La Galleria Cavour riapre finalmente al pubblico con una bella mostra dedicata ai momenti padovani del Boccioni prefuturista, nel centenario del più lungo e fruttuoso soggiorno dell’artista a Padova, durante l’inverno del 1906-1907.
Il consueto pretesto della ricorrenza di date che pare ormai criterio indiscusso per organizzare e allestire mostre, rappresenta questa volta un’ottima occasione per proporre una mostra di pregio che, proprio nel numero ridotto delle opere esposte e nel carattere di ricerca e qualità scientifica, trova i propri punti di forza.

Partendo dalla ricostruzione puntuale della biografia e degli intrecci di relazioni e interessi che Boccioni aveva a Padova, la studiosa Virginia Baradel restituisce valore e spessore ai soggiorni padovani intercorsi dal 1900 al 1906 finora trascurati dalla critica. L’attenta analisi dei documenti e l’appassionata visione d’insieme consentono persino di apportare una novità al catalogo generale dei dipinti, inserendo il Paesaggio padovano del gennaio del 1903 come prima opera ad olio.
La mostra ha indubbiamente un carattere intimo in cui le opere di grande formato lasciano ampio spazio anche a documenti, lettere, fotografie nonché a un pregevole nucleo di tempere commerciali di gusto liberty dipinte tra il 1903 e il 1905. Grande merito va quindi riconosciuto agli architetti Tina e Antonio Zambusi che, di concerto con la curatrice, sono riusciti a riunire opere così disparate nella natura quanto nelle dimensioni in un insieme armonioso in cui tutto si tiene. Gli spazi non molto estesi della sala ipogea rinascono letteralmente con la mostra. Pur disponendo di esigue superfici espositive, la mostra risulta agile e densa, ben suddivisa e articolata in piccole sezioni di piacevole fruizione. Diversi livelli di approfondimento consentono inoltre molteplici stili di visita. È infatti possibile godere della naturale bellezza delle opere, oppure indagare con la curatrice i temi proposti affidandosi ai pannelli esplicativi che ritmano le sezioni, o, ancora, soffermarsi sui singoli documenti esposti.
Il tono quasi privato che serpeggia lungo l’esposizione sembra voler fare eco all’affetto che lega Boccioni alla città dove risiedono l’adorata madre e la sorella. La mostra ricostruisce il contesto cittadino nel quale acquistano plastica evidenza espositiva e narrativa i soggetti che hanno attraversato la vicenda padovana di Umberto. Città materna, Padova è connotata dalle presenze femminili fondamentali quali appunto la madre e la sorella, ma anche l’amata Ines e la cugina pittrice Adriana Bisi Fabbri. Proprio di quest’ultima la mostra propone un eccellente ritratto del 1904 in cui il blu del cappello contrasta con il verde degli alberi e i gialli infuocati dello sfondo.
Il Boccioni padovano che questa mostra ci presenta non resta però isolato tra le mura domestiche e intesse invece fruttuose relazioni con affermati professionisti cittadini.
Questo aspetto della socievolezza padovana è ampiamente illustrato non solo dai documenti, ma anche dai ritratti che Boccioni esegue delle persone che a Padova lo circondano. Troviamo così, ad esempio, il ritratto dell’avvocato Gopcevich e del dottor Tian che lo salvò da una tremenda broncopolmonite (entrambi del 1907), originali versioni di post-impressionismo energico e fortemente espressivo.
Padova rappresenta per Boccioni il luogo in cui ripensare agli insegnamenti romani e mettere a fuoco, da solo, le novità apprese. L’artista ha modo, in questo contesto decentrato rispetto alla capitale, di rielaborare quello che ha appreso a Roma verificando la sua autonomia rispetto a Severini e Balla.
Ben diverso dal contesto romano, lo scenario artistico padovano è comunque vivace nell’offerta di nomi e iniziative. Boccioni può qui contare sulla presenza di Ugo Valeri, Felice Castrati e Mario Cavaglieri sapientemente esposti in mostra quale felice coronamento del percorso espositivo. Alcuni significativi esempi di opere realizzate dai tre artisti proprio negli anni in cui Boccioni frequentava i salotti padovani si inseriscono così alla chiusura della mostra dando la misura del fermento artistico cittadino del tempo.
La mostra è indubbiamente un’ottima occasione che il comune di Padova sfrutta abilmente per ridare luce agli spazi sotterranei della centralissima Galleria Cavour da tempo chiusa e inutilizzata. La posizione di grande passaggio, nonché la brevità del percorso espositivo non possono che rendere quest’esposizione allettante a un pubblico ampio, quando invece la cura dei particolari e il carattere innovativo del progetto scientifico la renderebbero mostra per specialisti. Unica nota stonata dell’intero progetto resta il legame tra l’argomento espositivo – il Boccioni prefuturista – e la dichiarata vocazione contemporanea della rinata galleria civica.
Paola De Troia
Boccioni prefuturista. Gli anni di Padova
Padova, Galleria Cavour
Fino al 27 gennaio 2008
Orario: 10.00 – 18.00, lunedì chiuso
Catalogo Skira
Biglietto: intero € 7, ridotto € 4