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Voi siete qui: Europa » Gita ad Aveiro in Portogallo: la riserva naturale di São Jacinto

5 Maggio 2018

Gita ad Aveiro in Portogallo: la riserva naturale di São Jacinto

Il reportage di Marco Grassano su Porto prosegue con la terza parte del racconto della gita ad Aveiro.

La passerella attraverso le dune e verso la spiaggia della riserva naturale di São Jacinto ad Aveiro, in PortogalloAi lati della Statale 327 – un protratto rettifilo – le villette iniziano a dar luogo a crescenti spazi di vegetazione spontanea e poi, decisamente, a un bosco, che però non è ancora il Parco. Avanziamo varie centinaia di metri – tra una parete di alberi e una di gonfi cespugli, alcuni dei quali impiumati da suggestive foglie tonde glauco-argentee che spiccano nel verde scuro – prima di ritrovarci, a sinistra, il Centro Informazioni della Riserva naturale e, a destra, una spiaggia costellata di curve barchette colorite, che esordisce dietro la piatta costruzione bianca di un bar-ristorante e di fianco a una staccionata in pali di legno, a protezione di una probabile cisterna sotterranea. È ormai l’una. Decidiamo di fermarci qui per il pranzo.

[adsense-inarticle] L’interno del locale è senza pretese: tavolini e sedie alla buona, in metallo cromato e fòrmica tinta noce; lisce pareti gialline, con pochi elementi decorativi che rimandano alla pesca e alla caccia; un frigo per gelati; un settore adibito a bar, con un lungo bancone, che ha, dietro, la cucina, da cui ogni tanto si affaccia la testa incuffiata dell’indaffarata cuoca, e, nell’angolo a destra, i servizi igienici.

Mi viene in mente la trattoria in cui va a mangiare, dopo una mattina di tristi esercizi venatori a spese dell’avifauna, il protagonista del romanzo di Giorgio Bassani “L’airone”. Le lagune e gli acquitrini salmastri del delta del Po non sono, tutto sommato, così differenti rispetto alla ria oceanica, alimentata dal Vouga, che scorgiamo dalle finestre. Anche il nome Aveiro, che deriva dal latino Aviarius, fa pensare a una presenza di uccelli costante nel tempo.

Prendiamo posto. A uno dei tavoli attorno a noi, un gruppo di maturi turisti brasiliani; a un altro, avventori indigeni di mezza età; a un terzo, da sola, una donna di colore non più giovane. Arriva un cameriere dall’aria paesana che, anziché porgerci il menù, ci elenca a voce cosa è possibile mangiare. Ci dice che se abbiamo fretta c’è già pronto del baccalà al forno, ma che se non ci importa aspettare possono prepararci delle seppie alla brace; le porzioni sono abbondanti, per cui una è sufficiente per entrambi. Anche questa alternativa di attesa fra le portate mi ricorda il libro di Bassani. E l’onestà nel consigliarci una sola porzione mi commuove. Decidiamo per le seppie, precedute da una zuppa di verdure e seguite da una macedonia per mia figlia e da un budino casalingo per me. Intanto, ci vengono portati un cesto di pane affettato e una bottiglia grande di acqua minerale.

La zuppa è appetitosa, e così le seppie, servite su un letto di ricca insalata, realmente bastevoli a soddisfarci. Il budino pare davvero fatto dalla nonna, con uova intere, zucchero, latte e caramello, adeguatamente miscelati e cotti in forno a bagnomaria. Il conto, che paghiamo al banco, è di nuovo esiguo: 14 euro e 90. Scopriamo, dalla ricevuta, che il posto si chiama Restaurante Portela / de: Manuel Teixeira da Mota Portela & filhos. Un angolo da non dimenticare.

Attraversiamo la strada per raggiungere la bassa casetta bianca a quattro piccoli spioventi in cui ha sede la guardiola del Parco. Entriamo e vi troviamo la donna di colore che mangiava vicino a noi, uscita dal locale pochi minuti prima sbucciando un mandarino. Ci riconosce anche lei. Iniziamo a chiacchierare. Ci spiega che l’ufficio chiude dalle 13 alle 14; nella pausa pranzo lei è solita andare lì, posto comodissimo ed economico. Ci racconta di essere originaria di Capo Verde, di aver studiato in Angola coi frati francescani e di lavorare ora all’Istituto per la Conservazione della Natura e delle Foreste, ente che gestisce la Rete Nazionale delle Aree Protette di cui fa parte la Riserva Naturale delle Dune di São Jacinto.

Un sentiero nella Riserva Naturale di São Jacinto ad Aveiro, in PortogalloCi illustra i sentieri – ad accesso gratuito – con tre possibili alternative, distinte dal colore delle indicazioni da seguire: quello breve, “Variante Verde”; quello medio, “Variante Azzurra”; e infine la “Variante Rossa”, ossia il percorso completo, una camminata di circa tre ore. Replichiamo che deve essere la tempistica prevista per passeggiatori cittadini o anziani, ma che noi possiamo farcela tranquillamente in un paio d’ore o poco più.

Ci consegna una fotocopia col tracciato del sentiero e la legenda dei punti di interesse; in calce ci annota, a penna, il suo numero di telefono, da chiamare in caso di difficoltà. Ci interroghiamo sull’eventualità di pioggia e scrutiamo in proposito il cielo, che rimane in forse, combattuto tra il sì e il no. Rassicuriamo la gentile impiegata: abbiamo gli ombrelli.

Ci incamminiamo. Il suolo si presenta abbastanza arenoso, ben drenato. Il bosco è costituito per lo più da alti pini marittimi e qualche pino domestico, con un sesto d’impianto naturale. In realtà – secondo le schede tematiche della Riserva reperibili su Internet – è frutto di un intervento antropico di forestazione, operato, a partire dal 1888, per stabilizzare l’ampia fascia sabbiosa che protegge la ria dalla violenza dell’Oceano.

Nella stessa pagina di Rete troviamo una bella citazione da Os pescadores di Raul Brandão:

È in questo punto, dopo l’imboccatura del porto, che la ria appannata si smaterializza e raggiunge la perfezione suprema. San Jacinto delle Sabbie, dipinto di rosso e verniciato di nuovo, si rivede nello specchio limpido delle acque. Più in là c’è una pineta sulla duna, piccola e già misteriosa.

Serpeggiando fra alti cespugli e storti tronchi muschiosi, ci imbattiamo in fossi o depressioni dove affiora la falda freatica. In queste aree più umide compaiono anche pioppi, ontani, salici. Il sottobosco è assai variegato, come densità e come specie botaniche.

Di ogni esemplare indicativo, una targhetta verde riporta la denominazione comune e quella scientifica: Sabina das areias, ossia Ginepro fenicio (Juniperus phoenicea); Silva, o Rovo (Rubus ulmifolius); Tojo arnal do litoral, ovvero Ginestrone (Ulex europaeus); Salgueirinha, cioè Salcerella (Lythrum salicaria). Ciuffi affilati di Junco da cápsula cónica, il Giunco spinoso (Juncus acutus).

La riserva naturale di São Jacinto ad Aveiro in Portogallo: un fusto piegato a balestraIn una delle radure, il tronco di una giovane conifera quasi nuda disegna un semicerchio, riportando il pennacchio di rami apicali all’altezza del suolo. Lo fotografiamo, perché mi fa venire in mente la poesia giovanile di Quasimodo sul “pino distorto, / (…) / col fusto piegato a balestra: / rifugio d’uccelli notturni, / nell’ora più alta risuona / d’un battere d’ali veloce”.

Qua e là, dove ricevono abbastanza fotoni per crescere, altre due varietà arboree assenti dai nostri boschi appenninici settentrionali, etichettate come Samouco (Myrica faya: mai vista) e Medronheiro (Arbutus unedo: Corbezzolo, che invece avevo incontrato assai diffusamente nel Parco del Cònero).

Come nel Parco dell’Uccellina, in Maremma, vi sono diversi arbusti caratteristici della macchia mediterranea, muniti di targhetta identificativa: Murta (Myrtus communis: Mirto); Lentisco bastardo (Phillyrea angustifolia: Ilatro sottile); Sanganho mouro (Cistus salvifolius: Cisto femmina); Sanganho (Cistus psilosepalus: Cisto irsuto); Folhado (Viburnum tinus: Viburno tino); Sabina das praias (Juniperus turbinata: Sabina); Rosmaninho (Lavandula stoechas: Lavanda selvatica, che conosciamo bene); Gibardeira (Ruscus aculeatus: Pungitopo); Giesteira das sebes (Cytisus grandiflorus: una varietà di ginestra leggermente diversa dalla nostra appenninica).

La redola incrocia fasce antincendio – segnate, per il lungo, da tracce di ruote – in cui la vegetazione è mantenuta rasoterra, che reticolano ortogonalmente l’intero bosco dividendolo in caselle uniformi.
Ventottesima parte – Continua.
Marco Grassano
Foto di M. Ester Grassano

Didascalie:

  • La passerella attraverso le dune e verso la spiaggia
  • Un sentiero nella Riserva Naturale
  • Un fusto piegato a balestra
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