A metà di una sfida con me stesso che non avevo preventivato ma che poi mi ha coinvolto con una forza che ho trovato irresistibile, tanto da arrendermici (ovvero ascoltare sette concerti in una settimana), sono stato per la prima volta al Teatro Il Cielo sotto Milano, nella stazione del passante ferroviario di Porta Vittoria.
Ancora estasiato dalle note della Messa in Do minore K 427 di Mozart suonate dall’Orchestra I Pomeriggi Musicali di Milano sotto la bacchetta del Maestro Diego Fasolis (e cantate dal Coro della Radiotelevisione Svizzera) ho attraversato la metropoli battuta dalla pioggia per ritrovare il Trio Abdo Buda Marconi che ho scoperto un paio di anni fa a un passo da casa mia, in Brianza. E da allora ne sono successe di cose…

Ma torniamo alla serata di sabato 14 marzo a Il Cielo sotto Milano – «dove non piove!» ha scherzato Fabio Marconi; ed era un bene, visto che i tre musicisti si sono presentati e hanno suonato scalzi, come Paul McCartney sulla copertina di Abbey Road – per raccontare di un concerto che ha scaldato il cuore degli spettatori.
Manuel Buda ha ricordato in avvio che il concerto apriva la stagione che celebra i 10 anni di attività del Trio. Uno dei primi posti in cui hanno suonato insieme è stato proprio Il Cielo sotto Milano, dove sono poi tornati diverse volte in questa decade.
Mentre ogni tanto si udiva il rumore di un treno che passava sotto i nostri piedi (calzati, ma almeno nel mio caso, completamente fradici) simile a quello dei nuvoloni temporaleschi che correvano nel cielo questa volta sopra Milano, il Trio ha inanellato un brano dietro l’altro, intervallandolo a brevi presentazioni, aneddoti e battute.

I musicisti hanno menzionato i due CD registrati negli anni passati – rispettivamente Karsilama nel 2019 e Oltremura nel 2023 -, hanno anticipato qualcosa dell’album su cui stanno lavorando e rievocato come sono arrivati a trovarsi a suonare insieme, in un fertile incontro tra culture, storie e stili musicali diversi.
Come tra loro tre, così geografia e storia si sono mescolate dall’inizio, fin dai primi brani tradizionali dei Balcani e dell’Azerbaigian. «Essendo la nostra festa di compleanno, cercheremo di farvi piangere, perché in una taverna balcanica più si piange, più il concerto è riuscito», ha scherzato Buda.
In quella mescolanza di stili e atmosfere che è la cifra della musica del Trio Abdo Buda Marconi, siamo stati coinvolti in brani tecnicamente complessi e in altri dalla struttura più semplice (così almeno cercava di spiegarci Buda), in cui i tre musicisti si esibivano in scale, incroci, contrappunti e assoli.
Ashti Abdo ha cambiato strumento praticamente a ogni brano, selezionandolo dalla vasta raccolta da cui era circondato. «Si è preso anche un nuovo oud», ha detto Marconi mentre il collega era intento ad accordarlo. Così Fabio ha approfittato per raccontare la barzelletta che accompagna ogni chitarrista: «passiamo metà della nostra vita ad accordare la chitarra e l’altra metà a suonare con la chitarra scordata». Abdo probabilmente sa suonare anche la tessera della metropolitana, pensavo ammirato mentre lo vedevo pizzicare la di ogni e soffiare dentro quella che sembrava la custodia in legno di un disco fisso.

A questo e ad altri momenti giocosi – come quando lo stesso Marconi ha ricordato che la sua compagna Camilla Barbarito un giorno, mentre lui provava uno dei riff di un pezzo che porta il titolo provvisorio di Pazzia azera, gli ha chiesto: «Ma perché suoni un brano così brutto?». Spoiler: il brano è bellissimo!), se ne sono alternati altri decisamente meno “leggeri”, come il ricordo da parte di Abdo di Lorenzo Orsetti, ucciso in Siria mentre combatteva al fianco dei curdi.
Storie di popoli, di fratelli – come i tre palestinesi Joubran che hanno composto Masâr (“viaggio” in arabo) -, di ricerche musicali: da una tarantella azera («All’Azerbaigian stasera fischieranno le orecchie», hanno scherzato, sottolineando la ricchezza del patrimonio musicale di quel Paese) all’impresa di un prete armeno che per primo trascrisse le musiche tradizioni curde, i tre hanno ripercorso dieci anni di carriera mescolando brani tradizionali a loro originali. Per finire ricordando il concerto che terranno il 18 giugno al PIME di Milano e proponendo, insieme a Benedetta e Mario Borciani di Dual Band, due canzoni da La Dodicesima notte, il loro primo Shakespeare, messo in scena lo scorso dicembre.
A proposito del Bardo: il programma de Il Cielo sotto Milano prevede il Julius Caesar (in inglese) alla fine di marzo: da venerdì 27 a domenica 29. Intanto le Idi sono passate e sappiamo com’è andata…
Saul Stucchi
Il Cielo sotto Milano
Stazione del passante ferroviario di Porta Vittoria
Viale Molise (angolo Via Monte Ortigara)
Milano
Informazioni: