Meravigliosa cosa, la cultura. A saperlo fare, le si dovrebbe elevare un canto di lode. La cultura, infatti, permette di scoprire nessi a prima vista invisibili tra situazioni, temi, persone, luoghi e tempi lontanissimi tra loro. Prendiamo per esempio il libretto di Antoine Galland intitolato Elogio del caffè: in italiano l’ha pubblicato vent’anni fa Sellerio. L’ho ripescato dalla mia biblioteca in occasione dello spettacolo La bottega del caffè di Goldoni, nell’allestimento di Scaparro, andato in scena a giugno al Piccolo Teatro di Milano. Nell’introduzione di Ispano Roventi si legge: “Il migliore scrittore di viaggi è colui che «osserva più cose di tutti gli altri», dirà Samuel Johnson (J. Boswell, Vita di Samuel Johnson […]. E la qualità di un libro di viaggi, egli aggiungerà, varia «a seconda delle qualità intellettuali dell’autore che intraprende il viaggio, della sua capacità d’osservare, di metter a confronto le varie forme di vita. […] Bisogna partire con un capitale di cultura se si vuol riportarne un buon patrimonio»”.
Basterebbe questo ammonimento per prestare maggior attenzione alla preparazione “prima” del viaggio e all’accorta scelta di quei fedeli (silenziosi ma tutt’altro che muti) compagni che sono i libri da mettere in valigia. Se avete per meta l’isola natale di Napoleone, non potrete fare a meno di un classico come Viaggio in Corsica del già citato James Boswell. Anch’esso pubblicato da Sellerio, è purtroppo fuori catalogo da tanti anni (c’è solo da sperare che sulla scia della recente pubblicazione del suo Diario di un viaggio alle Ebridi, l’editore palermitano si decida a rimettere in circolazione il breve resoconto). Torneremo più avanti a parlare di questo libro. Qui vogliamo soltanto citarne un breve passaggio, nell’ambito della sperticata lode che l’autore tesse all’eroe dell’indipendenza còrsa, Pasquale Paoli. Accennando alle sue misteriose facoltà, Boswell scrive: “Gli abitanti dell’isola fanno frequente ricorso ai segni, come in genere accade negli Italiani”. E in tutti gli altri popoli del Mediterraneo, viene da aggiungere; antichi e moderni…
Passeggiando per le stradine del centro storico di Bastia viene automatico associare il complicato intreccio di percorsi con i caruggi di Genova. La matrice è quella. Ma ancora più in profondità si deve scendere nel pozzo del tempo (ricordate lo strepitoso incipit di Giuseppe e i suoi fratelli di Thomas Mann?) per ritrovare il sostrato religioso, fino alle entità divine comuni a tutto il bacino mediterraneo, a partire dalla Grande Madre. Nessuno si scandalizza oggi, come non si scandalizzava secoli e secoli fa, nel constatare che i santi cristiani hanno preso il posto di dei, semidei ed eroi. Indossano ancora le stesse vesti. Come la santa Caterina d’Alessandria custodita in una piccola nicchia ricavata nella facciata di un palazzo che affaccia su una via di negozi. A Bastia sono frequenti queste nicchie, proprio come nelle nostre strade, soprattutto al Sud.
Attenzione invece a non confondere con chiese gli edifici delle confraternite! Questi ultimi presentano altari e arredi sacri, oltre a opere di soggetto religioso, ma la presenza di scranni ne indica chiaramente la funzione civile come luoghi di ritrovo e assemblea. Chiedete informazioni all’ufficio del turismo situato in piazza S. Nicolas: lì sapranno consigliarvi quali confraternite visitare.
Questi tesori si fanno scoprire con facilità, anche dal turista più distratto. Per altri ci vuole invece buon occhio o la dritta giusta, come per esempio Casa Castagnola. Dall’esterno appare un palazzo simile a tanti altri e solo il motto “Col tempo” desta una qualche curiosità (tra i numerosi ristoranti del vecchio porto ce n’è uno che porta questo nome, dove si mangiano ottimi piatti di pesce). Ma se avete la fortuna di trovare aperto il portone – o la faccia tosta di farvelo cortesemente aprire – rimarrete stregati (è il caso di dire) dal piccolo ciclo di affreschi che ricopre la volta del vestibolo, datato agli inizi del XVII secolo. Realizzato da un anonimo pittore manierista, manifesta evidenti richiami all’Italia: dalla sfilata sull’Arno, organizzata in occasione delle nozze tra il Granduca di Toscana Cosimo II Medici e l’Arciduchessa Maria Maddalena d’Austria, avvenute nel 1608; alla vista della città di Loreto col suo santuario mariano e della scena di tauromachia che ricorda le cacce dei tori per le vie di Siena, Roma e Venezia.
Se tutta questa cultura vi ha messo appetito, non vi preoccupate: a pochi passi c’è la pasticceria “Chez Mireille” con i suoi dolci al limone e alle mandorle di cui avrete già apprezzato il profumo ancora prima di scorgerne la vetrina. Ritemprati dalle calorie dei dolcetti, proseguite la camminata verso la Cittadella. Osservando con attenzione le facciate dei palazzi (sarà impresa un po’ ardua perché lo sguardo verrà attirato dall’irresistibile magnete del Mediterraneo, là-bas), incontrerete una lapide che ricorda il soggiorno di Léopold Hugo insieme al figlio Victor, tra il 1803 e il 1805. Il futuro autore de I miserabili era allora piccolissimo, essendo nato nel 1802, e non parlò mai di quel periodo, soprattutto a causa della dolorosa assenza della madre che era rimasta a Parigi, probabilmente per dissidi col marito. Per non correre rischi, invitate il vostro partner a pranzo giù al vecchio porto. Non avrete che l’imbarazzo della scelta (in fatto di piatti, non di partner, ovviamente).
Saul Stucchi
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