Come sempre, anche quest’anno i suggerimenti natalizi ci piace indicarli fuori dal chiacchiericcio editoriale e mediatico più rumoroso. E possono sembrare scelte paradossali, ma tant’è.
Meditazione
Cominciamo dal libretto più inconsueto per queste pagine, almeno quelle firmate da chi scrive. Si tratta di Introduzione alla meditazione, lavoro a quattro mani dall’artista e filosofo Francesco D’Isa e di Auriano Ercolani, studioso dei rapporti fra le culture d’Oriente e quelle d’Occidente. Insieme compiono una ricognizione – seria, lontanissima dalle ridicolaggini improvvisate di troppi cialtroni che infestano certo mondo – delle pratiche di meditazione relative a sistemi culturali differenti.

Pratiche inserite dunque in visioni e contesti diversi, riepilogati dentro sintesi stringate ma efficaci e descritte a partire anche da una prolungata esperienza diretta. Un motivo che pare stare a cuore agli autori (assai legato alla superficialità evocata sopra) è, pur non snobbando affatto il sincretismo, la decostruzione di un immaginario che in Occidente tende ad appiattire esperienze mistiche eterogenee su un’unica “filosofia perenne”, quella di una pretesa “unione con l’assoluto” di filosofie e religioni diverse però tese a un comune “medesimo nucleo di verità”.
Ne derivano confusioni grossolane, come quella fra ritualismo, misticismo vero e proprio ed edonismo (il dilagare della mindfulness) e si dimentica (al contrario di quanto accade in culture aduse agli psichedelici, per sconfinare in un territorio non incompatibile con questo discorso) la necessità del set e del setting.
Così come è importante distinguere pratiche meditative basate su concetti differenti (per dire, riflessione, concentrazione, contemplazione), derivati da culture differenti: l’India e lo yoga, il sufismo, il buddhismo, la Qabbalah. In sostanza, lo yoga male non fa, ma cominciare a distinguerlo da una ginnastica posturale, sarebbe meglio. Perché se avessimo un minimo di alfabetizzazione a proposito di culture millenarie potremmo scoprire che magari non cerchiamo esattamente la stessa cosa che abbiamo creduto di avvicinare. Per chi avesse interesse verso questi argomenti, un libretto davvero prezioso, l’editore è Tlon.
Parole
Poiché questo è un magazine genericamente culturale e non una rivista militante o specialistica, possiamo permetterci di consigliare testi di tutt’altra natura, anche perché le altre due sono opere che hanno a che fare con la lingua – e la lingua, e le parole, sono legate al pensiero, mentre la meditazione nel senso più tradizionale proprio i pensieri vuol far fuori.
La prima è La vita delle parole. Il lessico dell’italiano tra storia e società, a cura di Giuseppe Antonelli (il Mulino) un’opera collettiva e imponente sul lessico dell’italiano. I collaboratori sono molti – citiamo, fra gli altri, gli studiosi Pietro Trifone, Marcello Aprile, Sergio Lubello, Roberta Cella, Rita Fresu – altrettanto gli aspetti su cui lavorano, significato, storia, uso.

“Oggi più che mai, le parole sono pietre e per questo è fondamentale conoscerle ed essere in grado di usarle con cognizione di causa” scrive nella presentazione Giuseppe Antonelli. Non tutto nel volume è inedito (alcuni saggi rielaborano pubblicazioni settimanali del Corriere della Sera fra la fine del 2019 e i primi mesi del ’20, collana “Le parole dell’italiano”, presto esaurita), e particolarmente prezioso è il primo contributo, perché è l’ultimo scritto in vita del compianto Luca Serianni, il quale fra le altre cose ricorda ai lettori cosa resta delle parole di Dante, ossia di una lingua che rispetto al francese e all’inglese ha conservato molto dal passato.
Il testo di Serianni apre la prima sezione, quella scandita su ricostruzioni storiche dedicate ai latinismi, alle etimologie, ai francesismi etc. La seconda invece, “Le parole e la società”, lavora maggiormente sulla fisionomia mutevole del vocabolario, sugli usi particolari, le trasformazioni che seguono l’evoluzione degli specialismi, le diverse caratterizzazioni regionali, i gerghi (non solo quello giovanile). Un volume assai corposo, quasi ottocento pagine, dagli apparati tecnici solidi, e insieme un viaggio nel tempo attraverso le parole, la loro storia.
Gadda
E se c’è uno scrittore nel nostro passato recente, il Novecento, che “sulle parole si consuma l’ora, e la vigilia”, porta il nome di Carlo Emilio Gadda, il maggiore neologista della letteratura italiana moderna, difficilmente pareggiabile nell’utilizzare il vocabolario tecnico-scientifico in maniera espressiva. La raccolta di saggi I viaggi la morte ritorna in libreria al solito per Adelphi che da qualche anno ne sta curando l’edizione definitiva (la cura è di Mariarosa Bricchi).

È il libro che più di altri può avvicinarsi a una sorta di guida in proprio non tanto dell’opera (in cui peraltro racconto e saggio s’intrecciano facilmente) quanto della poetica dell’autore della Cognizione del dolore. Gadda dichiara senza infingimenti di non essere né un uomo né uno scrittore “normale”.
“Il cosiddetto uomo normale – scrive nel ’49 in un testo programmatico, Come lavoro, che apre la raccolta – è un groppo, o un groviglio, o un gomitolo, o garbuglio di indecifrate nevrosi”. Non che il tipo, di umano e di scrittore, nella cui categoria Gadda s’inscrive ne sia immune, anzi, ma la differenza è che il primo “non ha coscienza, non ha nemmeno il sospetto metafisico de’ suoi stati nevrotici, o paranevrotici”.
Ne consegue, come ognuno sa, la complessità della sua scrittura. Per questo rifiuta l’etichetta di narcisista e con essa l’accusa di una scrittura fine a sé stessa; in un mondo sommerso da un “oceano di stupidità” rivendica la necessità della solitudine, non per snobismo ma per difetto: “inetto a cicalare con brio, alieno dalla mondanità, avvicino i miei simili con una certa fatica e una certa titubanza”.
Come si vede, in questi testi (scritti in vari decenni – quello eponimo è del ’27 – ma per lo più negli anni Quaranta) spesso misuriamo la medesima temperatura dei risultati più alti, compresi gli innesti grotteschi caricaturali, parodistici: impietoso verso sé stesso, lo scrittore, anche per via psicoanalitica.
E c’è il Gadda nelle vesti di lettore e critico, con tutte le immaginabili idiosincrasie, di scrittori quali Belli, Foscolo, Moravia – ma del resto il personal essay (ché questo fa Gadda, ma non lo ricorda nessuno) senza idiosincrasie che gusto ha?
Michele Lupo
- Francesco D’Isa, Adriano Ercolani
Introduzione alla meditazione
Tlon
2023, 144 pagine
15 € - Giuseppe Antonelli (a cura di)
La vita delle parole
Il lessico dell’italiano tra storia e società
il Mulino
Collana Collezione di testi e di studi
2023, 792 pagine
38 € - Carlo Emilio Gadda
I viaggi la morte
A cura di Mariarosa Bricchi
Adelphi
Collana Biblioteca Adelphi
2023, 423 pagine
24 €