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Voi siete qui: Europa » Gita a Gozo: visita alla Ninu’s Cave o Grotta di Nino

13 Luglio 2018

Gita a Gozo: visita alla Ninu’s Cave o Grotta di Nino

Seconda parte della tappa a Gozo del reportage di Marco Grassano sull’arcipelago maltese.

Il sagrato della chiesa parrocchiale di Xagħra sull'isola di GozoPrendiamo la linea 322. Gli autobus di Gozo hanno dimensioni inferiori, perché più strette sono le strade e in minor numero i passeggeri, ma risultano ugualmente efficienti e tecnologici. Teniamo sempre la britannica sinistra. Svoltiamo a destra dopo il sottopasso che delimita un parcheggio coperto.

Saliamo gradualmente il fianco del colle, diretti a nord. Attraversiamo il borgo levantino di case basse, poggiate a volte sulla nuda roccia, omogenee nella loro disomogeneità. Una chiesa in stile barocco siciliano. Poco dopo l’abitato finisce. Saliamo ancora, pian piano, fra muretti, ulivi, fichi d’India, macchia mediterranea, piatti terrazzamenti.

Deviamo su una strada a curve, da entroterra della Liguria di Ponente, e ci inerpichiamo verso Nadur, paese biancheggiante adagiato lungo il crinale: specie di Perinaldo assai più arioso, da cui pure si domina il mare nel fondovalle. Fermata di Ġwann: pronunciato Giuànn, come un personaggio di Carlo Porta. Case tinta sabbia dalle balaustrate levantine, un paio di facciate col bordo arancione o azzurro. Svoltiamo ad angolo retto, per sostare alla fermata Madonna. Canticchio mentalmente La isla bonita. Un solenne ed esteso edificio scolastico dall’aria vittoriana.

L’abitato prosegue ancora per parecchio, in un susseguirsi di vie dal languore paesano. Il cielo si incupisce rapido e inizia a disfarsi in una pioggia continua che costringe l’autista ad azionare il tergicristallo. Sulla sinistra, il caseggiato inizia ora a lasciar spazio a una valle sbarrata in fondo dal triangolo livido del mare. La strada è dissestata, piena di buche, crepe, asperità.

Le case cessano anche a destra. L’asfalto, a partire da qui, presenta buone condizioni e si srotola in dolci curve sull’orlo dell’altopiano. A destra, muri a secco, gonfi cespugli mediterranei, fichi d’India. Nella vallata, un patchwork di terreni versicolori e uno scorcio di mare sempre più ampio.

Fermata di Qasab, in un’area attrezzata oblunga, a geometrico giardino pubblico, dalle cui panchine, nei giorni limpidi, si deve fruire di una notevole veduta. Superato un moderno cimitero – o area per le urne dei cremati – dalla pianta a farfalla, iniziamo a scendere, sempre in curve morbide, fino a un incrocio a T, di fronte a un vigneto di dimensioni considerevoli. Ci dirigiamo a sud, inoltrandoci nella valle che prima dominavamo, costeggiando un canale irriguo di pietra inerbita, scavalcato da diversi ponticelli e passerelle in muratura, per l’accesso ai campi.

Muri a secco dall’aspetto precario e dense ramificazioni di fichi d’India. Strada stretta, dal fondo malconcio, come certe nostre provinciali appenniniche. La pavimentazione migliora di colpo quando torniamo a salire blandamente lungo il versante opposto della vallata, fra coltivi e interposizioni di fasce naturaliformi più frequenti man mano che la pendenza cresce e ci si approssima, in curve successive, all’abitato di Xagħra, che fa capolino dalla cima.

Case in via di ultimazione nei grossi laterizi di pietra visti ovunque, con rotondità architettoniche di gusto levantino. Muri parzialmente demoliti circondano appezzamenti di terreno smosso, chiazzato di vegetazione ruderale. Proseguiamo a zigzag tra le vie del paese, lucide di pioggia, fino a rasentare la biglietteria dei Templi Ġgantija e, subito dopo, un campo sportivo. Svoltiamo a destra, in una via dritta e lunga. Scendiamo di fronte a un’abitazione a due piani con l’ingresso decorato da curiose colonnette neoclassiche, poche decine di metri prima di sfociare in Piazza della Chiesa.

La pioggia è fastidiosa. Apriamo gli ombrelli e ci rialziamo i cappucci, mentre ci incamminiamo verso il sagrato, chiuso da una balaustra e più alto di alcuni gradini rispetto al piano, leggermente acclive, del piazzale rettangolare, circondato da casette levantine. La facciata, in pietra, è ispanizzante, a duplici torri campanarie, ma scevra di ornamenti barocchi. Sull’arco del portale, dai battenti chiusi, la scritta Virgini nascenti.

Entriamo passando dalla porticina di destra. Sedie in massiccio legno chiaro verniciato di smalto trasparente, come nelle baite alpine. Pavimento intarsiato in losanghe di marmi diversi. Decorazioni a volute geometriche su ogni centimetro visibile di soffitto e pareti. Sui pilastri che delimitano la vasta navata centrale, coppie riccamente incorniciate di quadretti illustranti le stazioni della Via crucis. Statue a colori, in una nicchia accanto al portone e su piedistalli fra gli archi. Notevole, per una parrocchiale paesana.

Dirigendoci alla porta da cui siamo entrati, ci riuniamo a un uomo vestito di scuro, coi capelli grigi. Ci domanda, in inglese, di dove siamo; dopo la mia risposta, continua in italiano: ci è piaciuta la chiesa? Gli rispondo di sì, è bella e ben tenuta. Ci ringrazia di cuore. Gli domando, a mia volta, se è il parroco. “Davvero le sembro il parroco? No, sono solo un volontario” replica, sorridendo e scuotendo la testa. Gli faccio ancora i complimenti, con calorosa sincerità e spontanea simpatia. È onorato dal nostro interesse. Uscendo, ci augura una buona prosecuzione della visita. Lo saluto con una forte stretta di mano.

Le case vicine alla Ninu's Cave o Grotta di Nino a GozoIl cielo si mostra ancora chiuso, ma sembra che l’intensità delle gocce stia scemando. Manteniamo i soli giubbotti impermeabilizzati. Ester suggerisce di vedere un altro luogo al coperto, poco distante, la Ninu’s cave, o grotta di Nino, segnalata da entrambe le guide. Si trova nella cantina di un’abitazione privata aperta alle visite, per le quali non si paga il biglietto ma “sono apprezzate offerte”. Ho l’impressione che le leggi sul commercio a Malta siano piuttosto rigorose.

Ci infiliamo in Triq Jannar, viuzza che fiancheggia la chiesa dall’altro lato: simile a tante analoghe nei nostri paesi settentrionali. La freccia indicatrice del sito, rivolta a sinistra. Lo troviamo un centinaio di metri oltre, integrato nella fila di case. Sulla parete, una lapide maltese: riusciamo vagamente a intuire che è stata apposta nel 1988 per commemorare il secolo dalla scoperta, avvenuta, a opera di Ġużepp Rapa, il 18 dicembre 1888. Sotto, un avviso che la grotta è aperta e l’invito a suonare il campanello. Ci risponde, al citofono, una voce di donna non giovane. Ci dice di entrare, che scende subito, e fa scattare la serratura automatica della scura porta a vetri interna; quella esterna, massiccia, color avorio, era già aperta.

La signora vive al primo piano. Si affaccia alla ripida rampa di accesso, si siede a fatica sul montascale e lo aziona. “Abbiate pazienza” ci dice, mentre si avvicina pian piano. Appare bassa, tozza e pesantemente impacciata dall’artrosi mentre ci accompagna, arrancando, lungo il piccolo corridoio a destra e ci informa che fu il bisnonno di suo marito a scoprire la grotta.

In fondo, una porta aperta dà sul cortile, dai muri color albicocca. Sulla sinistra, una stanzetta – pavimentata in vecchie piastrelle a disegni geometrici bianchi, rossi, verdi e giallini in tonalità pastello – contiene il busto in bronzo del signor Rapa, poggiato su un piedistallo recante una indecifrabile scritta maltese, e, appesa alla parete bianca, una cornice che racchiude due fotografie: nella prima, un uomo dal viso scarno e dall’aspetto siculo, quali se ne possono incontrare nei libri di Elio Vittorini, mostra un presumibile attestato; in quella di sotto, persone di varie età, compresi due bambini, siedono compostamente attorno a un vescovo.

La Ninu's Cave (Grotta di Nino) a GozoLa donna preme un interruttore elettrico e apre, con la chiave che estrae dalla tasca, una porta di legno scuro, dicendoci: “Potete scendere”. Percorriamo cautamente gli stretti gradini a chiocciola, in cemento e – annegati – ciottoli tondi, tenendoci alla corda che corre a destra. Al termine, ci ritroviamo attorno una piccola caverna ricca di stalattiti, stalagmiti e concrezioni calcaree di varie forme, suggestivamente illuminate e parzialmente protette da una rete metallica.

Osserviamo con attenzione ogni dettaglio e scattiamo una foto. Risalendo, porgo alla padrona di casa un biglietto da cinque euro, dicendole: “Ecco la nostra piccola offerta”. Lei mi ringrazia. I suoi sforzi, che deve ripetere per ogni gruppo di turisti, mi commuovono, temo che la cifra sia troppo bassa, ma ho pudore a mostrarle una commiserazione eccessiva, che potrebbe offenderla. Penso di assegnarle un compenso aggiuntivo scrivendone. Ci accomiatiamo anche da lei con una stretta di mano.
Dodicesima parte – Segue
Marco Grassano
Foto di M. Ester Grassano

Didascalie:

  • Il sagrato della chiesa parrocchiale di Xagħra sull’isola di Gozo
  • Andando verso la Ninu’s Cave.
  • La Ninu’s Cave (Grotta di Nino).
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