Scorrendo i post degli amici su Facebook ho scoperto che Mario Perrotta teneva il suo spettacolo Odissea (intervista all’attore Mario Perrotta, Ulisse-Telemaco allo specchio) in una masseria di Nardò, in provincia di Lecce. Purtroppo l’appuntamento era appena un paio di giorni prima della mia discesa in Puglia. Mi sarebbe proprio piaciuto rivedere (anzi: rivivere) l’intenso monologo calato nell’atmosfera mediterranea. Il destino ha però voluto darmi una sorta di compensazione facendomi scoprire, la mattina prima di fare colazione in un hotel di Ascoli Piceno, lo spettacolo Il viaggio di Telemaco di Gioele Dix.
Terzo e ultimo appuntamento del calendario estivo del Teatro Romano di Ascoli, ha fatto seguito a Le dodici fatiche di Ercole della Fondazione Luzzati – Teatro Della Tosse e a La Ninfa Calipso con Amanda Sandrelli. Quest’ultimo spettacolo, come il Telemaco, fa parte di un progetto intitolato Odissea. Un racconto mediterraneo, ideato da Sergio Maifredi che ne cura anche la regia.
La canzone My Father’s Eyes di Eric Clapton ha accolto Gioele Dix sul piccolo palco allestito nell’area del Teatro Romano e l’attore ne ha spiegato la scelta al pubblico pagante e… a quello NON pagante. Alcune persone, infatti, hanno avuto l’idea di assistere allo spettacolo direttamente da dietro la bassa recinzione dell’area archeologica, risparmiando così il costo del biglietto d’ingresso. Ma quando Telemaco ha potuto specchiarsi negli occhi del padre? Ha dovuto attendere vent’anni e vivere la sua personale odissea, mentre il genitore mai conosciuto combatteva prima sotto le mura di Troia e poi vagava di terra in terra, di isola in isola. Vagava e si disperava, vagava e piangeva. Di giorno, perché di notte rideva e se la spassava con Calipso. Mescolando battute a considerazioni profonde e a improvvisazioni l’attore ha ripercorso con gli spettatori il viaggio iniziatico di Telemaco, alla ricerca di informazioni del padre da tanto (troppo) tempo lontano, ma soprattutto alla scoperta di se stesso. Viaggio di formazione, di autolegittimazione e di autoaffermazione, dunque.
E come il peregrinare di Telemaco seguiva la “road map” dettata da Atena agli altri dei, così Gioele procedeva nella sua personale rivisitazione della Telemachia guidato dalla traduzione di Maria Grazia Ciani per Marsilio, scelta perché in prosa e quindi – e può sembrare un paradosso – a suo parere più vicina allo spirito del testo omerico, essendo libera dalle costrizioni del verso poetico tradotto in un’altra lingua. E se tradurre è in qualche modo tradire, questa versione risulta più fedele di altre.
Mentre la luna piena viaggiava alle spalle dell’attore, imitata dalla passeggiata signorile e indifferente di un gatto bianco (non è un caso gli Inglesi chiamino catwalk la sfilata), Telemaco partiva da Itaca giovane sprovveduto e si faceva le ossa e un nome approdando prima a Pilo e poi recandosi via terra da Menelao. Dell’episodio presso il re Nestore Dix ha rievocato la scena dell’affollato sacrificio, “una immensa grigliata!” di cui pareva di sentire ancora nell’aria i profumi (saranno state le olive ascolane dell’aperitivo…). Della lunga sosta nella reggia di Menelao, invece, ha sottolineato comicamente le debolezze del padrone di casa, sepolto da ricchezze pacchiane che tenta di sbolognare al giovane ospite: “prendi questo carrello d’argento con le ruote!”.
Gag ha seguito gag, intercalate però da quadretti più seri, come la lettura di una pagina di Yannis Ritsos dedicata a un’Elena non più nel fiore degli anni, ma ancora attenta a curare la propria immagine, e le riflessioni – anche personali – sul rapporto padre – figlio. “Telemaco dimostra di avere una grande anima” quando risponde “vorrei essere figlio di un uomo felice”. La felicità del padre è infatti una buona base di partenza perché un figlio possa sperare di essere a sua volta felice. Non hanno avuto questo destino Ulisse e Telemaco, ma ora si sono ritrovati e possono piangere liberamente tutte le lacrime che hanno represso in fondo all’anima. E alla fine dello spettacolo, insieme agli applausi, sono tornate le note della canzone di Clapton. E chi scrive non ha potuto non pensare alla tragedia di un padre che ha perso il figlio…
Saul Stucchi
IL VIAGGIO DI TELEMACO
con Gioele Dix
dall’Odissea di Omero
progetto e regia Sergio Maifredi
produzione Teatro Pubblico Ligure
Teatro Romano
Ascoli Piceno
9 agosto 2014
Informazioni:
www.amatmarche.net