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Voi siete qui: Teatro & Cinema » Bull al Teatro Franco Parenti: l’azienda è un ring

24 Aprile 2017

Bull al Teatro Franco Parenti: l’azienda è un ring

una scena dello spettacolo "Bull" al Teatro Franco Parenti di MilanoFino al 7 maggio al Teatro Franco Parenti di Milano è in cartellone per quanto riguarda la Sala 3 lo spettacolo “Bull” di Mike Bartlett (il testo è tradotto in italiano da Jacopo Gassmann). La regia è di Fabio Cherstich che cura anche lo spazio scenico: un quadrato che ricorda da vicino lo spazio di un ring.

Tagliare una testa

[codice-adsense-float]È a uno degli angoli che torna sempre ciascuno dei quattro attori in scena, dopo aver colpito l’avversario. In realtà per almeno metà dello spettacolo sul ring si confrontano in tre: Pietro Micci nei panni di Tony, Linda Gennari in quelli di Isabel e Andrea Narsi nel ruolo di Thomas. Non è una lotta di tutti contro tutti, bensì un pestaggio nemmeno troppo metaforico di due contro uno, un atto di bullismo contro l’anello più debole della catena.

Tony “spacca” per il fisico atletico e asciutto, mentre Isabel sfoggia un tailleur da segretaria in carriera con minigonna dallo spacco inguinale e tacchi alti. Non soltanto sono più curati nell’aspetto, ma soprattutto mostrano una sicurezza in sé ben superiore a quella del collega, il povero Thomas. I tre si sono ritrovati e si affrontano perché li ha convocati il capo che ha comunicato loro che dovrà tagliare una testa. Quella di chi?

Subito inizia la lotta, fatta di attacchi diretti e di colpi bassi, di insinuazioni e di accuse. Dalle loro bocche escono parole che intendono ferire, ma anche i loro corpi hanno un proprio linguaggio, ben definito. Tony è ben piantato sulle gambe aperte, come a marcare il territorio che ha conquistato. Mostra sicurezza e spavalderia.


L’abito fa il monaco

“Sono calmo, sono fermo, immobile” dice Thomas mentre si muove avanti e indietro per il quadrato. Tutto il suo corpo dice il contrario. E i due colleghi non perdono occasione per metterlo in soggezione, facendogli notare un qualcosa nei capelli che in realtà non c’è. Solo per innervosirlo.

“Il tuo abito è un argomento di conversazione” gli dice Isabel. Dal suo punto di vista non è soltanto un’aperta critica, ma anche una constatazione lapalissiana. Vestirsi in quel modo – ovvero da sfigati – denuncia già la sua voglia di perdere. L’abito non fa il monaco?! Caxxxate! Il vestito “è” il messaggio, il biglietto da visita con cui ci si presenta a clienti, colleghi e superiori.

Nel colpire la vittima Isabel e Tony si alternano veloci e precisi oppure uniscono le forze. Thomas accusa i colpi e tenta invano di allontanarsi dall’angolo, ma le sue risposte sono sempre più deboli e confuse.

Andrea Narsi, Linda Gennari, Alessandro Quattro e Pietro Micci in "Bull"I dialoghi mettono bene in luce la psicologia degli esseri umani in una situazione di forte competitività. Volgarità, schiettezza, esibizioni di forza, utilizzo della voce come strumento di coercizione, angherie psicologiche, mezzi e mezzucci di oppressione. Come in guerra, come in una partita a scacchi, tutti i mezzi sono leciti per piegare e distruggere il nemico.

E poi arriva il capo, Mr Carter. Alessandro Quattro ne sottolinea l’aspetto “glaciale”. Il suo comportamento logico e consequenziale è in realtà semplicemente e drammaticamente inumano. Per un attimo la situazione dei contendenti pare riequilibrarsi.

Il capo rimescola le carte e osserva come i suoi sottoposti si giocano la partita. Anche in questo caso parlano i corpi e la geometria degli spostamenti è emblematica dei rapporti di forza, così come è interessante osservare come gli spettatori, disposti ai quattro lati del palco – ring, posino lo sguardo su uno o l’altro dei personaggi, a prescindere dal fatto che questi stia parlando o meno.

La lotta per il mantenimento del posto di lavoro è una selezione per la sopravvivenza della specie e non si devono avere scrupoli per liberarsi dei pesi morti. Pietà l’è morta e “solidarietà” è una parola ignota. Figurarsi coscienza di classe.
Saul Stucchi

BULL

  • di Mike Bartlett
  • traduzione Jacopo Gassmann
  • con Linda Gennari, Pietro Micci, Andrea Narsi, Alessandro Quattro
  • regia e spazio scenico Fabio Cherstich
  • consulenza drammaturgia Vincenzo Latronico

Da mercoledì 19 aprile a domenica 7 maggio 2017 (riposo: i lunedì e il 25 aprile)

Biglietti: intero 25 €; ridotti 15 € / 18 €
Orari: 

  • martedì 20:00
  • mercoledì e venerdì 19:15
  • giovedì 20:30
  • sabato 21:00
  • domenica 16:15

Durata: 55 minuti

Teatro Franco Parenti 
Via Pier Lombardo 14 Milano

Informazioni:

www.teatrofrancoparenti.it

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