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Voi siete qui: Arte » “Diafane passioni”: l’avorio barocco risplende in mostra a Palazzo Pitti

9 Ottobre 2013

“Diafane passioni”: l’avorio barocco risplende in mostra a Palazzo Pitti

Preparatevi a visitare una vera e propria gioielleria: il percorso espositivo della mostra Diafane passioni, allestita a Palazzo Pitti a Firenze fino al prossimo 3 novembre, si snoda infatti tra teche sapientemente illuminate che contengono tesori d’avorio realizzati da maestri insuperati per le più ricche e raffinate corti europee. Il Barocco al suo massimo splendore.Avori 3

Quasi centocinquanta opere di varia provenienza, a cominciare dai pezzi prelevati dallo stesso Palazzo Pitti per aprire il percorso: si tratta di due stupendi olifanti, ovvero corni ricavati dalle zanne di elefante, prodotti nel Regno del San Salvador (Congo) nel XVI secolo. Ci sono anche oggetti in prestito da collezioni private, come le statuette dei santi Pietro e Paolo, opera di Francesco Terilli (circa 1550-1630), dalla straordinaria levigatezza. Lì vicino sono esposti due pezzi molto più antichi: il Dittico del Console Basilio, realizzato forse nell’Urbe nell’anno 541 per celebrare il consolato di Anicio Fausto Albino Basilio (la mostra è l’occasione per vedere accostate le due valve, custodite al Museo del Bargello di Firenze e al Castello Sforzesco di Milano) e il Dittico di Rambona che risale invece alla fine del IX secolo, in arrivo dai Musei Vaticani.

Globi e sfere dalle superfici curve di incredibile virtuosismo tecnico, vasi con coperchi, pissidi: il barocco esprime il meglio di sé nella ricerca dell’estremo, tanto da contemplare la deviazione dalla simmetria classica perché lo sghembo è ancora in grado di stupire, come nel vaso con coperchio opera di Marcus Heiden (cat. 30). La prima sala del percorso è essa stessa un gioiello, con l’affresco che ritrae Lorenzo il Magnifico, circondato dagli artisti nel giardino delle sculture, durante l’incontro con Michelangelo, dipinto da Ottavio Vannini tra il 1638 e il 1642. La didascalia: “Marmi, e bronzi ammirar vivi / e spiranti, / ed in tele scolpiti affetti, e moti” potrebbe estendersi anche agli avori che si ammirano dietro le teche.Avori 1

Nella seconda sala, quella dell’Udienza Pubblica, è esposto il pezzo più bello della mostra e uno dei capolavori della raccolta del Palazzo: l’eccezionale Marco Curzio che si getta nella voragine, opera di un anonimo Maestro delle Furie. Così lo presenta Eike D. Schmidt nella scheda del sontuoso catalogo edito da Sillabe: “Opera-icona dell’intera collezione di avori dei Medici, tragica e magnifica, capolavoro di virtuosismo e di illusionismo, più che una scultura o un gruppo si può definire un brano di puro teatro”. Cavallo e cavaliere sono sul punto di spiccare il volo ma paiono già sospesi nel vuoto, ancorati solo per un frammento su una struttura che più barocca non si può immaginare. Ma ci sono anche varie opere accomunate dal tema di Eracle impegnato nelle sue fatiche ed è possibile effettuare un confronto tra pezzi in bronzo e in terracotta (o cruda) con i corrispettivi in avorio e constatare che l’avorio vince sempre, talmente splendente da sembrare vivo! Va detto che buona parte del merito è dell’illuminazione ben calibrata, ma anche il gioco di specchi e di riflessi tra le teche contribuisce al risultato spettacolare.Avori 2

Le opere con scene raccapriccianti di martirii, come quelli di San Sebastiano e San Bartolomeo, (temi che permettevano agli artisti barocchi di esprimere tutta la propria bravura solleticando il gusto un po’ perverso dei loro committenti…) sono bilanciate da quelle con scene più tranquille, come le Tre Grazie, i Due fanciulli che si abbracciano, l’innocuo Cagnolino. Gli eroi dei miti pagani lasciano a volte il posto a profeti, patriarchi e personaggi della Bibbia: ecco l’angelo in picchiata (a tuffo “d’angelo”, potremmo dire…) che si precipita dal cielo per bloccare la mano di Abramo pronta ad abbattersi con la spada sul collo del povero Isacco.

A proposito di questo sorprendente pezzo torniamo a citare il curatore Schmidt che nella sua scheda a catalogo si sofferma sul probabile errore di ricomposizione da parte di un restauratore: “…il braccio dell’angelo in picchiata che arresta l’azione di Abramo oltrepassa la mano levata e armata di spada del patriarca, producendo un effetto comico non solo per il bersaglio mancato dell’aviatore angelico ma anche perché sembra che Abramo stia difendendo il figlio contro un aggressore celeste”.

Usciti dalla mostra non perdetevi le collezioni: al piano superiore, per esempio, potrete ammirare una tromba proveniente dalla regione del fiume Uelle (Congo) che condivide la stessa teca con un corno da polvere di arte indo-islamica del tardo XVII secolo con scene di animali, a dire i molteplici usi dell’avorio, dietro i quali c’è pur sempre un elefante ammazzato…
Saul Stucchi

Didascalie:

Johann Eisenberg
(Gotha, circa 1600 – post 1659)
Vaso con coperchio
1624
Avorio
Firenze, Palazzo Pitti, Museo degli Argenti

Maestro delle Furie
(attivo intorno al 1625)
Marco Curzio che si getta nella voragine
Avorio
Firenze, Palazzo Pitti, Museo degli Argenti

Ignaz Elhafen
Il ratto delle Sabine
Avorio; cm 12,5×21
Toronto, Art Gallery of Ontario, The Thomson Collection

Diafane passioni
Avori barocchi dalle corti europee

Museo degli Argenti
Palazzo Pitti
Firenze


Dal 16 luglio al 3 novembre 2013


Informazioni:
www.unannoadarte.it

Catalogo a cura di Eike D. Schmidt e Maria Sframeli, edito da Sillabe

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