Qualche anno fa ho frequentato la Scuola Holden, una scuola di scrittura che deve il suo nome a Holden Caulfield, il personaggio protagonista del celebre romanzo di Salinger, un ragazzo a cui non piacciono per niente le scuole. Questa ispirazione è tanto sentita che il motto della Holden è una sua frase: “È buffo. Non raccontate mai niente a nessuno. Se lo fate, finisce che sentite la mancanza di tutti”. All’inizio dei corsi c’è una lezione sul racconto in cui, per capire come lavorare su questo tipo di narrazione, si legge il salingeriano Un giorno ideale per i pesci banana. Si legge e si rilegge fino quasi a impararlo a memoria perché quel racconto è perfettamente riuscito e perché ha qualcosa dentro che non si dimentica.
Ora che J. D. Salinger è morto dopo molti anni di assenza che lo avevano trasformato in un fantasma, quello che sento per lui è solo riconoscenza per aver lasciato, unico nel panorama letterario, che i suoi scritti parlassero per lui. Il suo porsi al di fuori del circo mediatico ha fatto di lui una leggenda, ma ha anche fatto sì che le nuove generazioni non lo conoscano.
Un anno fa, nella libreria di una famosa catena, ho visto una ragazzina prendere in mano il volumetto di Salinger, leggere la quarta, rigirarlo pensosa poi intercettare una commessa – non libraia, mi rifiuto di chiamare libraia una studentessa universitaria svogliata e ruminante chewingum – e chiederle: “Di cosa parla questo libro?”. Allora la commessa – sempre più commessa visto quello che stava per fare – ha preso una copia del libro, lo ha girato e ha letto a voce alta la quarta.
La ragazzina l’ha lasciata finire e poi le ha detto: “Sì, questo l’avevo già letto, ma volevo sapere se un libro da leggere”. La commessa ha avuto un attimo di panico. È allora che non ho resistito più, ho scavalcato la commessa, ho preso il libro, ho guardato negli occhi la ragazzina e le ho detto: “Questo libro parla di un ragazzo di diciassette anni piuttosto confuso che a un certo punto scappa dal college per andare a New York, è un tipo originale che si fa molte domande sull’esistenza e ama sopra ogni cosa la sua sorellina Phoebe. Dovresti leggerlo perché è un libro fantastico, uno dei pochi che vale davvero la pena”.

La commessa è rimasta un attimo stupita poi ha alzato le spalle e se ne è andata.
La ragazzina ha sorriso, ha preso il libro e l’ha portato alle casse. E io ho provato una stretta che definirei pura invidia. Mi capita ogni volta che sulla metropolitana o in treno, incontro qualcuno che regge tre le dita qualche libro molto amato, come Il giovane Holden. Invidio il momento della scoperta di un bel libro, quando le prime parole entrano in contatto con lo sguardo e producono una specie di elettricità e un’onda di desiderio.
Posso dire che invidio, invidio profondamente quelli che non hanno ancora letto Il giovane Holden, Franny e Zooey e i Nove racconti di Salinger. Questo è il mio modo di renderti omaggio, J.D. Salinger. Li invidio e li invidierò sempre.
Camilla Corsellini