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Voi siete qui: Arte » Anche dopo ottanta anni Pablo Picasso continua a sedurre Zurigo

15 Gennaio 2011

Anche dopo ottanta anni Pablo Picasso continua a sedurre Zurigo

Picasso_ante “’L’arte lava via la polvere quotidiana dell’anima”. Passeggiando per le stradine del centro di Zurigo potete imbattervi in questa citazione di Pablo Picasso, scritta sull’imposta di una finestra di una galleria d’arte. Quando l’ho letta, mi è subito parsa l’epigrafe perfetta per descrivere la splendida mostra che il Kunsthaus dedica all’artista spagnolo. Si tratta in realtà di un ritorno, dopo quasi ottant’anni, voluto dal museo svizzero per festeggiare nel modo migliore i propri cento anni, compiuti nel 2010.

La mostra rimarrà aperta fino al 30 gennaio, dunque non perdete tempo e andate subito a visitarla. Il percorso espositivo si apre con una sezione che riporta indietro le lancette alla mostra del 1932. L’11 settembre di quell’anno, possiamo dire, andrebbe segnato nel calendario della storia dell’arte perché in quella data venne inaugurata una mostra che sarebbe stata epocale.

Nelle teche sono conservati alcuni giornali di allora, foto, lettere e il catalogo (“ah, quanto è cambiata anche l’editoria!” viene da pensare confrontandolo con quello pubblicato in occasione della presente esposizione, che comprende anche la riproduzione fac-simile del suo “antenato”). Ci sono anche alcuni telegrammi: in uno Picasso comunica di accettare la cifra di 75 mila franchi francesi per il quadro Chitarra su un tavolo, venduto proprio durante la mostra (al termine del percorso ci saremo accorti che il tema della musica ricorre spesso nelle opere selezionate).

Ora lo possiamo ammirare, collocato in una posizione di riguardo sulla parete su cui si apre la porta verso la seconda parte del percorso, organizzata in tre sale, lo stesso numero della prima. Ma facciamo qualche passo indietro e soffermiamoci sulla locandina del ’32, sulle fotografie di Zurigo e Parigi scattate in quell’anno e leggiamo altri telegrammi, come quello con cui l’artista autorizzava la proroga al 13 novembre.

Nelle nove settimane in cui l’esposizione rimase aperta accolse 34 mila visitatori, venuti ad ammirare le 225 opere del Maestro (il Kunsthas dovette smontare l’intera esposizione permanente per potervi fare spazio), una cinquantina dei quali era ancora di sua proprietà. Una foto dà l’idea di come fosse l’allestimento: i quadri erano appesi alle pareti con delle catenelle in modo che risultassero tutti alla stessa altezza da terra. Ormai allestimenti di questo tipo non si vedono più nemmeno nei musei di provincia. Ora il Museo espone una settantina di opere, arrivate in prestito da collezioni private e da musei di tutto il mondo, oltre alle quattro sculture e alla trentina di opere grafiche presenti nel 1932.
Picasso_1
Nell’allestimento attuale l’illuminazione crea una sorta di aura attorno alle opere esposte nella prima parte, quasi a volerle richiamare dall’oscurità in cui sono lasciate le sale. Ecco i lavori dei periodi Blu e Rosa (confesso la mia predilezione per queso secondo): ci sono Jeanne del 1901, il Ritratto di Gustave Coquiot dello stesso anno, mentre La fontana del 1899 è ancora firmata col doppio cognome Ruiz Picasso. Una saletta ospita alcune sculture del successivo periodo cubista, come il Busto d’uomo e la Testa di donna. La seconda metà del percorso espositivo è molto luminosa, una vera e propria esplosione di luce che produce un nettissimo contrasto rispetto alla prima, tenuta “al buio”. Ci sono le opere del 1932, come la Dormeuse au miroir, Le repos e La ceinture jaune: Marie-Thérèse Walter.

Consiglio di soffermarsi sulla soglia che divide le due parti e guardare, ripetutamente, a destra e a sinistra. Saremo portati a pensare che le opere esposte da una parte e dall’altra appartengano a due mondi differenti se non opposti, ma si tratta di una semplificazione che non rende giustizia a Picasso. Nei decenni in cui il suo genio si è espresso, infatti, ha toccato e creato universi molto più numerosi.

Tra le opere assolutamente da menzionare ci sono L’artista e la modella del 1928 e Il pittore e la sua modella dell’anno precedente, esposto in fondo, sulla parete, dunque in posizione di rilievo. Se lo merita almeno per due motivi: è la tela più grande tra quelle in mostra e viene direttamente da Teheran. Due opere realizzate nel 1931 condividono il medesimo titolo Pichet et coupe de fruits oltre che lo stesso tema, trattato però a colori in una e in bianco e nero nell’altra. La sala ottagonale molto ampia ospita tele con composizioni di oggetti su un tavolo, chitarre, mandolini (abbiamo già anticipato che il tema della musica ricorre spesso nelle opere di Picasso), ma anche bicchieri e gabbie d’uccelli, a cui rispondono all’altro lato del passaggio opere con figure umane.
Picasso_riposo
Poiché per uscire si deve tornare all’ingresso, si ha la possibilità di ripercorrere in direzione opposta il senso cronologico della mostra, riprovando lo “shock” che si avverte nel passaggio tra le due parti.

Ma prima soffermiamoci su Testa di donna in prestito dalla Tate Gallery di Londra. Dalla didascalia veniamo a sapere che il Governo di Sua Maestà Britannica l’ha accettata come forma di pagamento delle tasse. Dunque l’arte non ha soltanto il nobile scopo di ripulire l’anima, ma serve anche a mettersi in regola con il fisco.
Saul Stucchi

Picasso_polvere

PABLO PICASSO

Fino al 30 gennaio 2011

Kunsthaus Zürich
Heimplatz 1
Zurigo (Svizzera)

Informazioni:
Tel. +41 (0)44 253 84 97
www.kunsthaus.ch

Orari speciali dal 4 al 30 gennaio 2011: da martedì a domenica 10.00–21.00; lunedì chiuso
Biglietto: intero 22 CHF comprensivo di audioguida anche in italiano; ridotto 14,50 CHF

Didascalie:
Pablo Picasso
Pichet, coupe de fruits et feuillage, 1931
Olio su tela, 130,2×194,9 cm
Saint Louis Art Museum, Legat Morton D. May
© 2010 ProLitteris, Zürich

Dettaglio della mostra al Kunsthaus di Zurigo, 1932
Werke: © 2010 ProLitteris, Zürich

Pablo Picasso
Le repos, 1932
Olio su tela, 161,9×130,2 cm
The Steven and Alexandra Cohen Collection
© 2010 ProLitteris, Zürich

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