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Voi siete qui: Musica & Danza » Leonidas Kavakos ed Enrico Pace al Conservatorio di Milano

19 Marzo 2026

Leonidas Kavakos ed Enrico Pace al Conservatorio di Milano

Nel dicembre del 2023 era saltato il concerto di Leonidas Kavakos ed Enrico Pace al Conservatorio di Milano. Dopo poco più di due anni, martedì sera, 17 marzo 2026, i due musicisti sono tornati nella Sala Verdi – subito riaperta dopo la momentanea sosta per ragioni burocratiche – per la soddisfazione del pubblico milanese (e non solo, considerati i vari idiomi sentiti in platea).

Il programma proposto dal duo, affiatato da una lunga consuetudine a suonare insieme, era articolato in quattro autori, con un interessante confronto tra Oriente e Occidente, come giustamente s’intitola il testo di Giovanni Cestino, l’etnomusicologo e direttore di coro a cui è affidata la presentazione del concerto nella brochure di sala. Sia detto en passant: devo ricordarmi la prossima volta di arrivare in anticipo alla Verdi in modo da non perdermi Note su note, ovvero la breve guida all’ascolto – curata dallo stesso Cestino e da Matteo Quattrocchi – che precede il concerto, dalle 19.45 alle 20.15 con ingresso gratuito.

Nella prima metà alla Sonata n. 21 in mi minore K 304 di Mozart ha risposto la Sonata in sol maggiore op. 134 di Šostakovič, mentre dopo l’intervallo il Rondò in si minore op. 70 D 895 di Schubert ha preceduto il Divertimento di Stravinskij.

Molto diverse per epoca e geografia (anche culturale e musicale) le quattro opere eseguite con assoluta maestria dai due interpreti. Ne è uscito un concerto molto particolare che ha dimostrato ancora una volta – ma non ce n’era bisogno – la ricchezza del patrimonio musicale europeo (che invero ha sempre assorbito anche sonorità extra-continentali).

Della Sonata di Mozart si segnala in particolare il celestiale abbrivo del secondo movimento: Tempo di minuetto. È stata quasi una sfida tra Kavakos e Pace a chi avesse il tocco più delicato ed etereo: il greco (ateniese!) Leonidas accarezzava le corde del suo preziosissimo violino, l’italiano Enrico appoggiava le dita con tocco morbido invece di batterle sui tasti del pianoforte.

Ancora più sussurrati sono stati alcuni passaggi del primo movimento (Andante assai) della Sonata di Šostakovič.

Dal già citato testo di presentazione a firma del musicologo Cestino, traggo queste righe: «[…] è forse la crudezza e la radicalità espressiva che bisogna accogliere all’ascolto. Bisogna lasciarsi afferrare dal vuoto, più spesso dalla violenza (specie nel secondo movimento), talvolta da una mistica sospensione. In una musica che è sempre scritta “in prima persona”, Šostakovič chiama gli esecutori ad un virtuosismo emotivo, ancor prima che mentale o meramente muscolare».

Ecco, vuoto e violenza sono proprio i termini e i due opposti dello spettro musicale che colpiscono nella composizione. Per un momento suona solo il violino, poi il piano sembra rincorrerlo. Poi, nel terzo movimento, si torna alla rarefazione delle note, snocciolate con parsimonia.

Composta nell’autunno del 1968 a Mosca, a chi scrive queste righe – lo ricordo spesso: giornalista culturale e non critico musicale – fa riflettere sul rapporto tra musica e proprio tempo. Il delicatissimo fraseggio è in forte contrasto con il rumore del mondo in quell’anno formidabile (per echeggiare il titolo di un libro d’antan).

Il rumore del tempo è il titolo del bel libro che Julian Barnes ha dedicato a Šostakovič. Soffermiamoci un attimo sul gioco delle date: Kavakos è nato nell’ottobre del 1967 (coetaneo di Pace) e suona il violino Stradivari “Willemotte” che è datato 1734, dunque realizzato più di vent’anni prima che venisse al mondo Mozart. Con una semplice ricerca in Rete potrete farvi un’idea di quanto sia prezioso – in entrambi i sensi di valore: economico e di espressività musicale – lo strumento che ha tra le mani, capaci di magie.

Se le orecchie non mi hanno ingannato, al Rondò di Schubert è andata la palma per l’opera più calorosamente applaudita durante il concerto, mentre una suoneria simile al frinire di un grillo si è fatta sentire poco prima che iniziasse il Divertimento di Stravinskij, strappando un sorriso ai due musicisti.

Anche qui soffermiamoci sulle date: la composizione è del 1934, ma si tratta di una trascrizione (parola a me molto cara) dal balletto Le baiser de la fée (Il bacio della fata), composto nel 1928, ovvero giusto un secolo dopo la morte di Schubert. Eppure lo iato tra il Rondò di questi e il Divertimento del russo sembra meno pronunciato di quanto ci aspetteremmo visto il tempo intercorso tra le due opere. Il motivo lo spiega Cestino ricorrendo al termine tedesco Rückverwandlung, una sorta di “salto all’indietro” compiuto da Stravinskij per recuperare qualcosa della magia dell’amato Čajkovskij.

Ascoltando questo bel concerto, dunque, ho anche imparato una nuova parola tedesca. Non sapendola pronunciare, mi limito a osservarla come fa Linus di Peanuts con i nomi russi dei personaggi dei Fratelli Karamazov…

Saul Stucchi

Società del Quartetto di Milano

Leonidas Kavakos & Enrico Pace

17 marzo 2026

Sala Verdi
Conservatorio di Milano

Informazioni e programma:

www.quartettomilano.it

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