guarnieri pubblicato nel catalogo della mostra, edito da Skira. Che anche Ravenna ne avesse uno si desume da un passo di Silviano di Marsiglia, scelto per inaugurare il percorso espositivo: “In definitiva, gli abitanti di qualunque città che si rechino a Ravenna o a Roma, nel circo si comportano come la plebe romana, nel teatro si comportano come il popolo di Ravenna”.
La protagonista della mostra è la statua bronzea di Livia, moglie, anzi vedova di Augusto. Grazie alla particolare pettinatura con due bande divise da una scriminatura centrale è possibile infatti datare l’immagine al periodo della vedovanza (dunque dopo il 14 d.C.).

Segnaliamo che anche quest’anno gli organizzatori sono riusciti a far dialogare i lacerti pittorici della chiesa con i manufatti esposti. Dietro la statua di Livia il visitatore può vedere infatti Maria colta in un atteggiamento molto simile, con le braccia spalancate, ai piedi della croce (due donne in lutto, dunque). Un altro protagonista indiscusso è il benefattore Lucio Mammio Massimo, che i concittadini di Ercolano omaggiarono della statua in posa da oratore presente in mostra, accompagnata dalla dedica originaria, per aver contribuito all’abbellimento della piazza della cosiddetta basilica cittadina. Ma anche gli oggetti di piccole dimensioni meritano attenzione, a cominciare da un vero e proprio unicum, il modello di frons scenae in terracotta, datato al III-II secolo a.C. di provenienza probabilmente magnogreca. L’espositore con il “campionario” in gesso delle maschere tragiche e comiche costituirà un’altra tappa d’obbligo, come la saletta che ospita i vasi da Spina, selezionati dai curatori per le raffigurazioni legate al mondo del teatro.

Un oscillum, ovvero un dono votivo con funzione apotropaica, in questo caso un dischetto di marmo, reca su di un lato la raffigurazione di un giovane satiro pensieroso che osserva la maschera teatrale di un sileno e la sua postura non può che richiamare alla mente il principe Amleto con in mano il celeberrimo teschio.
Il piccolo emiciclo realizzato nell’ultima parte del percorso è un’altra piacevole sopresa. Ospiterà spettacoli affidati alle scuole ravennati e sarà il segno vivente dell’ottima salute del teatro.
L’ultima sala è riservata alle origini del teatro e dunque a Dioniso, il dio a cui erano consacrati gli spettacoli nell’antica Grecia (chi conosce le Rane di Aristofane si ricorderà senz’altro la gag del personaggio Dioniso che chiede aiuto al proprio sacerdote seduto in prima fila nel teatro di Atene). In una saletta sono esposte alcune riproduzioni fotografiche scelte in segno di omaggio a due primattrici: l’imperatrice Teodora e Sarah Bernhardt. Della prima lo storico di corte Procopio scrive nei suoi Anekdota (Storie inedite) il peggio del peggio, descrivendone il passato di attricetta come una serie ininterrotta di depravazioni e sperimentazioni sessuali. Le donne dello spettacolo nell’antichità non godevano di buon credito in tema di moralità (lungi da noi insinuare un qualche parallelo con l’oggi), tanto che Augusto aveva vietato per legge il matrimonio tra appartenenti al rango senatorio e attrici. Giustiniano dovette far abrogare dal vecchio Giustino questa norma per poter sposare la chiacchierata ma senza dubbio affascinante Teodora. Chiudiamo segnalando la raffigurazione, su una piccola lekythos, di un acrobata che danza su un tavolinetto. Altri reperti fittili testimoniano che quest’attività era svolta anche da donne: noi post-moderni, dunque, non possiamo vantarci neppure di aver inventato la table-dance.Saul Stucchi
Histrionica
Teatri, maschere e spettacoli nel mondo antico
Complesso di San Nicolò
Via Rondinelli 6
Ravenna
Dal 20 marzo al12 settembre 2010
Curatori: Luigi Malnati, Valeria Sampaolo, Maria Rosaria Borriello
Progetto di allestimento: Paolo Bolzani
Coordinamento scientifico: Giovanna Montevecchi
Orari: tutti i giorni dalle 10.00 alle 18.30
Biglietto: intero 4 €; ridotto 3 €
Catalogo: Skira
Informazioni:
www.histrionica.it
Didascalie:
Attore con maschera (part.)
seconda metà del I secolo d.C.
Intonaco dipinto
Napoli, Museo Archeologico Nazionale (da Pompei, 28.4.1763)
Oscillum con maschera tragica
I secolo a.C. – I secolo d.C.
Marmo bianco; alt. 31 cm; larg. 30 cm
Napoli, Museo Archeologico Nazionale (da Pompei)
Pavimento musivo
Età augustea
Tessere di pietra e di stucco (?) dipinto, diametro 107 cm
Piacenza, Musei Civici di Palazzo Farnese (da Piacenza, Via XX Settembre)
Statua di Livia
Seconda metà del I secolo d.C.
Bronzo
Napoli, Museo Archeologico Nazionale (da Ercolano, Teatro rinvenuta tra il 5 e l’11 marzo 1739)
Modello di frons scenae
III-II secolo a.C.
Terracotta a stampo; colori sovraddipinti: rosa, rosso, rosso-marrone, alt. 33 cm; larg. 28 cm; spessore massimo 8 cm
Napoli, Museo Archeologico Nazionale (dalla Collezione Santangelo; provenienza ignota)
Lekythos apula a figure rosse
Seconda metà del IV secolo a.C.
Tecnica delle figure rosse con colori sovraddipinti; altezza 22 cm
Napoli, Museo Archeologico Nazionale (da Fasano; dalla Collezione Santangelo)