È consigliato un veloce ripasso (ma meglio non troppo rapido) dell’ultimo scorcio del Quattrocento per apprezzare appieno la mostra Bramante a Milano che Brera dedica al pittore e architetto urbinate: avete tempo fino al prossimo 22 marzo per visitarla. A cinque secoli dalla morte, avvenuta a Roma nel 1514, la Pinacoteca ne ricostruisce il percorso artistico attraverso l’esposizione delle poche opere superstiti e di confronti e derivazioni.
Le sezioni della mostra sono organizzate attorno agli scampoli della sua opera che ebbe una profondissima influenza sui contemporanei, ma l’invito degli organizzatori è quello di cercare Donato di Angelo detto il Bramante fuori da Brera, nel territorio dell’antico ducato milanese, anche se “Bramante in Lombardia è una sorta di fantasma, nonostante vi abbia dimorato e lavorato oltre vent’anni”, spiega uno dei primi pannelli didattici.
La mappa della sua presenza indica ben ventidue segnalazioni, dalla facciata del Palazzo del Podestà a Bergamo al monastero di Sant’Ambrogio (le fonti attestano la sua presenza nel cantiere durante il 1498), passando per vari luoghi di Milano, per Firenze, Roma e Vigevano.
Nel 1477 Bramante è segnalato a Bergamo come pittore; la decorazione della facciata del Palazzo del Podestà dimostra che non è certo un principiante, ma è già a capo di una squadra di pittori. Mantegna, Piero della Francesca e Fra Carnevale sono i suoi fari. Alla cerchia del Mantegna è riferibile la Flagellazione (datata attorno al 1470-1480) che “evoca l’autodichiarato debito di Bramante verso il maestro padovano”.
Da notare che la colonna di destra è incompleta: manca la parte inferiore! A Bartolomeo della Gatta è invece attribuito il Salvator Mundi forse realizzato per la devozione privata del signore di Urbino, Federico da Montefeltro.
Nel 1480 a Milano il potere è nelle mani del giovanissimo Gian Galeazzo, figlio di Galeazzo Maria Sforza, trucidato il giorno di Santo Stefano del 1476 nell’omonima chiesa. Nella capitale del ducato rivestono ruoli chiave Gian Giacomo Trivulzio e Filippo Eustachi, mentre Gaspare Ambrogio Visconti è il protettore di Bramante: la sua morte nel 1499 spingerà l’artista a lasciare Milano, poco prima del crollo del governo sforzesco.
Nel 1486 Bramante risulta residente nel nuovo palazzo che si sta costruendo per Eustachi, il castellano di Porta Giovia (Castello Sforzesco). Il potente castellano cadrà in disgrazia tre anni dopo e l’edificio non verrà portato a termine.
Nella Madonna del Tappeto di Vincenzo Foppa la posa del Battista è un’eco dell’angelo della Vergine delle rocce di Leonardo (la versione conservata al Louvre), mentre nel Martirio di San Sebastiano sono evidenti le influenze esercitate da Bramante: la postura e la nudità del protagonista rimandano a quelle del Cristo alla colonna, capolavoro di Donato esposto a pochi passi di distanza; anche le espressioni sovreccitate degli arcieri rimandano a quelle dei suoi uomini d’arme. Bello anche il gioco di rimandi, reso possibile dai passaggi aperti nelle strutture dell’allestimento, tra il San Sebastiano del Foppa e quello di Liberale da Verona che apre la sala dei dipinti veneti.
Accanto al Cristo alla colonna (solitamente esposto nella sala della Pala Montefeltro di Piero della Francesca, che costituisce l’ultimo pezzo del percorso anche se cronologicamente dovrebbe stare all’inizio, ma la fragilità della struttura lignea ne ha impedito lo spostamento) si può ammirare un disegno con San Cristoforo che porta Gesù Bambino sulle spalle. Il sapiente dosaggio della luce che esalta la tridimensionalità delle forme e lo scorcio del volto hanno spinto molti studiosi ad attribuirlo al Nostro. Nell’ultima sezione fanno corona a Bramante artisti, alcuni noti al grande pubblico e altri meno, che subirono il fascino delle sue innovazioni, ancora più che quello delle sperimentazioni del genio da Vinci. Ecco Bernardo Zenale, Bramantino (alcune sue opere sono comprese nel percorso, altre rimangono fuori, anche se vicinissime), Ambrogio Bergognone, il già citato Foppa e il Maestro della Pala Sforzesca: nella tela eponima la Madonna ricalca modelli leonardeschi, ma l’architettura è tutta bramantesca.
Terminato il percorso espositivo non resta che cercare Bramante in giro per la Lombardia, non prima però di aver reso omaggio agli altri tesori custoditi dalla Pinacoteca.
Saul Stucchi
Didascalie:
- Donato Bramante
Eraclito e Democrito (1486-1487)
affresco strappato e trasportato su tela; 102 x 127 cm
Milano, Pinacoteca di Brera - Vincenzo Foppa
Madonna con il Bambino tra i santi Giovanni Battista e Giovanni Evangelista (Madonna del tappeto) (1485)
affresco strappato e trasportato su tela; 192 x 173 cm
Milano, Pinacoteca di Brera - Donato Bramante
Cristo alla colonna (1490-1499)
olio su tela; 93,7 x 62,5 cm
Milano, Pinacoteca di Brera
BRAMANTE A MILANO
Le arti in Lombardia 1477-1499
Pinacoteca di Brera
Via Brera 28
Milano
Dal 4 dicembre 2014 al 22 marzo 2015
Orari: da martedì a domenica 8.30-19.15
Biglietto unico Pinacoteca e mostra: intero 10 €; ridotto 7 €
Info:
www.pinacotecabrera.net
Catalogo: Skira