Ricordava giorni fa Sergio Luzzatto in un articolo sulla Sindone, come studiare il falso per uno storico sia importante almeno quanto occuparsi del vero. Le bufale che creano opinione (di più: mitologie) non sono meno determinanti dei fatti veri nelle vicende di un mondo, di un tempo storico. I danni che hanno fatto I protocolli dei savi anziani di Sion, per esempio, sono noti (anche se non è certo quantificabile la portata: l’antisemitismo è faccenda secolare). Licenza per un genocidio è ll libro decisivo sull’argomento (lo sostiene uno che se ne intende – anche di plagi… – Umberto Eco). Lo ha scritto mezzo secolo fa lo studioso inglese Norman Cohn, e dopo un’edizione einaudiana del 1969 ora torna finalmente in libreria per Castelvecchi.
Cohn ricostruisce la genesi del falso in maniera dettagliata, serrata, inappuntabile. La prende alla lontana com’è giusto, e come di solito non si fa abbastanza nella pubblicistica popolare, per il semplice motivo che ciò significa scuotere dalle fondamenta l’edificio della buona coscienza cristiana – non solo cattolica – che in questi casi s’inquieta assai. Se Hitler inventa poco o nulla, se si limita a riassemblare i cascami dei Protocolli e altre amenità sparse nell’Europa di fine ‘800 e degli inizi del nuovo secolo, bisogna risalire molto più lontano nel tempo per recuperare le radici dell’odio. E, bisogna che il volgo se lo metta in testa una volta per tutte, esse si ritrovano proprio nella religione dell’”amore” e della “carità”– certo, si dà il caso paradossale che il volgo sia tale sempre più per autonoma determinazione che per costrizione indotta: dunque in un tempo di rigurgitante razzismo come quello attuale potrebbe sentirsi rinfrancato e rilegittimato da cotanta autorità culturale. Pazienza, – Cohn, antropologo oltre che storico, sa bene come per la politica non sia difficile pescare nel torbido delle aberrazioni umane, nelle paure ancestrali del diverso, nel bisogno psicologico di trovare un nemico.
L’idea di un complotto ordito dagli ebrei per impadronirsi del mondo è dunque antica e aveva da fare secondo Cohn con la demonizzazione a opera dei cristiani. La nuova chiesa aveva bisogno di serrare le fila. Nel giudaismo trova il suo nemico. Sì che prima dell’antisemitismo moderno abbiamo a che fare con un antisemitismo demonologico – così lo chiama Cohn. Da Crisostomo a Sant’Agostino gli ebrei sono raffigurati come cospiratori ispirati da Satana. Già allora vi si individua un nucleo di pericolosissimi sovvertitori dell’ordine che aspirano a sostituirlo con il proprio.
Da questa via e dalle lunghe vicende medievali si arriva alla costruzione del libello in questione da parte di agenti segreti dello Zar. Lo si scrive a Parigi però e non a caso, ossia passando attraverso un’operetta satirica francese (Dialogue aux enfers entre Machiavel et Montesquieu) scritta da Maurice Joly, diretta contro il dominio di Napoleone III. L’opera fu plagiata, modificata nei dettagli-chiave e piegata a un senso e a un obiettivo ben diverso: mostrare come una presunta élite di capi ebrei si riunisse per elaborare un piano meticoloso attraverso il quale sottomettere il resto del mondo e prefigurare l’era messianica (che è poi il telos dell’ebraismo). I Protocolli piacquero a molti, dalla Russia alla Germania com’è noto: il resto lo si studia nei libri di storia.
Quello di Cohn è un lavoro non solo importante. Si legge con l’interesse accattivante procurato dalla buona narrativa: perché è una storia nella storia. Dà senso a sapore alla convinzione di chi vede nella filologia un’attività non da oziosi eruditi ma da militanti cultori della verità (penso a un Canfora, per dire); ancora oggi è un testo illuminante su cosa significhi la fabbricazione del mito, su come attraverso il racconto (vero o falso che sia) la politica modelli le proprie ambizioni, su come si costruisce un falso, su come lo stesso agisca nella paranoia nutrita di ignoranza delle masse. In una buona biblioteca, immancabile.
Michele Lupo
Norman Cohn
LICENZA PER UN GENOCIDIO
I “Protocolli dei savi Anziani di Sion” e il mito della cospirazione ebraica
Castelvecchi
2015, 334 pagine, 22 €