Quello che segue è il testo di un monologo teatrale scritto dal nostro collaboratore LSD. Lo pubblichiamo con il suo consenso.
Una breve presentazione di questo testo. Io faccio parte di un gruppo di teatro amatoriale. Durante la quarantena, il nostro regista ha chiesto ad ognuno di esprimere le sue riflessioni sul particolare momento. Dopo dubbi e tentennamenti, ho mandato questo monologo/confessione. Che ha anche un titolo: “Il cipresso e l’ontano”.
La prendo un po’ alla lontana. Fino a qualche anno prima che andassi in pensione, i miei alunni mi chiedevano: “ma quando sarà in pensione, quando non saremo più suoi alunni, potremo vederla, potremo sentirla? Ci dice dove abita, così veniamo a trovarla?”. Ed io rispondevo: “Beh, volentieri. Ma, quando andrò in pensione, non sarà facile trovarmi perché ho intenzione di andare in Tibet, sull’Himalaya, a fare l’eremita”. L’ho ripetuto per anni. Ma, com’è il detto? “Se Maometto non va alla montagna, allora la montagna…”

A questo punto, devo per forza parlare della mia vita. Cercherò di farlo nel modo più sintetico.
Dunque, già quando ero piccolo, ricordo perfettamente che avevo problemi a misurarmi con la realtà, con la concretezza. Preferivo chiudermi nel mio mondo e nutrirmi delle mie “illusioni”. Quando – dopo un travagliato percorso di studi – ho dovuto cercare un lavoro, il mio ideale era rappresentato dal bibliotecario delle vignette, quello immerso fra i libri, in mezzo a ragnatele, senza quasi nessun contatto con le persone.
Invece, le cose sono andate ben diversamente: ho fatto un lavoro in cui ero perennemente insieme agli altri (e dico perennemente, perché ho sempre frequentato i miei alunni anche oltre l’orario scolastico).
Son pieno di contraddizioni.
Una volta in pensione, pensavo che finalmente avrei potuto rinchiudermi in casa e leggere, studiare… Anche in questo caso, tutto è andato al contrario di come mi aspettassi.
E veniamo alla quarantena. Almeno a livello teorico, sono contento finalmente di non mettere il naso fuori dalla porta. Ma…
E, per fare solo di straforo la persona colta, posso aggiungere che il mio ideale di vita era rappresentato nel motto di Epicuro: λάθε βιώσας (lathe biosas), ovvero “vivi discosto, nascosto, senza farti notare”. Alla fine, non posso dire di averlo seguito poi tanto…
Naturalmente anche a me manca la possibilità di fare una passeggiata o giocare a tennis, o altro; tuttavia, in questi due mesi, ho almeno riallacciato un rapporto con qualcuno che incontravo raramente: me stesso.
“Chissà se fuori c’è ancora una città…
chissà se fuori c’è ancora una città…” (Piero Marras)
LSD