“La nostra giornata è fatta, come tutta la vita, di misteriose rispondenze, di sottili collegamenti” ha scritto Leonardo Sciascia in “Nero su nero” (Einaudi, 1979). Ho trovato la citazione nel saggio di Andrea Cortellessa “Dal «Romanzo delle stragi» alla «Fuga dei fatti». Retoriche della ricerca della verità in Pasolini e Sciascia”, pubblicato da Marsilio nel volume “Pasolini e Sciascia. Ultimi eretici”, curato da Filippo La Porta per il Centro Studi Pier Paolo Pasolini Casarsa della Delizia.

Scende la pioggia
Una misteriosa rispondenza è quella che collega le dieci pagine quotidiane con cui sto rileggendo per la terza volta “I promessi sposi” (edizione quarantana) con “Il veliero sul tetto” di Paolo Rumiz (Feltrinelli). Ho appena terminato gli “Appunti per una clausura” (così il sottotitolo del libro) del giornalista e scrittore triestino. Si chiudono su un temporale liberatorio, proprio come la scena descritta al principio del capitolo XXXVII del romanzo storico di Manzoni, le pagine che ho letto oggi.
Così Rumiz:
Mezza città era alla finestra a fotografare quella massa di grumi antracite che precipitavano sul porto, trascinandosi dietro sciarpe, tendaggi, sipari grigi. Poi la pioggia benedetta ha iniziato a tambureggiare, rinforzando, e ha acceso la musica delle grondaie e dei pluviali. Infine, un profumo forte di fiori di acacia, sambuco, frassino, pitosforo, ippocastano. Ma soprattutto di erba, umile erba secca che respira, persino tra le rotaie del tram, sul bordo dei marciapiedi, nei sottopassi delle superstrade o nelle striminzite aiuole dei distributori di benzina”.
Così Manzoni:
Appena infatti ebbe Renzo passata la soglia del lazzeretto e preso a diritta, per ritrovar la viottola di dov’era sboccato la mattina sotto le mura, principiò come una grandine di goccioloni radi e impetuosi, che, battendo e risaltando sulla strada bianca e arida, sollevavano un minuto polverìo; in un momento, diventaron fitti; e prima che arrivasse alla viottola, la veniva giù a secchie. Renzo, in vece d’inquietarsene, ci sguazzava dentro, se la godeva in quella rinfrescata, in quel susurrìo, in quel brulichìo dell’erbe e delle foglie, tremolanti, gocciolanti, rinverdite, lustre; metteva certi respironi larghi e pieni; e in quel risolvimento della natura sentiva come più liberamente e più vivamente quello che s’era fatto nel suo destino”.
Consigli di lettura
Nei prossimi giorni continuerò a riflettere sulle note ai tempi della pandemia di Rumiz. Intanto mi sono appuntato alcuni titoli di libri che l’autore menziona qua e là, con l’intenzione di seguire almeno alcune tracce.
- Christopher Clark, I sonnambuli. Come l’Europa arrivò alla Grande guerra, Laterza
- George Steiner, Una certa idea di Europa, Garzanti
- Régis Debray, Du bon usage des catastrophes, Gallimard
- Régis Debray, Elogio delle frontiere, ADD
- Italo Calvino, Il sentiero dei nidi di ragno, Einaudi
- Claudia Roden, Med: A Cookbook, Ebury Publishing
Nota: Rumiz non cita espressamente il titolo della Roden che ho segnalato io qui sopra, anche perché quel libro è uscito quest’anno, mentre la prima edizione de “Il veliero sul tetto” è del giugno 2020. Ho voluto indicare il titolo che rispondesse meglio, a mio gusto personale, all’invito “leggere i libri di Claudia Roden sulle meraviglie della cucina mediterranea”.
All’elenco andrà poi aggiunto, naturalmente, “Canto per Europa” di Paolo Rumiz che uscirà da Feltrinelli il prossimo 7 ottobre.
Saul Stucchi
Paolo Rumiz
Il veliero sul tetto
Feltrinelli
2020, 128 pagine
13 €