A metà di questo mese di marzo musicalmente molto intenso chi scrive queste righe ha avuto il piacere di assistere a sette concerti in una settimana. Addirittura tre in una sola giornata, quella di domenica scorsa, 15 marzo.
Tra l’inaugurazione della stagione 2026 dell’Ensemble Locatelli con lo Stabat Mater di Pergolesi al Ridotto Gavazzeni del Teatro Donizetti di Bergamo alla mattina e Don Giovanni: il dissoluto punito dell’Ensemble Umbria in quel di Monza per Brianza Classica alla sera, nel pomeriggio sono stato nella Sala Falck dell’Ambrosianeum di Milano – a due passi dal Duomo – per l’ultimo evento del ciclo Pause di Milano Classica, dedicata al tema Eros e Thanatos (Amore e Morte).

In un concerto dal titolo Il desiderio e l’ombra si sono esibiti Stefano Ligoratti al pianoforte e Cosimo Carovani al violoncello, interpretando con maestria e passione questo programma:
- Mario Castelnuovo-Tedesco, Sonata per violoncello e pianoforte op. 50
- Claude Debussy, Sonata n. 1 in Re minore per violoncello e pianoforte
- Johannes Brahms, Sonata per violoncello e pianoforte n. 2 op. 99
Ma prima c’è stato il tempo di dire due parole su questa stagione molto ricca di soddisfazioni per Milano Classica, a testimonianza di un ritorno di interesse per la musica da camera. A coronare il ciclo due grandi interpreti impegnati in pagine molto interessanti. Non era millanteria quel «finiamo in crescendo» con cui le organizzatrici hanno accolto e salutato il pubblico in sala, tra cui sicuramente c’erano diversi ascoltatori oltre al sottoscritto ad aver assistito ad altri concerti della rassegna, come il precedente Sonata a Kreutzer (sia detto di passaggio: l’attore Simone Tangolo è attualmente in scena al Piccolo Teatro Grassi con Variazioni sul modello di Kraepelin di Davide Carnevali con Fabrizio Bentivoglio e Camilla Semino Favro).

Al di là dell’aspetto musicale vero e proprio – ovvero il motivo principale per cui un ascoltatore solitamente si reca a un concerto – spendo qui qualche riga per elogiare la bravura con cui Carovani ha presentato i vari brani in programma, spaziando dal repertorio sconfinato ma raramente eseguito di Castelnuovo-Tedesco (un compositore che non ricercava nuove forme, preferendo utilizzare quello che aveva a disposizione) a quell’unicum nella produzione di Debussy che è la Sonata n. 1 in Re minore, soffermandosi sul genere della serenata e i rimandi agli strumenti a pizzico, per concludere con una veloce analisi dei quattro movimenti che compongono la Sonata n. 2 op. 99 di Brahms. Quest’ultima è un “ibrido”: il secondo movimento – Adagio affettuoso – è in Fa diesis maggiore, mentre gli altri tre sono in Fa maggiore.

Confessando la personale predilezione per il musicista, Carovani ha consigliato la lettura del libro Johannes Brahms. Autobiografia dell’artista da giovane di Piero De Martini (il Saggiatore), anche per farsi un’idea di come veniva vissuta la musica in quel periodo: le lunghe camminate del compositore nel nord della Germania, gli incontri con il violinista Joseph Joachim, i concerti a casa dei coniugi Schumann.
«Faticoso ‘sto programma», ha poi scherzato il violoncellista, sudato per non essersi risparmiato nell’esecuzione dei brani, prima di regalarci come bis una Romanza di Giuseppe Martucci.
Nei giorni che hanno preceduto e poi seguito il concerto ho più volte ascoltato il CD Tales of Dusk dell’orchestra da camera Milano Classica, con Cosimo Carovani nel ruolo di violoncello solista e concertatore. Un’occasione per riascoltare l’orchestra dal vivo sarà il concerto per il 25 Aprile al Memoriale della Shoah di Milano.
Saul Stucchi
Milano Classica
Informazioni e programma: