Per la prima volta l’Italia dedica una mostra monografica all’artista Willem De Kooning al Museo Carlo Bilotti di Roma. Esponente tra i più importanti dell’espressionismo astratto americano De Kooning nasce in realtà in Olanda nel 1904, e questa sua origine si riflette in tutta la produzione artistica.
In realtà egli si produsse in diversi generi pittorici, costantemente alla ricerca di territori nuovi su cui sperimentare. In esclusiva sono presentati a Roma fino all’11 febbraio 16 dipinti realizzati tra 1981 e il 1988, gli ultimi realizzati dall’artista, che testimoniano il cambiamento di stile che nella sua produzione si verificò a partire dal 1980.
L’inizio di quest’ultimo periodo di de Kooning, di cui le opere in mostra al Museo Carlo Bilotti sono la testimonianza è definito “astrazione lirica” e coincide con il 1980.
Il primo lavoro di questo periodo, riconosciuto come un vero e proprio rinascimento personale del pittore (nell’anno precedente de Kooning si era applicato con determinazione ad un trattamento che gli assicurò l’indipendenza dall’alcool), fu “The Pirate” (Untitled II).
Il titolo è lo stesso di due lavori del 1940 di Arshile Gorky, uno dei pionieri – con Jackson Pollock, Mark Rothko, Barnett Newman e lo stesso de Kooning – dell’Abstract Expressionism, il movimento che avrebbe rapidamente spostato l’attenzione mondiale sull’arte, dall’Europa agli Stati Uniti.
È significativo quanto la maniera di rappresentazione di elementi lineari e bio-morfici in queste composizioni richiami la forma e la struttura della tarda astrazione di Arshile Gorky.
Negli anni ‘80 de Kooning dipinse oltre 300 lavori. Nel periodo tra il 1983 e 1986, il più prolifico, produsse quasi un dipinto alla settimana. Alla fine del 1987 le sue condizioni di salute iniziarono a peggiorare gradualmente e nel 1990, all’età di 86 anni, abbandonò la pittura.
L’arte dell’ultimo de Kooning perse molti dei caratteri e del vigore di quella precedente, ma fu una coerente evoluzione del lavoro dell’artista che introdusse nuovi livelli di ricerca di uno stile. Sembra avvicinarsi ad un classicismo che, per la sua assenza di attrito, il suo carattere lirico, architettonico e idilliaco, l’uso dominante dei colori primari, ricorda Mondrian.
“Chi avrebbe potuto pensare che in de Kooning ci fosse tanto Mondrian?” si chiede il critico americano Peter Schieldal su Artforum nel gennaio 1987, mentre la curatrice e critica americana Diane Waldman ha paragonato questi ultimi lavori all’ultimoMonet.
Nel saggio contenuto nel catalogo della mostra “Willem de Kooning. Late paintings” la curatrice Julie Sylvester afferma che i dipinti dell’ultimo de Kooning rivelano chiaramente l’ammirazione dell’artista americano per Matisse. La pittura è ariosa nella stesura del colore, che risulta trasparente e ben amalgamato, con vasti spazi di bianco che ne
accentuano la luminosità e una calma sconosciuta e fluente, priva della proverbiale insoddisfazione dell’artista.
La mostra “Willem de Kooning. Late paintings” offre contemporaneamente l’occasione per inaugurare ulteriori spazi espositivi all’interno del Museo Carlo Bilotti. Le nuove sale ospitano anche una selezione di foto e documenti che illustrano il costante e felice rapporto di Willem de Kooning con la città di Roma, un rapporto che fu particolarmente significativo anche se concentrato in un arco di tempo limitato.
Willem de Kooning. Late Paintings
Roma, Museo Carlo Bilotti, Aranciera di Villa Borghese (Viale Fiorello La Guardia)
Orari da martedì a domenica ore 9.00 – 19.00 (la biglietteria chiude alle ore 18.30);
lunedì chiuso
Biglietti Biglietto integrato Museo + Mostra
€ 6.00 intero, € 4.00 ridotto
gratuito per le categorie previste dalla tariffazione vigente
Catalogo Electa (in italiano e inglese)
Info tel. 06 82059127 (tutti i giorni ore 9.00 – 19.30)
www.museocarlobilotti.it, www.zetema.it