
E’ stata prorogata al 10 febbraio la chiusura della mostra sul Canova alla Galleria Borghese.
Rimane ancora una settimana per ammirare la mostra “Canova e la Venere Vincitrice” alla Galleria Borghese. A maggio sarà poi il turno di Correggio.
Il successo di pubblico (con un incremento dell’25% di visitatori rispetto alla media dello stesso periodo dell’anno scorso) e l’apprezzamento della critica hanno spinto gli organizzatori, la Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Romano e Mondomostre, verso la proroga della chiusura ottenuta grazie alla sensibilità dei musei prestatori. L’aumento di visitatori registrato dimostra come nonostante la Galleria Borghese sia già ricca di invidiabili tesori, il progetto “Dieci Grandi Mostre”, di cui questo è il secondo appuntamento in cartellone, piace ai turisti e, soprattutto, ai romani che tornano a riempire le sale del museo in occasione di una tanto straordinaria rassegna d’arte.
Organizzata nel 250° anniversario della sua nascita e nel bicentenario della Paolina Borghese Bonaparte come Venere Vincitrice, “Canova e la Venere Vincitrice” illustra da una parte le complesse relazioni tra Canova, il principe Camillo Borghese e la famiglia Bonaparte, per la quale egli elaborò la particolare tipologia del ritratto divinizzato in scultura, e all’altra si vuole ripercorrerne la carriera seguendo, attraverso oltre cinquanta opere provenienti dai più grandi musei del mondo, la continua rielaborazione del tema di Venere.
Tra le opere esposte si possono ammirare sedici grandi marmi: le Tre Grazie dall’Ermitage di San Pietroburgo, la Naiade dal Metropolitan Museum di New York, la Ninfa dormiente dal Victoria & Albert Museum di Londra, la Venere dal Leeds City Art Gallery, la Venere Italica dalla Galleria Palatina di Firenze, Amore e Psiche stanti dal Louvre di Parigi, il Ritratto di Principessa Leopoldina Esterhazy Liechtenstein dal Castello Esterhazy di Eisenstadt in Austria, la Tersicore dalla Fondazione Magnani Rocca di Parma e, per la prima volta in Italia, la serie completa degli Amorini: Amorino Lubomirski (1786-88) dal Castello Lancut in Polonia, Amorino Campbell (1787-89) dall’Anglesey Abbey di Cambridge, Amorino Latouche (1789) dalla National Gallery of Ireland di Dublino e Amorino Yussupov (1793-97), l’unico alato, dall’Ermitage di San Pietroburgo.