• Passa alla navigazione primaria
  • Passa al contenuto principale
  • Passa alla barra laterale primaria
  • Passa al piè di pagina
  • Luoghi
    • Italia
    • Europa
    • Mondo
    • A letto con ALIBI
  • Mostre
    • Arte
    • Fotografia
    • Storia
  • Spettacoli
    • Teatro & Cinema
    • Musica & Danza
  • Biblioteca
  • Interviste
  • Egitti

Alibi Online

Voi siete qui: Teatro & Cinema » “GIULIO CESARE”: A MERIDA VA IN SCENA IL POTERE DELLA PAROLA

1 Agosto 2013

“GIULIO CESARE”: A MERIDA VA IN SCENA IL POTERE DELLA PAROLA

GiulioCesare_1
Qualcuno ha detto che chi abbatte una statua deve avere l’accortezza di conservarne intatto il piedistallo: servirà per la statua di chi ha preso il posto del personaggio decaduto. Ho ripensato a questa verità assistendo alla rappresentazione del Giulio Cesare di Shakespeare al Teatro Romano di Mérida (nella regione spagnola dell’Estremadura), per la regia di Paco Azorín, momento centrale della LIX edizione del Festival Internacional de Teatro Clásico (quarto dei sette spettacoli in calendario). Al termine della celeberrima orazione funebre di Antonio, davanti al cadavere di Cesare, l’obelisco che incombe sul palcoscenico viene schiantato e ci si ritrova a Filippi. Gli spezzoni a terra alludono, credo, al frangersi del sogno di potere monarchico (di carattere orientale) di Cesare, ma subito vengono occupati dai cesaricidi e dai loro nemici, tutti uomini d’onore e nobili Romani. In politica, infatti, il vuoto è uno spazio che si riempie in fretta, anche se mai del tutto saldamente. 
GiulioCesare_2

Azorín ha tagliato le parti femminili di Porzia e di Calpurnia e altre secondarie, riducendo di oltre la metà la durata “canonica” dello spettacolo: da quasi quattro ore a poco più di un’ora mezza.
Prima che la rappresentazione abbia inizio sullo schermo che campeggia sul palcoscenico scorrono le date fondamentali della storia di Roma, con la fase monarchica a cui vengono dietro quella repubblicana prima e l’imperiale poi. La lunga sequela di imperatori inaugurata da Ottaviano Augusto è di per sé eloquente: a quel Cesare ne sarebbero seguiti molti altri. E le prime battute sottolineano il senso della ripetizione. Azorín ha scelto infatti di mettere a prologo dello spettacolo la battuta di puro meta-teatro con cui il drammaturgo – attraverso la voce di Cassio – si domanda retoricamente “per quanti mai secoli a partir da oggi questa nostra scena solenne sarà nuovamente recitata da popoli ancora non nati e con accenti ancora sconosciuti!” (Atto III, 1). Vi assicuro che udirla in una scenografia romana come quella dello stupendo teatro di Mérida, come già mi era capitato in quello di Verona e nei Fori di Roma fa un effetto davvero speciale!
GiulioCesare_3
Anche nella versione di Azorín il ruolo di Bruto pare “schiacciato” tra quelli di Cesare, Cassio (il vero motore della tragedia) e di Antonio, ma la sforbiciata ha il merito di proporre un dramma più dinamico e unitario rispetto al “formato” tradizionale. Mi hanno colpito in particolare le prove di José Luis Alcobendas e Sergio Peris-Mencheta rispettivamente nei ruoli di Cassio e Antonio. Mario Gas è un Cesare austero che con il solo carisma occupa la scena, mentre la recitazione di Tristán Ulloa sottolinea la profonda inquietudine – umana, prima ancora che politica – di Bruto.

La scenografia e il disegno delle luci sono ridotti al minimo per esaltare il ruolo della parola. Proprio il dono della parola, con tutto l’armamentario di mezzi espressivi che le fanno da contorno nell’oratoria politica (l’ingegno, la dizione, il physique du rôle…) è quello che Antonio finge di non avere e che invece gli consentono di ribaltare in pochi istanti la situazione a suo favore, condannando alla fuga i cesaricidi.

Lunghi e calorosi applausi da parte del folto pubblico, con tanto di standing ovation, hanno salutato la prova della compagnia. L’edizione 2013 del Festival proseguirà con gli spettacoli Ecuba di Euripide (1-11 agosto), Le donne alle Tesmoforie di Aristofane (14-18 agosto) e I gemelli di Plauto (21-25 agosto).
Saul Stucchi

Le foto sono di Jero Morales.

NB: la rappresentazione, in spagnolo, si basa sulla traduzione di Angel-Luis Pujante. Io ho riportato la citazione dal III atto nella traduzione italiana di Gabriele Baldini (Rizzoli, 1963).

Julio César (Giulio Cesare)

di William Shakespeare
Regia di Paco Azorín
Interpreti: Mario Gas, Sergio Peris-Mencheta, Tristán Ulloa, José Luis Alcobendas, Agus Ruiz, Pau Cólera, Carlos Martos, Pedro Chamizo. 

Festival Internacional de Teatro Clásico de Mérida
Dal 24 al 28 luglio 2013 

Informazioni sul Festival:

www.festivaldemerida.es

Informazioni sulla regione dell’Estremadura:

www.turismoextremadura.com

Informazioni sulla Spagna:
www.spain.info

Tweet
Share
0 Condivisioni

Archiviato in:Teatro & Cinema Contrassegnato con: Shakespeare

Barra laterale primaria

Articoli recenti

  • “Quartett” di Heiner Müller al Teatro Franco Parenti
  • Recensione del film “Terminator” di James Cameron
  • Immagini sonore: Anna Tifu e Giuseppe Andaloro a Trieste
  • Da Mondadori “L’alveare” di Margaret O’Donnell
  • Da Voland “Maqluba. Amore capovolto” di Sari Bashi

Footer

INFORMAZIONI

  • Chi siamo
  • Contatti
  • Informativa privacy & Cookie

La rivista online

ALIBI Online è una rivista digitale di turismo culturale, diretta dal giornalista Saul Stucchi. Si occupa di mostre d'arte, storia e archeologia, di cinema e teatro, di libri di narrativa e di saggistica, di viaggi in Italia e in Europa (con particolare attenzione alle capitali come Parigi, Madrid e Londra). Propone approfondimenti sulla cultura e la società attraverso interviste a scrittori, giornalisti, artisti e curatori di esposizioni.

Copyright © 2026 · ALIBI Online - Testata giornalistica registrata al Tribunale di Milano; reg. n° 213 8 maggio 2009
Direttore Responsabile Saul Stucchi