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Voi siete qui: Arte » Da Nuages La Pietra ha raccontato il Jamaica dei Sessanta

23 Ottobre 2015

Da Nuages La Pietra ha raccontato il Jamaica dei Sessanta

Alla Galleria Nuages di Milano è in corso fino al 31 ottobre la mostra BarFly che espone una trentina di declinazioni del tema “il Caffè Letterario” per opera di artisti (categoria in cui chi scrive include gli illustratori, con buona pace dei puristi delle rispettive famiglie, gelosi della propria specificità. Ma quale, poi?) che vanno da Milton Glaser a Sempé, passando per Elfo, Guido Scarabottolo, Franco Matticchio, José Muñoz e Ugo La Pietra.

Ugo La Pietra e Cristina Taverna a NuagesProprio La Pietra era l’ospite dell’incontro di ieri sera da Nuages, invitato per raccontare la sua testimonianza di frequentatore del Bar Jamaica di Brera, quel Jamaica che era sede fissa di una trentina di giovani artisti con belle speranze e scarse risorse e insieme una colonna portante della vita del quartiere. Il quartiere è ancora lì e il bar anche, ma sono radicalmente cambiati, come è radicalmente cambiato il mondo intorno. Forse di più. Perché, secondo La Pietra, Milano è da sempre (costituzionalmente?) incapace di conservare e trasmette il proprio passato. Come un palinsesto, raschia via le stratificazioni precedenti per incidere sul tessuto urbano l’epoca contemporanea di turno.

Così Milano non racconta nulla di sé, non SA raccontare nulla perché non lascia alcuna traccia. In particolare Brera, un quartiere ad altissima densità culturale, non esprime in alcun modo la sua intima natura, non la comunica. A caratterizzarlo sono le cartomanti per strada…

Franco Matticchio, Dino Buzzati al JamaicaMa perché non c’è memoria, si è chiesto La Pietra, perché gli avventori del Jamaica oggi sono turisti anonimi e non più gli artisti degli anni Sessanta? Allora il locale era frequentato quasi soltanto da artisti, mentre i letterati (loro!) già lavoravano… Si scendeva al Jamaica verso le 17 a bere un bianchino (il primo di molti) e a mangiare un paninetto cri-cri. Poi ci si industriava a “conquistare la mille lire”, ovvero a risolvere la giornata cercando di mettere insieme i soldi necessari a pagarsi la cena e il dopocena. E quando ci si riusciva, bisognava fare i conti con la moglie che attendeva fuori, pronta a intercettare l’agognata entrata da destinare alla spesa domestica.

I Jamaicani, ovvero i clienti fissi, “possedevano” il bar e guardavano con fastidio i clienti saltuari e i nuovi arrivati. Da giovane, ha raccontato La Pietra, lui aveva timore a entrare in quel covo di artisti. Erano tutti lì, una trentina. Oggi sarebbe impensabile un’esperienza di questo tipo. Solo a Milano sono migliaia i giovani artisti, con una disponibilità di mezzi infinitamente superiore a quella dei colleghi di cinquant’anni fa (i suoi studenti di oggi hanno curriculum di decine di pagine, mentre allora era difficilissimo riuscire a esporre), ma la pagano con un isolamento che li indebolisce e intristisce.

I quattro gruppi in cui si dividevano (Cinetici, Oggettuali, Programmati e i Sedici di cui faceva parte lui) erano molto diversi tra loro, ma li univa il superamento dell’arte figurativa e una forte coesione contro la Pop Art statunitense che infatti a Milano non riuscì a entrare, come invece fece a Roma e a Torino. A tutti faceva un po’ da babbo Fontana.

Ugo La Pietra, Pessoa al Café A BrasileiraA un certo punto La Pietra si convinse che mai sarebbe diventato artista perché non sopportava (e continua a non sopportare) l’idea di andare a cena con i potenziali clienti, disposti ad acquistare un’opera perché desiderosi di conoscere almeno un poco il misterioso e peccaminoso mondo dell’arte. Non faceva per lui questa sorta di prostituzione del mestiere.

A chiudere la testimonianza un cenno critico al degrado della città che lascia crescere dentro di sé come un tumore il ghetto di Paolo Sarpi. E un sapido aneddoto su una picaresca trasferta a Firenze coi sodali del gruppo dei Sedici, di cui riportiamo soltanto i tre ingredienti principali, lasciando a voi d’immaginarne la trama: un’affascinante bella di giorno, una scatola di cioccolatini e tanto vino…

PS: terminato l’incontro mi sono premurato di rassicurarlo. Pur avendo acquistato la sua opera in mostra (una splendida visione di Pessoa al Café A Brasileira di Lisbona), non gli imporrò una noiosa (per lui) cena. Ma un caffè, magari…
Saul Stucchi

BARFLY

Dal 15 al 31 ottobre 2015

Galleria Nuages
Via del Lauro 10
Milano
Ingresso libero
Info: www.nuages.net

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