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Voi siete qui: Arte » Giacometti e gli Etruschi tornano vicini alla Pinacothèque di Parigi

30 Dicembre 2011

Giacometti e gli Etruschi tornano vicini alla Pinacothèque di Parigi

I turisti che hanno la fortuna di trascorrere le feste natalizie a Parigi hanno l’occasione di visitare la mostra Giacometti e gli Etruschi che rimarrà aperta fino all’8 gennaio alla Pinacothèque, in Place de la Madeleine. Raccoglie poco meno di 200 opere, tra reperti archeologici e sculture dell’artista svizzero, selezionate dai curatori per invitare al confronto tra due mondi separati da oltre due millenni ma in molti punti vicinissimi, tanto da toccarsi e a volte (con)fondersi tra loro. “L’idolo di Volterra fu per Giacometti la chiave di un mondo immaginario” ha scritto il critico d’arte Giuseppe Marchiori e questa citazione introduce all’esposizione.
Giacometti_1
Durante la mia visita, qualche settimana fa, le sale erano piene di visitatori, attenti a non perdersi una riga dei pannelli didattici fittamente scritti. La prima parte del percorso espositivo è una vera e propria mostra sugli Etruschi, con le sale disposte in ordine cronologico, dal periodo villanoviano (rappresentato da alcune urne cinerarie e alcuni oggetti come una fibula ad ansa e un morso di cavallo), passando per il periodo orientalizzante (sono esposti dei vasi canopi) e quelli arcaico e classico fino all’epoca ellenistica, riccamente rappresentati. Davanti a una sepoltura etrusca con urne cinerarie e casse fa bella mostra di sé la Femme de Venise VII che Giacometti realizzò nel 1956.

Quando oggi si dice che la globalizzazione tende a uniformare il pianeta (ma anche il mondo dell’immaginazione), si dimentica che già nell’antichità era noto un fenomeno di questo genere, come dimostra la diffusione di veri e propri cartoni, come quelli realizzati dagli artisti della scuola di Pergamo, grazie ai quali gli stessi temi e modelli circolavano per tutto il Mediterraneo.
Giacometti_3
La mostra prosegue al piano inferiore, dove il protagonista diventa finalmente Giacometti, pur se non mancano anche qui i reperti etruschi, suddivisi in mini-sezioni, una delle quali è dedicata al cavallo, animale in stretto rapporto con le divinità ctonie e dunque collegamento privilegiato tra il mondo dei vivi e quello dei morti, ma anche simbolo di ricchezza oltre che mezzo per compiere il viaggio nell’aldilà. Tra i pezzi più belli esposti va senza dubbio segnalato l’Homme qui marche I, che si può confrontare direttamente con una statua di offerente dell’inizio del V secolo a.C., in prestito dal Museo Etrusco Guarnacci di Volterra (come quasi tutti gli altri reperti, fatta eccezione per pochi oggetti in arrivo da Firenze).
Giacometti_2
Il visitatore presti particolare attenzione ai disegni dell’artista sul libro Art et civilisation des Etrusques, catalogo di un’importante mostra che il Louvre dedicò agli Etruschi nel 1955: fu proprio quella l’occasione in cui Giacometti venne “stregato” dalla civiltà etrusca. Gli altri volumi esposti rivelano che Giacometti aveva l’abitudine di tracciare schizzi su libri e cataloghi, ma non solo. Su una pagina pubblicitaria degli “Anellini in brodo” di una nota marca di dadi per cucinare ha scritto per esempio una lettera su Sartre.
Saul Stucchi

GIACOMETTI E GLI ETRUSCHI

Fino all’8 gennaio 2012

Pinacothèque de Paris
Place de la Madeleine 28
Parigi

Orari: tutti i giorni 10.30-18.30 (la biglietteria chiude alle 17.45)
Biglietto: intero 10 €; ridotto 8 €
Informazioni:
www.pinacotheque.com

DIDASCALIE:
Statuetta di offerente
III / II secolo a.C.
Bronzo
Museo etrusco Guarnacci-Volterra
© Photo : Arrigo Coppitz

L’Ombra della Sera
III secolo a.C.
Bronzo
Museo etrusco Guarnacci-Volterra
© Photo : Arrigo Coppitz

Grande Figure
ou Figure debout

1958
Bronzo
63 x 11,5 x 19,5 cm
Collection Fondation Maeght, Saint-Paul de Vence
© Succession Giacometti / ADAGP, Paris 2011 ; Photo : Claude Germain

Trois hommes qui marchent [Petit Plateau]
ou Groupe de trois hommes

1948
Bronzo
72 x 32 x 31,5 cm
Collection Fondation Maeght, Saint-Paul de Vence
© Succession Giacometti / ADAGP, Paris 2011 ; Photo : Claude Germain

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