Trahit sua quemque voluptas, diceva Virgilio. I bergamaschi hanno tradotto questa verità con un’espressione decisamente più icastica e terrena; non c’è verso: quando uno è innamorato, nessuno può distrarlo dalla ricerca del suo oggetto d’amore. Nemmeno il fantomatico Presidente e la sua banda di maldestri angeli Guardiani del destino. Persino in una metropoli tentacolare e abitata dalle tribù umane più variopinte come New York potreste riconoscerli a un miglio di distanza, grazie all’elegante cappello un po’ démodé che indossano mane e sera. Non si tratta di un semplice accessorio, ma di un portentoso strumento che apre tutte le porte: altro che telecomando!
Stesse solo in questo particolare la causa del disagio che chi scrive ha provato durante la visione del film di George Nolfi, si potrebbe anche lasciar correre. Saremmo infatti davanti a un “normale” film di fantascienza poco convincente. E invece le ragioni della debolezza della pellicola sono altre e più gravi. Da una parte la vicenda pare un omaggio fin troppo evidente ad Alice nel Paese delle Meraviglie di Lewis Carroll (il personaggio interpretato dalla bella Emily Blunt si chiama niente meno che Elise, con minima variazione rispetto al nome della protagonista del libro); dall’altro l’incruenta e per nulla convinta (né convincente) lotta tra guardiani ligi ai doveri e il collega dal cuore d’oro ammoscia irrimediabilmente la tensione quando ancora sono lontanissimi i titoli di coda.

Matt Damon nella parte di giovane politico in corsa per il senato è credibile quanto Emily Blunt in quella di ballerina di danza classica. Cioè pochino. S’incontrano “per caso” nella toilette degli uomini la sera in cui lui viene trombato alle elezioni. Ma quest’incontro non fa parte del complicatissimo schema tracciato sul quaderno Moleskine che i guardiani del destino si portano in giro, ignorando che esistono le tavolette magiche tipo iPad (tra parentesi, la rotellina rossa che significa “bacio vero” è una trovata davvero imbarazzante…).
Lui ammette con tenerezza di aver preso lo stesso bus per tre anni nella speranza di incontrarla di nuovo, dopo che i cattivoni col cappello gli hanno bruciato il biglietto sul quale lei aveva scritto il suo numero di telefono. Meno male che poi la rivede “per caso” mentre cammina per strada! In tutto quel tempo lui ha verificato su Google (una per una, pare) tutte le centinaia di migliaia di occorrenze del nome Elise senza riuscire a trovare la sua bella, mentre lei non ha avuto nemmeno l’alzata d’ingegno di domandare in giro come si chiamasse il giovane candidato per poi contattare il suo comitato elettorale. Per fortuna – di lui – nel frattempo lei ha trovato il fidanzato ma poi l’ha lasciato.

Ora che si sono ritrovati ogni persona col cappello costituisce per loro una minaccia, esattamente la stessa cosa che penso io ogni volta che ne incrocio una al volante di un’autovettura! Ma l’amore vince su tutto, persino sui guardiani col cappello.
Al termine della proiezione ho fatto una sosta ai servizi. Ho aspettato qualche minuto ma non si è appalesata nessuna bella ragazza con le scarpe e una bottiglia (immagino vuota) di champagne tra le mani. Si vede che non era parte del mio piano, a differenza della prima nazionale dello spettacolo Processo e morte di Stalin con Franco Branciaroli. Ma questa è un’altra storia e potete leggerla qui.
Saul Stucchi