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Voi siete qui: Teatro & Cinema » “Black Christmas – Un Natale rosso sangue”

19 Dicembre 2023

“Black Christmas – Un Natale rosso sangue”

Recensione di “Black Christmas – Un Natale rosso sangue” di Bob Clark (1974)

Con questo titolo, torno a celebrare le ricorrenze, ma – soprattutto – torno ad approfondire la mia personalissima storia del cinema. Sì, perché il film di Bob Clark passa per essere se non il primo, uno dei primi horror slasher.

La più antica e potente emozione umana è la paura; e la paura più antica e potente è la paura dell’ignoto”

Howard Phillips Lovecraft

Il termine slasher deriva dall’inglese to slash (ferire profondamente con un’arma da taglio) e in questo tipo di pellicole, di solito è presente un maniaco omicida che in uno spazio più o meno delimitato, uccide con un’arma bianca, diverse persone.

Tra i critici si è molto discusso se il capostipite di questo genere fosse un certo film o un altro. Come accade quando si vuole circoscrivere qualcosa in una precisa categoria, abbiamo chi opta per un titolo e chi per uno diverso. Tra un Halloween – La notte delle streghe (1978) di John Carpenter o Non aprite quella porta (1974) di Tobe Hooper, anche questo Black Christmas si conquista un posto d’onore.

Uno screenshot del film "Black Christmas" di Bob Clark

Naturalmente, il discorso si perde in tanti rivoli. Per esempio, c’è chi vuole includere nel genere anche pellicole molto antecedenti come Psycho di Alfred Hitchcock (1960) o chi vede come antesignani anche i nostri Mario Bava o Dario Argento.

Tra i precursori dello slasher sono annoverati Il pensionante di Hitchcock (1927), M – Il mostro di Düsseldorf di Fritz Lang (1931), Il castello maledetto di James Whale (1932) e L’uomo leopardo di Jacques Tourneur (1943).

Senza entrare troppo nel discorso, è sempre aperta la polemica tra film che rientrano nel genere e film che potrebbero, forse, come ad esempio Alien di Ridley Scott (1979) o The Shining di Stanley Kubrick.

Per alcune sue caratteristiche, questo genere di pellicole per molti anni è stato considerato un tipo di film per adolescenti. Quasi sempre sono presenti graziose fanciulle in situazioni estreme, motivo per cui c’è chi vi ha visto una forma di catarsi riferita alla scoperta del sesso da parte dei teenager. Mi spiego meglio: il maniaco omicida incarnerebbe la società perbenista e puritana che vuole punire con la morte i primi turbamenti giovanili. Fermo restando che siamo ormai negli anni Settanta (gli anni delle rivolte contro le convenzioni), nel momento in cui – ma non accade sempre – il mostro viene scoperto e ucciso, si assiste a una forma di liberazione (anche sessuale).

Ovvio che i registi con maggiore talento hanno giocato con il genere e hanno introdotto elementi nuovi e interessanti.

Il periodo più fecondo per lo slasher va dalla fine anni Settanta al 1984. In alcuni casi sono nate delle vere e proprie saghe continuate fino ai nostri giorni. Posso citare il già nominato Halloween, Venerdì 13 (primo episodio del 1980), concepito da Sean S. Cunningham e Nightmare (primo capitolo, 1984), geniale creazione di uno dei maestri indiscussi dell’horror: Wes Craven.

Tralasciando molti altri titoli anche recenti, aggiungo che la critica non è stata sempre benevola con questo genere, che tuttavia ha avuto un riscontro enorme al botteghino, facendo di alcuni personaggi dei veri e propri idoli (Freddy Krueger su tutti).

Uno, due, tre: Freddy stanotte viene da te!”

Nightmare 5

Legati allo slasher sono usciti molti videogiochi e diverse serie televisive; anche la musica o direttamente o ispirandosi al genere, ci ha lasciato brani notevoli.

Il film

Black Christmas. Comincio col dire che è uno dei primi film a utilizzare la tecnica della ripresa attraverso il punto di vista del maniaco: le soggettive (cioè le inquadrature fatte come se al posto della macchina da presa ci fossero gli occhi dell’omicida), iniziano con le primissime scene e si alternano con le altre comuni riprese. Aggiungo che non si vedono mai per tutta la durata della pellicola né il volto né il corpo dell’assassino.

Il film procede con fluidi movimenti di macchina e con una tensione crescente, grazie al sapiente montaggio di Stan Cole e alle musiche di Carl Zittrer e altri, senza tralasciare la fotografia pastosa e torbida di Reginald H. Morris.

Naturalmente la parte del leone la fa il buon Clark che, con le sue inquadrature creative e spesso geniali, riesce a realizzare un prodotto notevole e con un finale sorprendente (che non rivelo). Il regista gestisce con rara efficacia il sadismo e la gratuità del Male, senza scadere in eccessi di sangue come accade nei film splatter (per cui rimando alla recensione de La casa di Sam Raimi).

Black Christmas è costato 686.000 dollari canadesi. Solo negli USA ha incassato più di 4,1 milioni di dollari statunitensi. Il film è stato girato tra il febbraio ed il maggio del 1974 e le location sono tutte in terra canadese.

In Italia Black Christmas arriva soltanto nel febbraio del 1976, a causa del visto censorio. Il divieto per i minori di anni 18 si riferisce al fatto che, specie all’inizio, la pellicola contiene un frasario con numerose battute volgari e oscene, oltre naturalmente alle scene di violenza e ai numerosi omicidi.

Bob Clark. È lo pseudonimo di Benjamin Clark nato a New Orleans nel 1939 e morto a Los Angeles nel 2007. Oltre che regista, è stato anche sceneggiatore e produttore (sua, ad esempio, la produzione di Black Christmas).

Si laurea in filosofia e gioca a livello dilettantistico nel football americano. Entrato nel cinema come attore e regista, si dedica a pellicole thriller o horror. Negli anni Ottanta, cambiando genere, raggiunge il successo con la trilogia di Porky’s.

Pee… pee…pee… è un rilevatore di vergini!”

dal film “Porky’s”

Muore in un incidente stradale, lungo l’autostrada che costeggia l’oceano Pacifico, investito da un automobilista ubriaco e senza patente. Con lui perde la vita anche il figlio Ariel di 22 anni.

Note e curiosità

Nel 2006 è stato realizzato un remake di Black Christmas – Un Natale rosso sangue e nel 2019 un altro. Nessuno dei due è all’altezza di quello di Bob Clark. Tra le curiosità posso ricordare che le telefonate del maniaco furono fatte da cinque persone diverse, tra le quali anche lo stesso regista.

Una curiosità veramente curiosa. (C’è qualcuno che davvero non ha niente da fare). Dunque, ho trovato su internet, una classifica degli assassinii perpetrati dai maniaci nei film slasher. Secondo questa ricerca, al primo posto c’è Jason Voohrees (Venerdì 13) con 158 vittime; al secondo Michael Myers (Halloween) con 111 vittime e solo terzo, Freddy Krueger (Nightmare), con 43.

E, sempre per restare nello slasher, andando avanti nelle saghe, è sorto un sottogenere: l’horror erotico, visto che, nel tempo sono aumentate le scene di nudo o di sesso.

A Natale si usa fare regali: mi inserisco anch’io nella lista dei donatori con questo film. Per una volta non è necessario cercarlo chissà dove: è visibile integralmente (e gratuitamente) su YouTube. Unica raccomandazione: non guardate i due remake americani, ma il solo delizioso Black Christmas di Bob Clark.

L S D

Black Christmas

  • Regia: Bob Clark
  • Sceneggiatura: Roy Moore
  • Interpreti: Olivia Hussey, John Saxon, Keir Dullea, Margot Kidder, Marian Waldman, Andrea Martin
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