La terza puntata della trasmissione L’erba dei vicini, condotta su RAI 3 da Beppe Severgnini, è finita in parità, come era facile prevedere. Dopo l’esordio vittorioso sulla Germania e la sconfitta subita dall’Inghilterra (Gran Bretagna sarebbe più corretto, come ha fatto notare qualcuno su Twitter) dall’amichevole con i cugini d’Oltralpe non poteva che risultare un pareggio, carico di partecipazione emotiva per le recenti stragi di Parigi.
Ieri sera ero tra il pubblico in studio e qui sotto riporto le mie impressioni e annotazioni (semiserie) sulla sfida Italia – Francia, sintetizzandole in nove punti.
- Severgnini: il giornalista del Corriere della Sera si è dimostrato un bravo conduttore, ma dà il meglio nelle improvvisazioni a braccio. Ha sottolineato diverse volte il senso della trasmissione: continuare a vivere e a divertirsi, per non darla vinta ai terroristi. Avrebbe potuto aggiungere, come Humphrey Bogart in Casablanca “Avremo sempre Parigi”. Bravo!
- Le parole più chiare della serata le ha dette lo scrittore Tahar Ben Jelloun. In poche battute ha illustrato i fondamenti del wahhabismo e i pericoli che comporta la sua propagazione, non solo in Occidente. E no, quando ha detto “la Francia è un paese laico, l’Italia no” non si è confuso. La sua è stata una stoccata. Touché!
- Avete notato che l’ex Ministro del Lavoro, la professoressa Elsa Fornero, non è stata accolta da un applauso quando è stata presentata dal conduttore? In effetti è calato il gelo quando è entrata – con nostra sorpresa – in studio. Intervento posato e sintetico il suo, ma non ha scaldato i cuori.
- Nessuna guerra stellare tra gli chef Massimo Bottura e Yannick Alleno, entrambi 3 Stelle Michelin, ma reciproca stima e condivisione dei valori che fanno grandi le nostre rispettive cucine. Il complimento più bello l’ha fatto a Bottura il presidente francese Hollande: “la sua non è cucina, è arte”. Chapeau!

- Bello il siparietto tra gli arbitri elegantiarum Philippe Daverio e Antonio Marras. Il primo, a suo agio perché abituato ai tempi televisivi, ha tenuto una micro lezione sull’eleganza e il lusso, mentre il secondo ha difeso il ruolo della moda nella nostra società.
- Molto interessante il racconto delle esperienze delle due coppie omosessuali: in Francia ci sono ancora molti atti omofobici, ma in tema di diritti noi siamo decisamente più arretrati. Se a qualcuno interessasse, confesso che a differenza di Severgnini non trovo brutta la parola “lesbica” e di sicuro la preferisco a “lella”…
- Simpatico il monologo di Antonio Cornacchione. Ma almeno un “povero Silvio” poteva dirlo!
- Domanda: ma la redazione (composta da preparatissimi e bravissimi giovani) dove ha pescato i coniugi che hanno giudicato due ristoranti, uno a Lione e uno a Verona? Abbiamo riso per non piangere. Il peggiore stereotipo degli Italiani in gita (e va bene che i Francesi ci rispettano, ma le balle un po’ gli girano…).
- Se tra i temi del confronto ci fosse stata la cultura, beh, ne saremmo usciti malconci. Perdiamo su tutto il fronte: investimenti, rispetto, ruolo nella vita sociale, respiro internazionale dei progetti… Lo dico da Ami du Louvre, pronto a tornare a Parigi (questo weekend) per visitare almeno cinque mostre in tre giorni. Vive la culture!
Se avete seguito la puntata o le precedenti, sono curioso di conoscere il vostro giudizio.
Saul Stucchi
La foto di Beppe Severgnini è presa dal sito dell’Ufficio Stampa della RAI.